Dopo le esperienze traumatiche a danno di vittime incolpevoli, nei campi calcistici di tutta Italia e d’Europa c’è stata una serrata e lo Stato si è impegnato in un duro giro di vite. La “repressione” è mal accettata dagli ultrà, ma l’idea è quella di proseguire un cammino all’altezza di una società che vuole considerarsi civile. Per recuperare uno sport che accanto al “lato oscuro” di violenza e impunità, può essere l’espressione di una cultura creativa di massa tollerante e aperta al confronto.
È un gioco. Ma gli spettatori lo trasformano in una roulette russa. Il calcio è diventato un azzardo attorno a cui ruotano interessi economico-politici e in cui confluiscono malesseri sociali. Fino al punto di perdere vite umane. Cosa accade all’estero, tra e fuori le porte del campo sportivo? Anche qui ci sono atti di violenza, ma sembra mancare la figura dell’ultrà come tifoso professionista che imperversa sulle curve italiane. Inghilterra: un arresto ogni partita – Secondo le cifre del Ministero britannico dell’Interno, nella stagione 2008-09 la polizia ha arrestato 3.752 persone di cui 354 tifosi per incidenti violenti con una diminuzione del 5% rispetto al 2007-08. David Hanson, sottosegretario responsabile per la polizia, afferma: «Un tempo gli hooligans offuscavano il nostro gioco nazionale ma ora diamo un esempio al resto del mondo per come gestiamo l'ordine alle partite di calcio». Pare che i tifosi inglesi in trasferta all'estero si siano comportati meglio: su 105mila supporter che hanno seguito le loro squadre in 49 match di competizioni europee, solo 30 sono stati arrestati. Di sicuro la repressione contro gli hooligan ha dato risultati, ma la violenza non è stata eliminata. È stata allontanata dagli impianti, poiché gruppi minori hanno continuato a darsi appuntamento lontano dagli stadi e spesso si scatenano quando seguono le trasferte all’estero. A differenza dell’Italia, manca quell'organizzazione dello spettatore che pretende di diventare protagonista. Francia: simile all’Italia – Nell'ultimo campionato d’oltralpe si sono giocate 6 partite a porte chiuse, e c'è stato anche l'assassinio di un tifoso durante una partita. Il quadro è simile a quello italiano. Le opposte tifoserie si sono scontrate in varie parti della città dopo che la gara Marsiglia-Paris St. Germain era stata rinviata a causa del Virus A. Inoltre gli ultrà francesi – composti soprattutto da immigrati di sconda generazione – odiano le forze dell'ordine in specie dopo la morte di un tifoso del Paris St. Germain, ucciso dalla polizia nel 2006. A Bordeaux cori e striscioni hanno iniziato una violenta azione di danneggiamento contro L'Équipe. In questo modo, il calcio diventa la valvola di sfogo dello stesso malessere che aveva portato alla rivolta delle banlieue. Spagna e Germania: oasi di pace – Ricordando la sua esperienza al Real Madrid, per l’allenatore Fabio Capello: «In Spagna c'è grande rispetto, le famiglie vanno allo stadio con i propri bambini, è un altro mondo. Una volta uno spettatore mi tirò una pallina di carta e fu subito buttato fuori. Gli stadi in Spagna sono di proprietà e quindi possono essere strutturati come si vogliono». Negli stadi tedeschi sempre pieni di gente le partite sono occasioni di festa, e rari gli atti di teppismo. A Madrid ci sono gli Ultras Sur di estrema destra, ma tra i cancelli del Santiago Bernabeu l’atmosfera è sempre pacifica, nonostante i club siano detentori di rivendicazioni politiche e nazionalistiche, ad esempio il Barcellona per la Catalogna o l'Atletico Bilbao che schiera solo giocatori baschi. Ex Jugoslavia: Allarme Uefa – L’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee è preoccupata: in Serbia – dove è evidente l’infiltrazione politica – le autorità perseguono i responsabili della morte di un tifoso francese, Brice Taton, che morì dopo 12 giorni di coma, aggredito dagli ultrà di Belgrado prima della gara Partizan-Tolosa di Europa League, 17 settembre 2009. Politicizzazione in Bulgaria dimostrata dalla partita con gli azzurri di Lippi l’11 ottobre 2008 a Sofia: tifosi italiani e ultrà del Cska Sofia manifestarono richiami nazifascisti. Richiami alla Grande Russia anche su video lanciati su YouTube, in cui gruppi dello Zenit San Pietroburgo e del Cska di Mosca si scontrano come in guerra. Svizzera, Portogallo e Grecia: lontana la tranquillità – Perfino in Svizzera non manca il problema delle fazioni violente, non solo nel calcio, ma anche nell'hockey su ghiaccio. In Portogallo, 4000 tifosi dello Sporting Lisbona avevano assediato con bastoni e bottiglie la squadra perdente; la polizia ha dovuto sparare colpi in aria. In Grecia, le tifoserie sono violente anche nel basket e nel volley: l'ultima Champions è stata rovinata dai sostenitori dell'Iraklis Salonicco. Spesso gli ultrà sono lo strumento di battaglie, come accade in Italia. Michela Maffei WeWrite, anno I, n. 6, giugno 2010 Roma – Finale di Coppa Italia – Primo trofeo tanto agognato per questa lunga stagione calcistica. Doveva essere una serata di festa e divertimento, ma per alcuni è stato un incubo. Non è bastato rafforzare le forme di sicurezza, che hanno portato al fermo di un giovane tifoso già segnalato: la violenza è esplosa lo stesso. Durante lo svolgimento della partita, gli animi, prima dei giocatori e successivamente dei tifosi, si sono accesi. Al termine della stessa, una guerra civile è esplosa nelle zone limitrofe lo stadio. Un ultrà interista è stato ricoverato in ospedale a causa di una coltellata inflittagli da un gruppo di romanisti. In motorino con un amico, Stefano Gugliotta stava passando nei pressi dello stadio per raggiungere e festeggiare il compleanno del cugino. Scambiato dalla polizia per un tifoso che aveva partecipato ad alcuni scontri post partita, viene fermato, picchiato e successivamente arrestato. Un video trasmesso in seguito da Youtube lo scagiona. La polizia quella notte ha dovuto fronteggiare numerose minacce. La rabbia dei tifosi scoppia alla vista delle forze dell’ordine. E a volte questi ultimi sono vittime di atti di violenza. Il caso Raciti – Una morte ingiusta è quella di Filippo Raciti, Ispettore Capo della Polizia di Stato. Il 2 febbraio 2007 al termine della partita Catania – Palermo, la città catanese diventa il luogo di scontro tra tifosi e polizia. Una vera a propria guerriglia urbana. Il poliziotto è morto a causa di un’emorragia interna dopo essere stato colpito al torace da un oggetto la cui provenienza è ancora da accertare. Antonio Spezziale dovrà scontare 14 anni di reclusione e 11 anni Daniele Natale Micale, entrambi colpevoli della morte del poliziotto. Il caso Raciti ha portato all’interruzione del campionato di calcio in Italia per una settimana e all’annullamento di una partita della Nazionale. Ma quali sono state le norme antiviolenza varate dal governo? Italia: tolleranza zero – Dopo la morte di Raciti, il governo ha varato una serie di norme antiviolenza negli stadi. La normativa riguarda tutti gli impianti di calcio con capienza superiore alle 10 mila persone. La vendita dei biglietti può essere effettuata solo nei punti vendita autorizzati. Il numero di titoli emessi e distribuiti non può essere superiore alla capienza di ciascun settore. Le strutture sportive devono essere dotate di aree di filtraggio, tornelli e videosorveglianza. La procedura d’acquisto dei biglietti prevede l’esibizione del documento di identità dell’acquirente il cui biglietto sarà a titolo personale e non cedibile. Sono stati banditi razzi e fumogeni come anche striscioni che inneggiano alla violenza. Queste norme sono bastate ad arginare il fenomeno? In un primo momento, con la chiusura degli impianti si pensava finalmente di essere riusciti a circoscrivere il problema. Gabriele Sandri: un errore costato una vita – Su Gabriele Sandri sono state spese centinaia di parole. Sgomento e incomprensione sono stati i sentimenti non solo di amici e familiari ma di tutti coloro che hanno seguito e seguono il calcio. È l’11 novembre 2007. Gabriele, dopo aver suonato al Piper di Roma, parte alla volta di Milano per seguire la sua squadra del cuore, la Lazio. La fermata all’Autogrill di Arezzo sarà fatale. Dall’altra parte dell’area di sosta, in direzione sud, l’agente Spaccarotella per interrompere una rissa tra tifosi spara in aria colpi di arma da fuoco. Alle 9:18 Gabriele Sandri muore a causa di un proiettile che gli ha reciso la gola. Durante la conferenza stampa il questore di Arezzo parla di un errore tragico e fatale. Alla morte di Gabriele sono seguiti atti di violenza nei confronti di polizia e forze dell’ordine. Sono numerose le manifestazioni di dissenso contro la tessera del tifoso. La tessera, rilasciata dalla società sportiva con autorizzazione della Questura di competenza, permetterebbe di individuare i “tifosi ufficiali” e frenare così il fenomeno della violenza negli stadi. Marta Colombo WeWrite, anno I, n. 6, giugno 2010
Il Dritto
Il Rovescio
Vignetta di Ciro Forte







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