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Home Recensioni Cinema Federico Fellini: biografia e filmografia

Federico Fellini: biografia e filmografia

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Federico Fellini - filmografia e biografiaFederico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio 1920, in una famiglia borghese. Il padre Umberto è un rappresentante di liquori, la madre Ida casalinga. Fellini frequenta il Liceo classico Giulio Cesare, e proprio lì esprime il suo talento del disegno, con vignette e caricature dei suoi professori e compagni. Questo sua attitudine lo porta ben presto a collaborare come fumettista per il settimanale La Domenica del Corriere e poi con il settimanale politico-satirico il 420.
Nel 1939 si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di Giurisprudenza, ma il vero desiderio e l’unico scopo per cui Fellini va a Roma è quello di esercitare in futuro la professione giornalistica.


Gli anni a Roma, la radio e le prime sceneggiature – A pochi mesi dal suo arrivo nella capitale, esordisce nella celebre rivista umoristica Marc’Aurelio, sempre come fumettista. Il successo non tarda ad arrivare e i guadagni vanno di pari passo con le prime collaborazioni cinematografiche: Imputato, alzatevi! di Erminio Macario, Lo vedi come sei...lo vedi come sei? e Non me lo dire!, entrambi di Mario Mattioli.

Durante una breve collaborazione radiofonica, nel 1942, Fellini conosce Giulietta Masina, una giovane attrice che sposerà un anno dopo, il 30 ottobre del 1943, e da cui avrà un figlio, Pier Federico, che morirà undici giorni dopo la sua nascita.
Nei primi anni quaranta contribuisce alla stesura di alcune sceneggiature tra cui si ricorda Avanti c’è posto di Mario BonnardChi l’ha visto? di Goffredo Alessandrini.

Incontro con Rossellini – Nel 1945 conosce il regista Roberto Rossellini e insieme a lui collabora e scrive opere eccellenti come Paisà e Roma città aperta che lo collocano in quel Neorealismo Italiano che di lì a poco prenderà sempre più piede nell’ambito cinematografico.
Fellini riesce ad avere un proficuo rapporto anche con altri registi come Pietro Germi, firmando la sceneggiatura del film In nome della legge e Il cammino della speranza, con Alberto Lattuada scrive Il delitto di Giovanni Episcopo, Il mulino del Po e Senza pietà.

Le prime esperienze da regista – Il debutto alla regia arriva nel 1951, quando Fellini ha appena trent’anni, con Luci del varietà e grazie alla collaborazione dello stesso Lattuada e poi di Tullio Pinelli, con cui il regista redige la sceneggiatura. Luci del varietà ci mostra un Fellini particolarmente interessato all’avanspettacolo e al suo inevitabile declino (si sviluppò negli anni Trenta e andò concludendosi verso gli anni ‘50). La critica si divise, ma la prova ai botteghini fu indiscutibile: il film non ottenne i risultati previsti. Arturo Lanocita, nel Corriere della Sera del 13 gennaio 1951 scrisse: «Curioso che questa pellicola, al cui timone stava uno sceneggiatore, sembri priva di una vera e propria sceneggiatura e dia l'impressione d’essere stata improvvisata alla vigilia delle riprese. La sua struttura manca di compattezza, molti suoi episodi di essenzialità […] Tutto il film è gustoso e piacevole, per ineguale che appaia; peccato che i suoi personaggi sappiano dì già noto e di un abusato patetismo».

Poco tempo dopo Fellini porta in sala Lo Sceicco Bianco, il cui protagonista è un giovane, ma già amato, Alberto Sordi e l’intera pellicola ruota attorno alla comicità e all’umorismo, il fantastico e l’ironico. Ahimè, non viene apprezzata ai botteghini, tanto meno da critici affermati come Callisto Cosulich, che a riguardo scrisse: «Un film scadente per grossolanità di gusto, per deficienze narrative e per convenzionalità di costruzione».
È con i Vitelloni che Fellini riesce finalmente ad affermarsi, addirittura riuscendo a portare il suo nome all’estero. Gli vale un Leone d’Oro a Venezia, oltre che un buon successo, sia d’incassi sia di critica. Per girare questo film, Fellini riscopre alcuni momenti della sua vita, in particolare la sua adolescenza e i ricordi della sua vita a Rimini, il tutto sapientemente espresso attraverso i protagonisti del film.

Il primo Oscar – Di qui in poi la via verso il successo è notevolmente in discesa.
L’Oscar non tarda ad arrivare e Fellini si consacra a livello internazionale con la Strada, un film che racconta il caotico e drammatico rapporto tra Gelsomina (Giulietta Masina) e Zampanò (Anthony Quinn), nell’Italia dell’immediato dopoguerra.
Al primo successo Hollywoodiano ne segue un secondo, con il film Le notti di Cabiria, a cui fa seguito il secondo Oscar per Fellini. Giulietta Masina è protagonista anche in questo film, interpretando il ruolo di una prostituta ingenua e buona che dovrà scontrarsi inevitabilmente con le grandi delusioni che la vita spesso riserva.

Anni Sessanta, la Dolce vita 1960, Federico Fellini si distacca da quella visione un po’ neorealista e un po’ malinconica che rifletteva nei suoi film, per abbracciare un nuovo punto di vista con cui raccontare le sue storie. Gli anni Sessanta sono gli anni de La Dolce Vita, forse uno dei film più conosciuti di Fellini ma anche una pietra miliare di tutto il cinema italiano. Marcello Mastroianni, perfetto nel ruolo da protagonista oltre che alter-ego dello stesso regista che riesce tramite l’attore ad esprimere i suoi pensieri, le sue opinioni, i suoi giudizi sulla realtà che lo circonda. Memorabile e scandalosa (per il tempo) la scena in cui Anita Ekberg fa il bagno della Fontana di Trevi. In generale il film è un successo perché si pone controcorrente suscitando malumori negli ambienti vaticani, oltre che per le scene erotiche, anche per la facilità con cui Fellini mostra la decadenza di certi valori contemporanei.
Nel 1963 esce  , grazie alla quale Fellini riceve il terzo premio Oscar per miglior film straniero. Ancora Mastroianni protagonista e ancora alter-ego di Fellini, questa volta nei panni di Guido, un regista privo d’idee per il suo film, ma anche in crisi dal punto di vista umano.

Fellini e il colore – Arriva il colore al cinema, quindi anche il primo film a colori del regista: Giulietta degli spiriti in cui Fellini cerca di analizzare i desideri, le ambizioni e le ossessioni del mondo femminile. Segue Satyricon del 1969, in cui il regista insacca un nuovo successo analizzando metaforicamente il presente usando come sfondo la Roma Imperiale.
Nel decennio successivo Fellini produce una serie di film che indubbiamente ci riportano nel suo passato riminese: tra questi Amarcord, del 1973,che gli vale il quarto Oscar e che il regista stesso descrive così: «Mi sembra che i personaggi di Amarcord, i personaggi di questo piccolo borgo, proprio perché sono così, limitati a quel borgo, e quel borgo è un borgo che io ho conosciuto molto bene, e quei personaggi, inventati o conosciuti, in ogni caso li ho conosciuti o inventati molto bene, diventano improvvisamente non più tuoi, ma anche degli altri».
Ad Amarcord segue Casanova del 1976, una rilettura del celebre personaggio che attraverso Fellini si caratterizza non più come l’amante ma ora anche come poeta, un poeta ossessionato dal mondo femminile che lo rende nevrotico e disperato.

Ultimi lavori – Nell’ultimo periodo di attività Federico Fellini produce quattro film: Prova d’orchestra del 1979, un film di stampo filo politico che guarda in faccia la società italiana di allora raccontandola con quello stile critico e visionario proprio di Fellini.
Ginger e Fred del 1985 è un opera con cui Fellini manifesta il suo pessimismo di fronte all’arrivo della Tv privata e del consumismo pubblicitario (Fellini stesso fu autore di spot pubblicitari, infatti la sua critica non sta nella pubblicità in sé ma nell’uso quasi ossessionante che se ne fa). Infine i suoi ultimi due film: Intervista, film autobiografico che ruota proprio attorno ad un’intervista fatta a Federico Fellini in cui fa notare come certi modi di fare cinema siano ormai passati e forse dimenticati, e poi La voce della Luna del 1990 con protagonisti Paolo Villaggio e Roberto Benigni, ispirato al romanzo di Ermanno Cavazzoni: Il poema dei lunatici.

Poco tempo prima di morire, Federico Fellini riceve il suo quinto Oscar, quello alla carriera, nel 1993.

Luca Abozzi

WeWrite, anno IV, n. 1, gennaio 2013