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Profumo di mandarino: spalare la neve senza la DeLorean

Ivan Libero Lino
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Se avessi ancora la buona abitudine di scrivere lettere a Babbo Natale, quest’anno gli chiederei una scala. O uno di quegli aggeggi in voga nei cartoni anni Ottanta e che si mette dietro le spalle, con le eliche improbabili per farti volare.

Per capire quello che sta succedendo e succederà nei prossimi mesi bisognerebbe avere una visione d’insieme, sbirciare dall’alto. Non so se serva salire sui tetti. Forse lì il rischio sono le vertigini, attaccati come si sta con una mano alla scala arrugginita e l’altra che saluta guardando nelle telecamere. Forse per vedere il plastico intero è necessario planare, avere il coraggio di buttarsi giù. A Babbo Natale dovrei chiedere anche un deltaplano.

Ricordo che circa due anni fa, quando stava per iniziare la crisi, ero a cena per lavoro. Per festeggiare un contratto eravamo andati a mangiare la bagna càuda, il piatto piemontese tipico della vendemmia. Dall’agriturismo si vedevano le stelle. Ricordo di averci scherzato, sulla crisi imminente. «Un’altra? Perché, fino a ora che c’è stato?». Ero sicuro che non si fosse vendemmiato, neanche prima del 2008. A due anni di distanza la crisi è finita, è ricominciata, è finita di nuovo, è stata solo un’invenzione, è stata sotto controllo e poi fuori dal raggio d’azione di qualsiasi misura politica. E tutto stando ai portavoce ufficiali di questo o quel partito. È dicembre, dicembre 2010, ma le luminarie sono sempre più spente nelle città d’Italia. E in Europa non si sta certo meglio.

La Spagna è nel caos, è del 4 dicembre la notizia sullo stato di allerta e sull’intervento dell’esercito per fermare gli scioperi del settore aereo. Bruxelles vuole una riforma del lavoro in Portogallo, la Grecia non fa più notizia, l’Irlanda è il nuovo spettro che si aggira per l’Europa. Julian Assange, l’esponente più rappresentativo di Wikileaks, ha minacciato di divulgare entro l’inizio del 2011 documenti riservati in grado di «far cadere una banca o due». A Kiev si sono svolte manifestazioni contro la riforma fiscale. Germania, Inghilterra, Francia e Paesi Scandinavi non ridono. L’euro è in caduta. E non fa bungee jumping.

Lavoro precario: vignetta di Ciro ForteIn Italia è stato ridotto a 100 milioni di euro il gettito del 5x1000 per il no profit, con un taglio del 75% rispetto all’anno precedente. La riforma universitaria prevede tagli consistenti alle borse di studio. Le aziende non assumono, licenziano. Il lavoro flessibile non trova né ha mai trovato il contraltare in garanzie flessibili per l’accesso ai mutui, ai prestiti, al credito per le piccole imprese. Conta il profitto. Gli imprenditori boccheggiano, i dipendenti temono, i precari aspettano, i disoccupati semplicemente sperano. Forse è per questo che qualcuno ha iniziato a salire sui tetti, perché si è più vicini alle stelle e le stelle aiutano a sperare.

Tra poco sarà Natale. Non è una data importante in tutti i Paesi. In Giappone, ad esempio, va molto di più l’Oshougatsu, il Capodanno, come spiega Matteo Boscarol sulle nostre pagine. Eppure l’Occidente è a maggioranza cristiana. Una volta Natale significava qualcosa, le persone portavano sacchi della spesa colmi di scatolette di tonno e cioccolato ai senza dimora, laggiù in strada. Oggi la dispensa è vuota, la cucina è minimal non solo nell’arredo e la strada sembra più vicina. La Messa di Mezzanotte forse è ancora nel programma.

I giudizi politici non fanno parte di WeWrite, probabilmente non lo faranno mai. Ma non credo neanche che sia giusto nascondere la testa sotto la sabbia. Per questo vorrei ricordare il profumo di mandarino, quello che annunciava un periodo di festa, che quando ero bambino non si identificava solo con Mazinga Z sotto l’albero. Il profumo di mandarino portava con sé gli zampognari, le luminarie, la neve sulle strade, come quella del 1985, e chi è di Milano si ricorda che nevicata che fu. I carri armati servivano solo per buttare il sale e tutti davano una mano a spalare. A tavola si stava stretti e lo stare stretti era la dimensione fisica dell’affetto.

Credo che oggi, dicembre 2010, le persone debbano riprendere a stare strette. Credo che sia l’unica via possibile, perché la Politica non si ridurrà mai lo stipendio per sostenere la ricerca o finanziare il diritto allo studio, bisogna aiutarsi da sé. Credo che dobbiamo cominciare a creare dei network solidali, fatti di persone e non di istituzioni. Credo nella tecnologia accessibile e al servizio della gente.

Credo che per uscire dalla crisi serva collaborazione, non paura. Credo si debba avere il coraggio di buttarsi nella mischia, dopo essere saliti su quel tetto. Credo che insieme alla scala, a Babbo Natale chiederò una pala, per spalare un po’ di neve, come nel 1985. Lo farò perché sono convinto che non serva una DeLorean e un flusso canalizzatore per tornare indietro, per cambiare il futuro e tendere insieme la mano a chi è vicino a noi.


Ivan Libero Lino

WeWrite, anno I, n. 11, dicembre 2010