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Il valzer universitario

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Come alla vigilia di una gara sportiva, dove è palpabile l’emozione dei partecipanti, anche gli studenti universitari e i neo-laureati sono pieni di buone speranze verso il proprio futuro. Se qualcosa va storto, ogni aspettativa di raggiungere il risultato desiderato è compromessa e, ahimé, si retrocede in fondo alla classifica vedendo la coppa allontanarsi anni luce.

Lo stimolo e l’entusiasmo dei progetti futuri si affievoliscono e cedono il passo all’incertezza. Nel migliore dei casi, si mantiene una visione ottimista delle cose (se non altro ci penserà la profezia dei Maya a risolvere la situazione); nel peggiore dei casi, (per il nostro Paese) si perdono potenzialità umane con la fuga di cervelli oltre confine e nei casi più catastrofici si cade nella rassegnazione.

Parola d’ordine: lunga salita Questo non è di certo il periodo migliore per la nostra università. I tagli, il precariato che attanaglia corpo docenti e ricercatori, una riforma non condivisa e le proteste di piazza celano, in realtà, difficoltà più profonde di organizzazione quotidiana. La didattica e il meccanismo di gestione risentono del difficile clima economico. Gli atenei italiani (dal nord al sud nonostante i bonus assegnati ai più meritevoli) faticano a mantenere prospettive competitive con i fondi a disposizione, non sempre esemplari, e le iniziative di collegamento con il mercato del lavoro spesso rallentano o sono frenate. In una dimensione propositiva è importante evidenziare i progetti e i tentativi di rilancio.

L’Ateneo di Cagliari La nostra inchiesta ci ha portato in giro per lo “stivale” a dar voce agli addetti ai lavori e ai protagonisti del circuito universitario. «Le maggiori difficoltà incontrate sono quelle di tutti gli atenei di questi tempi: carenza di personale e di risorse»- riferisce Francesco Luigi Sotgiu, Capo di Gabinetto del Rettore dell’Università degli Studi di Cagliari.

La preoccupazione sul calo degli investimenti è, infatti, unanime. Secondo stime preventive, nel 2012 il taglio delle risorse alle università statali sforerà i 2 miliardi di euro, pari al 35% del fondo di finanziamento ordinario (FFO) del 2002, diventando ampiamente inferiore anche al costo stipendiale nella gran parte degli atenei. Quest’impronta allarmante ridimensionerà il funzionamento universitario pubblico, riducendo lo spazio della ricerca e l’autonomia dei singoli atenei, penalizzando così il diritto allo studio.

I disagi del campo di battaglia La crescita formativa è oramai una lotta all’ultimo titolo laddove l’indole agonistica delle nuove generazioni è ostacolata dalla qualità del terreno di gioco.

Dell’ateneo del capoluogo sardo sono apprezzati l’insegnamento diretto dei docenti e l’orario dei corsi, salvo alcune eccezioni in cui si difetta per l’altalenante reperibilità dei professori e i tempi morti tra una lezione e l’altra (ad esempio nelle facoltà di Psicologia, Lingue e Medicina). «I docenti sono spesso assenti anche durante le poche ore in cui dovrebbero avere l’orario di ricevimento» – racconta una studentessa di Psicologia.

Altri aspetti negativi, inoltre, sono la mancanza di strutture (innovative e più agevoli) e l’assenza di momenti pratici all’interno del percorso didattico. Da Giurisprudenza a Scienze Politiche sino a Scienze della Formazione e dell’Educazione e Architettura, si richiede maggiore concretezza: una soluzione al disequilibrio tra iscritti e numero di aule disponibili (e in vari casi anche della scomodità delle sedi distaccate), più tirocini formativi che passino dal facoltativo all’obbligatorio, maggiore armonizzazione dei programmi didattici per evitare differenze tra le facoltà delle varie regioni. «Nel biennio di specializzazione non emergono progetti di collegamento con il mondo del lavoro che, in campi come la mediazione internazionale, le relazioni pubbliche, la cooperazione e lo sviluppo, sono fondamentali» nota uno studente di Scienze Politiche.

Le iniziative che uniscono l’università al mercato «Esiste un ufficio specifico che si occupa di orientamento al lavoro e placement e, da molti anni, è attivo lo sportello tirocini facoltativi presso aziende convenzionate e la banca dati laureati. Periodicamente sono, inoltre, organizzati dei Career Day, giornate d’incontro tra aziende e laureati» afferma Francesco Luigi Sotgiu.

L’ateneo di Cagliari offre un supporto alla dimensione professionale consultabile sul sito www.unica.it, in cui si possono trovare numerose iniziative: tirocinio e orientamento al lavoro, servizi di job placement (offerte d’impiego selezionate dalla Direzione Orientamento e Comunicazione).

A queste si aggiungono le sottosezioni riservate al Programma Fixo (che promuove la Politica del Lavoro), SIL Sardegna (servizio informativo per il lavoro della Regione Sardegna) e la Borsa Nazionale del Lavoro (sistema telematico d’intermediazione lavoro promosso dal Ministero del Lavoro). Una particolare sezione si occupa dei concorsi attivi all’interno dell’ateneo e presso altre amministrazioni.  «L’Erasmus Placement permette agli studenti più meritevoli di compiere uno stage in un’azienda straniera e in certi casi, di essere assunti» spiega una studentessa di Lingue e Letterature Straniere.

Un nuovo approccio Il salto in avanti verso un più stretto legame tra teoria e pratica condurrà a un ingresso più responsabile nel mondo del lavoro, e le proposte non mancano: «In questo periodo si sta organizzando un progetto di orientamento in ingresso con la Regione Sardegna che prevede il coinvolgimento di tutte le facoltà» annuncia Sotgiu.

L’esperienza universitaria è un punto di partenza che permette ai giovani di guardare verso il futuro prima di entrare nel mondo del lavoro.

Augurandoci un miglioramento del sistema universitario, suggeriamo un aforisma di Bertolt Brecht: «Per essere creativi non bisogna partire dalle buone vecchie cose, bensì dalle cattive cose nuove».


Federica Abozzi

WeWrite, anno I, n. 7, luglio 2010



I DATI:

Università degli Studi di Cagliari

 

1) Quali sono le problematiche che riscontri nel tuo Ateneo?

 

Mancanza di agevolazioni economiche

15%

Carenza di strutture

17%

Poca reperibilità e disponibilità da parte dei docenti al di fuori dei corsi

12%

Docenti che non tengono direttamente la lezione

0%

Assenza di iniziative che mettano lo studente in contatto col mondo del lavoro

44%

Orari dei corsi

8%

Altro

5%

 

2) Quali sono i pregi del tuo Ateneo?

 

Agevolazioni economiche

0%

Strutture adeguate

0%

Docenti presenti e reperibili al di fuori dei corsi

10%

Docenti che tengono direttamente la lezione

80%

Iniziative che mettono lo studente in contatto col mondo del lavoro

0%

Orari dei corsi

5%

Altro

5%

 

3) Sei a conoscenza di iniziative della tua università per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro?

 

SI

14%

NO

86%

4) Se sì, di quali iniziative hai usufruito?

 

Career Service Day, Erasmus Placement, Tirocini

7%

 

5) Gli obiettivi formativi che ti erano stati proposti sono stati perseguiti?

SI

59%

NO

41%

6) Senti il bisogno di esprimere il tuo disagio per qualcosa rispetto alla tua esperienza all’interno dell’Università?

 

Strutture inadeguate e scarse

50%

Tanta teoria e poca possibilità di pratica

50

 

Domanda all’Ateneo: quali iniziative portate avanti per collegare l’Università al mondo del lavoro?

Esiste un ufficio specifico che si occupa di orientamento al lavoro e placement. Da molti anni è attivo lo sportello tirocini facoltativi in azienda e la banca dati laureati. Vengono organizzati periodicamente dei Career Day con le Aziende interessate che raccolgono i curricula dei laureati.