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Olanda: il pragmatismo in cattedra

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Qual è la situazione dell’università all’estero? Quali sono i problemi e quali i punti di forza?
Abbiamo scelto di analizzare il caso dell’Olanda, uno dei Paesi più avanzati d’Europa e che vanta alcune tra le migliori università.

A parlarne con noi, Sara Temporin, 24 anni, studentessa “olandese” d’adozione dal 2004 al 2009 presso l’università Hanzehogeschool Groningen, facoltà di Facility Management (Business Administration). Oggi Sara lavora nel marketing presso StepStone Solutions in Italia.


Ciao Sara e grazie per essere qui. Vorrei partire subito dalle criticità percepite da una studentessa “olandese”. Cosa ci puoi dire sulla tua esperienza?

Le principali problematiche che ho riscontrato riguardavano l’organizzazione. La facoltà con indirizzo internazionale che ho frequentato era relativamente nuova e in quel periodo facevo parte del secondo turno di classi, il che ha comportato i classici problemi di avviamento attività: difficoltà di compilazione puntale di orari dei corsi, comunicazioni spesso in ritardo, assenza di una struttura consolidata per la comunicazione interna tra personale ma anche tra staff-studenti.


Inoltre, la facoltà originava da un distaccamento dall’indirizzo Business della stessa università e successivo accorpamento all’indirizzo Facility Management olandese, per cui nuove figure si sono trovate ad affiancare personale già avviato, ma soprattutto con un’impronta prettamente locale.

La mancanza di personale aggravava la disorganizzazione esistente, per cui docenti si ritrovavano a essere project manager, ma all’occasione anche personale amministrativo.


In Italia spesso si lamenta la carenza di spazi, dalle aule ai laboratori. Com’era la situazione alla Hanzehogeschool Groningen?

Lì si avvertiva soprattutto la mancanza di sufficienti spazi per lavori di gruppo. Il tipo di università che ho seguito è chiamato “di Scienze Applicate”, e prevede un approccio più pratico rispetto alla classica impostazione accademica, per cui mi ritrovavo giornalmente a discutere insieme a compagni di corso sugli sviluppi di svariati progetti paralleli. Trovare luoghi appositi (project rooms) per tali lavori era sempre complicato e spesso due gruppi prenotavano attraverso due diversi sportelli una stessa aula.

Anche i tulipani hanno le spine, quindi. Ma quali pensi fossero i principali pregi del tuo ateneo?
Nonostante gli indubbi problemi organizzativi, ho sempre apprezzato la volontà di voler migliorare la situazione, coinvolgendo tutte le parti e cercando di dare valore al feedback fornito dagli studenti. Il personale e il corpo docenti erano ben consapevoli dei disagi degli studenti e cercavano, nei limiti del possibile, di venirci incontro organizzando delle sessioni vis-à-vis con rappresentanti di studenti per affrontare sia problemi di logistica/amministrazione, sia per ricercare un costante miglioramento dell’offerta formativa, visto che all’epoca ricalcava molto il modello d’istruzione di Facility Management olandese, mentre il mio era un indirizzo internazionale.

E per quanto riguarda i docenti?
Penso non sia possibile rapportate la relazione docente/studente presente nei Paesi Bassi con il modello italiano. Le classi solitamente sono molto ristrette, al massimo 20 persone, e si instaura con i docenti un rapporto molto più stretto. Ogni docente conosce uno a uno i propri studenti ed è reperibile anche al di fuori del contesto universitario. Il tutto è visto come pura normalità e non come una forma di favoreggiamento. Il docente è sempre aperto alla discussione e al dialogo; normalmente le lezioni sono proattive e si cerca di dare una visione concreta della teoria esposta. I docenti sono ben disposti ad aiutare gli studenti con maggiori difficoltà, organizzando incontri di recupero, anche singolarmente.

In Italia si lamenta da più parti la distanza tra università e aziende. E a Groningen? Quali erano le iniziative promosse per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro?
Come ho già accennato, il tipo stesso di università favorisce l’introduzione al mondo del lavoro poiché ha un’impostazione molto più pratica, basata sull’acquisizione di competenze attraverso attività di diverso genere. Inoltre la struttura della laurea quadriennale dà spazio a un primo approccio lavorativo.

Come si articola il percorso di studi?
I primi due anni del corso si compongono di una serie di esami (solitamente ogni sette settimane) e presentazioni di progetti. Il terzo anno invece prevede forzatamente lo studio per sei mesi e un tirocinio di altrettanti mesi in un paese diverso da quello di nascita. Questo è infatti concepito come anno Erasmus, ma non vi sono procedure particolari per essere accettati. Se una persona ha completato i primi due anni di corso, automaticamente ha il diritto/dovere di passare un anno all’estero. Per quanto riguarda il periodo di studio, la facoltà si avvale di università partner nel mondo, mentre per il tirocinio vi è un ufficio apposito (Placement Office) che si occupa di fare da tramite con enti/aziende. Ovviamente la maggior parte dei contatti per tirocini riguarda aziende olandesi o organizzazioni aventi sede nei Paesi Bassi e/o Antille Olandesi.

E la tesi? In Italia spesso la scelta è libera e ricade sullo studente, che difficilmente riesce a mettersi in contatto con il mondo del lavoro.
Deve essere fatta obbligatoriamente per un’azienda e viene realizzata negli ultimi tre mesi del quarto anno di studi. In questo modo si rende il lavoro di tesi applicabile a una realtà industriale e si valorizzano le capacità dello studente, fornendogli la possibilità di acquisire una breve ma significativa esperienza nel mondo del lavoro.


Ivan Libero Lino

WeWrite, anno II, n. 10, novembre 2011