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Home Recensioni Libri Lampi, di Albert-Lászlo Barabási: prevedere il comportamento umano grazie al metodo scientifico

Lampi, di Albert-Lászlo Barabási: prevedere il comportamento umano grazie al metodo scientifico

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Lampi - di Albert-Lászlo Barabási (Einaudi, pp. 289)Dimenticate le sfere di cristallo, i tarocchi e i fondi di caffè. Il comportamento umano si può prevedere grazie al metodo scientifico e a una grande base di dati. È la tesi dello scienziato ungherese Albert-Lászlo Barabási, professore presso l'Università di Notre-Dame e direttore al Centro di Ricerca Reti Complesse (CCNR) presso la Northeastern University di Boston.

Baràbasi
espone la sua tesi nel saggio Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita (Einaudi, pp. 289). Una tesi tanto semplice quanto sorprendente. «Se si accetta che il comportamento umano è casuale, improvvisamente diventa prevedibile».

La dimostrazione unisce teorie della probabilità, quali la distribuzione di Poisson, con l’analisi della diffusione delle epidemie e della quantità e ritmo di spedizione delle e-mail. Sfrutta episodi della vita di Albert Einstein e la ricostruzione dell’ultimo anno di vita di György Dózsa Székely, nobile della Transilvania alla guida della rivolta di contadini che ha avuto luogo in Ungheria nel 1514. Fonde insieme conoscenza delle reti, basi di dati, interconnessioni logiche e geografiche.

È stata proprio la comparazione di esperienze differenti a consentire di individuare delle regolarità a Baràbasi e al suo team di ricerca. «Qualunque attività umana esaminassimo, trovavamo sempre lo schema a raffiche: lunghi periodi di riposo seguiti da brevi periodi di attività intensa» scrive lo scienziato ungherese. Un modello di comportamento, quello individuato, che poggia sul processo di determinazione delle priorità che tanta parte ha avuto e continua ad avere in qualsiasi decisione  strategica su base razionale.

Albert-Lászlo BarabásiLa possibilità di prevedere il comportamento umano rimane comunque qualcosa di molto diverso dall’anticiparlo tout-court. Per poter prevedere il comportamento di una persona è necessario il possesso di un’enorme quantità di dati, che, detto in altri termini, vuol dire poter disporre di informazioni sul suo passato e sul suo presente. Qualcosa che è reso possibile da una privacy che nel mondo Occidentale è sempre più erosa, in primo luogo per l’impatto dei social network, ma non solo. Basti pensare ad alcune misure di sicurezza prese negli Stati Uniti in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Non illudiamoci, però, di poter predire gli eventi storici. Le profezie alla Nostradamus sono, secondo Baràbasi, irrealizzabili. Prevedere la storia, che è un modo collettivo della società, è molto differente dal prevedere le nostre attività quotidiane. Identificare similarità e schemi universali è invece possibile a livello del singolo individuo.

«Quando scomponiamo la nostra vita in numeri, formule e algoritmi, scopriamo che in realtà siamo molto più simili gli uni agli altri di quanto possiamo essere disposti ad ammettere» è la conclusione dello studio pubblicato in Italia da Einaudi. «Ma se ci concentriamo sulle nostre azioni e sui momenti in cui agiamo, vediamo schemi che non sono esclusivamente vostri o miei. Riguardano miliardi di persone. L’attività di tutti ha un andamento a lampi e allo stesso tempo molto regolare. Siamo tutti apparentemente casuali e tuttavia profondamente prevedibili. Non c’è dubbio, alcuni degli eventi che affrontiamo sono piuttosto casuali. Ma il modo in cui li attraversiamo è universale».

Ivan Libero Lino

WeWrite, anno II, n. 8, settembre 2011