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Volevo essere un grande Chef, tra ricette e racconti - recensione e intervista

Marta Albè
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Volevo essere un grande Chef - copertinaUn menù completo, dall’antipasto al dolce, non per un’unica cena, ma per molte di più. Ecco ciò che offre ai suoi “ospiti” Loredana Limone, autrice della raccolta di racconti Volevo essere un grande chef. Diciannove storie in cui i sapori della tradizione fanno capolino tra i ricordi e si rinnovano, intrecciandosi a un universo onirico che rende la narrazione costantemente in bilico tra sonno e veglia, tra esperienze vissute nel mondo reale ed avvenimenti legati alla sfera dell’inconscio e del surreale, oppure ad un passato molto lontano. Proprio dal variegato spazio dei sogni e dei ricordi sembrano nascere le ricette, a cui ogni racconto è legato in maniera indissolubile. In tale spazio gli ingredienti iniziano a prendere vita per poter essere poi utilizzati per la preparazione di pietanze squisite come la pastiera, le linguine alle vongole, la lasagna napoletana e la bouillabaisse.

Immersi nella lettura, racconto dopo racconto, ricetta dopo ricetta, abbiamo l’occasione di incontrare alcuni personaggi peculiari, come Cinzia: una donna frustrata, nervosa ed esausta, che spera di guarire dal proprio malumore grazie a un piatto di linguine alle vongole, preparato con le proprie mani seguendo la ricetta tradizionale, ma aggiungendo un personale tocco finale, perché, a suo parere, «sempre, quando la modernità sposa la tradizione, prevale il meglio». Così Cinzia, proprio grazie al proprio tocco di originalità, si convince di aver realizzato un piatto da vero gourmet e riesce ad accrescere per un attimo la propria autostima. E ancora: Frau Angela Westermeyer, ormai nonna, si lascia trasportare dai ricordi di gioventù, grazie al sapore di un prelibato gelato al limone, che si ritrova a gustare tra le montagne innevate, e che le ricorda le estati trascorse sulle immense e dorate spiagge calabresi, sognando il primo amore.

Loredana Limone - a destra - con la sorella AntonellaGrazie alle ricette di Loredana, compiamo un viaggio attraverso tutta l’Italia, dalla Calabria, alla Lombardia al Trentino, lungo un asse temporale che scorre a ritroso, dai giorni nostri fino alla Seconda Guerra Mondiale; e ancora più indietro, inseguendo ricette tradizionali che vengono fatte risalire all’epoca dei Borboni, come la squisita pastiera napoletana, dolce tipico del periodo pasquale, della quale ogni famiglia conserva la propria personale “ricetta perfetta”. E se, ispirati dal libro di Loredana, volessimo metterci alla prova in cucina, non dovremmo fare altro che avvicinarci ai fornelli seguendo le sue preziose istruzioni. Immedesimandoci per qualche attimo nei personaggi dei suoi racconti, avremmo così l’occasione di preparare e di assaggiare, ad esempio, un’ottima crostata alla marmellata, una macedonia afrodisiaca, oppure una treccia ai datteri, tanto amata dai piccoli, come da Dalila nel racconto “Come tutti i bambini del mondo”.


Tre domande a Loredana Limone

1. Come ti sei avvicinata alla scrittura? E alla cucina?

«Per quanto riguarda la scrittura, in realtà, è stata lei ad avvicinarsi a me. Avevo nove anni e un giorno all’improvviso scrissi una poesia che parlava di una penna che “scrive, scrive, scrive e non si ferma mai”. Fu l’inizio: un fiume in piena che non si è mai arrestato. Riguardo alla cucina, invece, la faccenda è più complessa: direi che l’approccio è ancora in progress, ma è pur vero che sono una perfezionista e che non ritengo mai le mie pietanze del livello cui ambisco».

2. C'è una ricetta, tra quelle proposte nel libro, legata ad un ricordo e/o ad una persona in particolare?

«Sono tutte ricette che bene o male ruotano sulla mia tavola, anche perché gustose ma semplici, quindi tutte più o meno legate, se non proprio a dei ricordi, diciamo a momenti del mio quotidiano. Ma la pastiera ─ che è speciale, elaborata e non certo quotidiana ─ nella mia famiglia è strettamente collegata ad Antonella, mia sorella, che fin da ragazza deliziava parenti e amici. Ed essendo entrambe (sorella e pastiera, cioè) dal carattere intenso, dai sapori ben amalgamati, dal gusto inconfondibile, dai colori chiari del sole e del grano, si somigliano pure! È grazie ad Antonella che i miei libri offrono sicura gioia del palato: è lei che ne testa le ricette e, quando non le crea, le migliora e le perfeziona; se sono legate a racconti, come in Volevo essere un grande chef, fa in modo che il loro sapore rispecchi fedelmente il sapore della narrazione».


3. Hai pubblicato altri titoli oltre a Volevo essere un grande chef?

«Sì, ho pubblicato una decina di libri. Ho iniziato con le fiabe scritte per e con mio figlio quando era piccolo e poi mi sono incanalata nel filone gastronomico (letteratura, storia, ricette e “fiaboricette”, e ora narrativa) inframmezzandovi un romanzo d’amore, andato anche in scena, e un libro per bambini sull’affido. Inoltre ho curato, partecipandovi, l’antologia dei racconti degli allievi del laboratorio di scrittura creativa che conduco da alcuni anni».


Ricetta: la Pastiera


Ingredienti: (per 12 persone):


1 kg di pasta frolla surgelata

700 g di ricotta

400 g di grano cotto per pastiera

600 g di zucchero

100 ml di latte

150 g di canditi

30 g di burro (o strutto)

5 uova intere + 2 tuorli

1 uovo per spennellare

1 bustina vaniglia

1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio

1 limone

zucchero a velo

Preparazione:


Lasciar scongelare la pasta frolla a temperatura ambiente. In una casseruola versare il grano, il latte, il burro e la scorza del limone grattugiata; far cuocere per 10 minuti mescolando spesso fino ad ottenere un composto cremoso. A parte lavorare ricotta, zucchero, 5 uova intere e 2 tuorli, vaniglia, acqua di fiori d’arancio; aggiungere la buccia di limone grattugiata, i canditi tagliati a dadini e incorporare al grano. Con il mattarello ridurre la pasta frolla scongelata allo spessore di ½ cm e distenderla in una teglia del diametro 30 cm imburrata, tenendone un po’ da parte. Versare il composto di ricotta nella teglia, livellarlo e ripiegare verso l’interno i bordi della pasta. Tagliare delle strisce con la pasta frolla rimasta e ricoprire l’impasto formando una grata. Infornare a 180° per oltre 1 ora e ½, fino a quando la pastiera non sarà di colore ambrato. Far raffreddare e spolverizzare con zucchero a velo.

(La ricetta è tratta da: Loredana Limone, “La pastiera ai tempi miei”, in Volevo essere un grande chef, Firenze, Cult Editore, 2010, pp. 65-66)

Marta Albè

WeStyle n.1, febbraio 2011, supplemento a WeWrite, anno II, n. 2, febbraio 2011