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Home Città Dialogo nel buio: mostra a Milano

Dialogo nel buio: mostra a Milano

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Dialogo nel buio“L’essenziale è invisibile agli occhi”. Così recitava il Piccolo Principe. Questa frase mi è venuta in mente alcune settimane fa, visitando con un paio di amiche la mostra Dialogo nel Buio, all’Istituto dei Ciechi di Milano: una delle più antiche istituzioni della città, che da centosettant'anni opera a favore dei ciechi. Nonostante l’antica origine, è un istituto moderno che ha dato vita a molte iniziative in favore dei non vedenti, ma anche per le persone che invece vedono e possono  provare l’esperienza di perdere la vista per qualche ora.

Dialogo nel BuioLa mostra Dialogo nel Buio si trova presso la scenografica sede dell'Istituto dei Ciechi, nel pieno centro di Milano, in via Vivaio 7. È un percorso che si compie in totale assenza di luce, accompagnati da esperte guide non vedenti. Un viaggio di oltre un'ora nella completa oscurità che permette di sperimentare un nuovo modo di “vedere”. Ci si affida al tatto, all'udito, all'olfatto e al gusto per vivere un'esperienza straordinaria, dove i ruoli si invertono e le barriere si abbattono. Si comincia nella penombra accompagnati dal personale (vedente) dell’istituto che, percorrendo un breve tratto in semioscurità, accompagna i visitatori alla porta di ingresso del buio consegnando il bastone da non vedenti. Ed ecco che ci si addentra nel buio pesto, e comincia il percorso.

La voce guida – Da soli sarebbe impossibile compiere il percorso. È necessario l’accompagnamento di una guida non vedente, che trasmetta il suo modo di “vedere” ai partecipanti. Ed è qui, appena entrati nella totale oscurità che “conosciamo” Maria, la nostra guida. Tutto ciò che percepiamo di lei è la sua voce: ovviamente non possiamo vederla, si gioca ad armi pari. La sua voce è squillante, vivace, di un bel tono deciso; ci chiede subito i nostri nomi e ci dice di seguirla durante tutta la durata dell’esperienza. È l’unica cosa che sentiremo, la sua voce, la nostra guida nel buio.

Dialogo nel buioDialogo nel buio

La vita al buio – Seguendo la voce di Maria inizia la nostra avventura, immersi nell’oscurità. Il percorso si compone di cinque momenti, la visita di cinque stanze che riproducono cinque ambienti della nostra vita quotidiana: il giardino, la casa, il mare, la città e il bar. In ognuno degli spazi ci sono elementi che li caratterizzano e bisogna riconoscerli quando ci si imbatte in essi, naturalmente utilizzando i quattro sensi che rimangono a disposizione: il tatto, l’olfatto, l’udito e il gusto. Sembra facile, poiché li utilizziamo in continuazione; ma in realtà, ci si rende immediatamente conto di quanto la vista sia totalizzante, il senso prediletto al quale affidiamo la conoscenza del mondo circostante. All’inizio si prova timore: non è facile camminare al buio, si ha paura di mettere un piede in fallo, soprattutto in ambienti come il giardino dove si incontra terreno molle e un piccolo ponticello da attraversare; oppure nell’ambiente mare, dove si sale su una barca che inizia a dondolare simulando una gita in mare aperto. Allo stesso tempo, è bello affidarsi completamente alle sensazioni scaturite dagli altri sensi: sentirsi accarezzare il volto dalla brezza marina, annusare le piante del giardino e riconoscerle con l’olfatto, toccare tutti gli oggetti che ci circondano e riconoscerli sfiorandoli con le mani. L’ambiente più complicato da vivere è la città: rumore, attraversamenti pedonali, cabine telefoniche, macchine e moto, cantieri aperti. Qui è davvero complicato individuare ed evitare gli ostacoli, riconoscere ciò che si incontra e allo stesso tempo mantenere alta l’attenzione per evitare i pericoli. Viene veramente da domandarsi come facciano i non vedenti a cavarsela in questa giungla, e se le nostre città siano o meno a misura d’uomo, soprattutto se con handicap.

Quattro chiacchiere alla cieca – L’ultima tappa della visita prevede una sosta al bar. Anche qui nell’oscurità più completa, si può ordinare da bere o prendere un piccolo snack al bancone, e sedersi ai tavolini. Solitamente l’accompagnatore utilizza questo momento per porre domande e raccogliere impressioni sulle emozioni vissute dai visitatori. Per noi è stato un momento di chiacchiere e risate, oltre che con Maria, con due simpaticissimi e gentilissimi baristi, anche loro non vedenti. La difficoltà è pagare l’ordinazione: ci vuole parecchia abilità a riconoscere gli euro col solo tatto, e c’è stato bisogno dell’aiuto dei baristi. L’atmosfera era gradevole, abbiamo apprezzato l’esperienza e la consigliamo a tutti. La sensazione più forte che ho avuto è stata proprio al bar, quando, chiacchierando con uno dei ragazzi, a un certo punto mi è parso di vederlo. Forse essere non vedenti vuol dire proprio questo: abituarsi a vedere col cuore più che con gli occhi.

Elisa Vinai

WeStyle n.2, marzo 2011, supplemento a WeWrite, anno II, n. 3, marzo 2011