WeWrite

La rivista che ti ascolta

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.

    Cookie Policy

    Leggi ulteriori informazioni sulla e-Privacy Directive

Home Città Milano: life in the city

Milano: life in the city

E-mail Stampa PDF
(5 voti, media 5.00 di 5)

Milano, life in the city. Naviglio Aufa

Naviglio Aufa” era il titolo del simpatico spettacolo, tenutosi giovedì 10 febbraio allo Spazio Teatro No’hma di via Orcagna 2, in zona Città Studi, a Milano. All’ingresso e sul palco si trovava il bancone di un bar, dove erano generosamente serviti cibo e drink ai presenti. «Offre la Signora Livia Pomodoro», era annunciato con estrema cortesia. Sulla ribalta c’era proprio lei, presidentessa del Tribunale dei Minori, con tanto di veletta sulla testa, che assieme ad altri, seduti intorno a un paio di tavolini con tovaglie a scacchi, fungeva da ideale clientela del bar Charlie. Musiche, canzoni, immagini e recitazione, per ricordare un celebre luogo di ritrovo in Ripa di Porta Ticinese: angolo Argelati, oggi soppiantato da uno dei sempre più numerosi ristoranti giapponesi.

Grazie a brani come La ballata del Cerutti, la dolcissima Luci a San Siro e Porta Romana bella, si rievocavano alla memoria le chiatte che trasportavano il marmo di Candoglia, per la costruzione della Veneranda Fabbrica, senza pagare il dazio grazie alla scritta “Aufa” (Ad usum fabricae). Una città dalle vie d’acqua, la nostra, che sta lasciando il passo a quelle di terra e dei parcheggi, tanto da far nascere ironia sugli spazi lasciati vuoti, nei cortili del Castello Sforzesco, tra le poltrone della Scala o tra le altissime navate del Duomo: luoghi ottimali per utili drive-in, o capienti silos.

Milano, fra nostalgia e humor – Nel corso della serata, sono state lette citazioni di importanti autori: Elio Vittorini, che abitava in via Gorizia, e Alda Merini, la compianta “poetessa dei Navigli”, che con alcuni passi del suo Delirio amoroso ha spinto alla riflessione sul pericolo del saccheggio della darsena e della sua cementificazione. Molto graditi sono stati gli intermezzi musicali e i filmati d’epoca, talmente patinati da rendere quasi palpabile la filtra coltre che avvolgeva le Alzaie, impedendo di vedere le numerose lavandaie del vicolo omonimo. Pareva che quello schermo naturale volesse inibire, come diceva qualcuno, “quella gioia che procura la sofferenza del passato ai turisti del presente”.

Era una delle tante esilaranti battute sul quale un bravo attore si è soffermato, per tratteggiare l’atmosfera conviviale del bar Charlie. «Al Monte Stella abbiamo messo la guerra, Milano l’era bella», ripeteva una giovane cantante, accompagnata da una piccola orchestra di autentici professionisti. Estremamente comica è stata, al termine della serata, l’ostentazione di un’ampolla contenente acqua del Naviglio, che veniva simbolicamente sparsa intorno a mo' di acqua santa, dando il benvenuto a varie categorie di individui che in questo secolo si sono inseriti nel tessuto cittadino, cambiandone via via la fisionomia: extracomunitari e…extraterrestri, che, si diceva, avrebbero tutto il diritto di entrare sui Navigli perché, proprio come i mitici barconi del Medioevo, sono (a) UFO!

All’uscita dal Teatro, alcune sciure, commentando lo spettacolo, mettevano in luce, con ingenua ma efficace capacità critica, la filosofia a esso sottesa: «Era l’amore-odio per una città nella quale si fa sempre più fatica a riconoscersi». Forse, eventi culturali come questo potrebbero contribuire a ridurre l’indifferenza e l’anonimato, aiutando a recuperare quel senso di appartenenza che restituirebbe umanità e calore alla nostra amata città.

Giuseppina Serafino

WeWrite, anno II, n. 4, aprile 2011