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Giappone, quando a tremare non è solo la terra

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Giappone: ciliegi in fioreTutto il mondo è col fiato sospeso per le sorti delle centrali nucleari della Tepco, costruite dalla General Electric, colosso U.S.A., e in particolare per quella ormai tristemente celeberrima di Fukushima. Dopo il Giappone, quindi, è tutto il mondo a tremare. Il rischio paventato dagli esperti è quello della contaminazione globale da radiazioni. Le notizie però si rincorrono l'un l'altra confermandosi e smentendosi a vicenda. Rischio scongiurato, siamo tutti già morti, non c'è nessun pericolo, ormai siamo tutti figli di Chernobyl. Probabilmente sarebbe più semplice imparare a leggere gli ideogrammi che farsi un'idea chiara della situazione reale, questo perché gli interessi in gioco sono enormi. E l'informazione, che dipende dagli stessi magnati che amministrano industrie e multinazionali, non sa proprio da che parte girarsi tra dovere di cronaca, diritto d'informazione e salvaguardia dell'economia internazionale.

Quid mea interest, an recipiam beneficia? I costruttori di centrai nucleari, poverini, non sanno come far fruttare plutonio, uranio e affini e, dopo aver speso tanto per estrarli, dovrebbero spendere forse altrettanto o più per smaltirli. Bel problema, già. Intanto il Giappone, senza chiedere nulla a nessuno in soli sei giorni ha rimesso in efficienza un'intera autostrada, così, giusto per non rimanere con le mani in mano e in totale autonomia. Le centrali quelle no, non le ha riparate, chissà come mai. In tutto il mondo, Italia compresa, perché noi non ci facciamo mancare mai nulla, non sia mai, impazza il boicottaggio del nucleare, il quale nucleare, però, è bene ricordarlo, fornisce circa il 16% dell'energia elettrica del mondo e quindi chiudere le centrali, come dice di voler fare Sarkozy (in Francia l'energia nucleare sopperisce al 76% del fabbisogno energetico nazionale), creerebbe una carenza considerevole di energia che andrebbe quanto prima colmata. A voi ora scoprire quali sono i paesi più all'avanguardia in merito a produzione di energia cosiddetta pulita.

Hokusai: la grande ondaGiappone

Una mano lava l'altra e tutt'e due si continuano a lavare a vicenda Il rigore, l'onore, la disciplina sono valori che vengono unanimemente riconosciuti come patrimonio culturale del popolo Giapponese. Da secoli ormai. Film e libri ci hanno ben rappresentato quale sia il carattere intimo di questa nazione abnegata e lavoratrice che nulla mai si sognerebbe di chiedere a chicchessia anche per risollevarsi da questa pesantissima caduta. Malgrado ciò, la macchina della solidarietà non ha mancato di mettersi in moto profondendo aiuti di ogni genere e sorta in favore del  paese del sol levante. Tutti competono nella corsa all'aiuto, tranne l'Italia che forse umilmente ha riconosciuto che, nonostante la disgrazia, è messa peggio del Giappone e quindi ha inviato solo una delegazione della Protezione Civile. Sì, la nostra Protezione Civile, sì, in Giappone. E il dubbio se chi aiuta lo faccia per dare realmente una mano o per darsi in realtà una mano rimarrà sempre pernicioso, maligno e nascosto in  qualche recondito angolo del mio pensiero

Guerra mediatica e ben poco mediata Eppure, nonostante la rilevanza mondiale dell'evento catastrofico nipponico, in questi giorni, per la grande maggioranza di giornali e telegiornali, pare non sia la notizia principale, anzi. Nei telegiornali nazionali, sia per quanto riguarda reti pubbliche che per quanto concerne quelle private, il Giappone viene menzionato come quarta o quinta notizia, nella guerra delle notizia non è più una news bomba; semmai una bombetta a miccia corta di quelle che sono in grado solo di bucare le calze. Il boom l'ha fatto il conflitto libico, già, non dimentichiamo che ci sono dei civili in pericolo e la situazione nord africana ci riguarda molto più da vicino, d'altronde noi che siamo ricchi in risorse naturali ed energetiche possiamo ben permetterci trentaduemila euro per il costo della benzina che consuma in un'ora di volo uno dei nostri Tornado, in Giappone dei nostri soldi non se ne fanno nulla e il nostro bel paese, si sa, è nel G8, e noi, tutti noi, siamo ricchi e benestanti, altrimenti come potremmo spendere così tanto?


Sandro Galanti

WeWrite, anno II, n. 4, aprile 2011