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Pace per un giorno. La genesi di un’idea vincente del regista Jeremy Gilley

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PaceQuanti sono i conflitti armati attualmente in atto? Probabilmente nessuno può saperlo con certezza. Secondo i dati raccolti da PeaceReporter di Emergency, nel 2007 erano ufficialmente in corso 29 guerre. A tutt’oggi, i conflitti in atto sarebbero altrettanti. Ciò significa che nessuno di essi si è concluso. Ci sono guerre che sono iniziate più di vent’anni fa e che hanno causato decine di migliaia di morti. Se dire stop alle guerre da un momento all’altro è impossibile, c’è chi si impegna affinché gli scontri vengano sospesi almeno per un giorno.

Ogni anno viene celebrata la Giornata Internazionale della Pace, che vede, appuntamento dopo appuntamento, una maggior partecipazione da parte delle istituzioni di tutte le nazioni del mondo. Lo scopo della Giornata è quello di promuovere il cessate il fuoco, affinché vengano sospesi almeno temporaneamente i combattimenti in ogni zona di guerra del nostro pianeta. La giornata a favore della non violenza è stata istituita il 30 novembre 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la Risoluzione 36/67 che la fissava per il terzo giovedì di settembre di ogni anno.

Grazie ad una campagna condotta dal regista Jeremy Gilley e dalla fondazione Peace One Day, della quale egli si trova a capo, nel 2001 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente stabilito che la giornata a favore della pace venisse celebrata il 21 settembre, data simbolica e strettamente significativa per Gilley, che si è impegnato in prima persona a promuovere una maggiore sensibilità verso le tematiche della pace e della violenza, dimostrando come, pur partendo senza mezzi, sia possibile che un messaggio catturi l’attenzione di grandi personalità e si diffonda sempre più tra le persone comuni. Ventuno è il numero dei prigionieri di guerra sopravvissuti all’esplosione atomica di Nagasaki, tra i quali si trovava suo nonno, diventato per lui un eroe.

PaceIn uno dei propri discorsi pubblici, Jeremy racconta di se stesso e del proprio progetto con umiltà. Ricorda di essere stato un bambino problematico, che non riusciva ad inserirsi a scuola a causa della dislessia. Ha dapprima cercato il proprio posto nel mondo intraprendendo la carriera d’attore ed in seguito ha capito di voler compiere il passo successivo e diventare regista, in modo da poter imparare ad utilizzare i mezzi di comunicazione per promuovere le proprie idee.

Jeremy inizia a diffondere la propria volontà di fissare una data per il cessate il fuoco mondiale servendosi del mezzo epistolare. Scrive ai Capi di Stato e ad altri personaggi in posizione di potere. Riceve una delle prima risposte dal Dalai Lama in persona, che lo convoca per un incontro. Da quel momento in poi Gilley si è ritrovato a girare il mondo per dodici anni al fine di promuovere un’idea di pace che venisse messa in pratica a partire dalla vita quotidiana di ognuno. Si è rivolto a centinaia di giovani ed ha filmato e raccolto le loro opinioni in merito. Ha ricevuto la maggiore spinta per proseguire nel proprio intento dopo l’incontro, avvenuto in Somalia, con un bambino soldato, costretto a sparare ed uccidere a soli dodici anni.

La sua sfida successiva è stata quella di promuovere la pace in Afghanistan, dove si è recato, sempre munito di telecamera, allo scopo di caldeggiare la non-violenza, parlandone con chiunque: dai giovani agli anziani, dalle infermiere ai medici, dagli educatori ai soldati. Il suo impegno ha fatto sì che nel 2008 le Forze Internazionali di Sicurezza dell’Onu, stanziate a Kabul, aderissero al cessate il fuoco del 21 settembre di quell’anno.

Durante tale giornata, le violenze normalmente in atto in Afghanistan si ridussero del 70%. L’obiettivo di Gilley per la prossima Giornata Internazionale della Pace è di stabilire un record in tal senso, che interessi ogni conflitto attualmente in corso nel mondo, in modo che si possa aggiungere una pagina completamente bianca al libro nero delle vittime di guerra.

Marta Albè

WeWrite, anno II, n. 8, settembre 2011