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Primavera araba - Egitto

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Primavera araba: controrivoluzione in EgittoDalla fine di gennaio, l’Egitto ha conosciuto una serie di rivolte popolari che sono culminate l’11 febbraio con la deposizione del Presidente Mubarak. Il regime che per trent’anni aveva governato l’Egitto col pugno di ferro sembrava essersi dissolto come neve al sole. Piazza Tahrir è diventata l’icona della “rivoluzione egiziana”, il simbolo delle speranze della primavera araba.



Eppure, è difficile sostenere che l’11 febbraio sia avvenuta una vera e propria rivoluzione. L’esercito, più che attuare la rivoluzione, ha compiuto un colpo di stato per evitare che le rivolte popolari portassero a un reale mutamento degli assetti socio-economici.

Referendum EgittoLa società egiziana è caratterizzata da enormi sperequazioni sociali. Milioni di poveri vivono in giganteschi slum, senza acqua corrente né elettricità, mentre  le élite vivono in lussuosissime gated communities alla periferia del Cairo. Il regime di Mubarak garantiva, con la coercizione, la preservazione di questo sistema. Le élite hanno però compreso che, per evitare che le rivolte divenissero una minaccia per lo status quo, era necessario sacrificare Mubarak.

L’unica grande forza di opposizione organizzata era costituita dai Fratelli Musulmani. I Fratelli Musulmani rappresentano gli interessi di una borghesia islamista che godeva di un notevole potere economico, ma di uno scarso peso politico. Dopo la deposizione di Mubarak, l’esercito ha compreso che, per evitare un crollo del sistema, era necessario fare un patto con i Fratelli Musulmani. Esercito e Fratelli Musulmani si sono così alleati in un tattico blocco d’ordine.

Il referendum del 19 marzo è stato il banco di prova di questa alleanza. Il referendum chiedeva se approvare o respingere alcuni emendamenti costituzionali. Si tratta di mutamenti cosmetici che mantengono, in sostanza, inalterato il carattere autoritario dello stato egiziano. I giovani di piazza Tahrir e la maggior parte delle forze di opposizione si sono schierati per il “No”, chiedendo mutamenti più profondi. I Fratelli Musulmani e il partito Nazional Democratico, cui apparteneva Mubarak, hanno sostenuto il “”: entrambi vogliono che si vada a votare al più presto, senza che le altre forze abbiano il tempo di organizzarsi.

I Fratelli Musulmani e i rappresentanti del vecchio regime hanno un chiaro obiettivo: come per il principe Salina del Gattopardo, deve cambiare tutto perché non cambi niente. I Fratelli Musulmani hanno convinto le masse egiziane che la vittoria del “No” avrebbe messo in discussione l’islamicità dell’Egitto, e hanno così trionfato. Nel frattempo, l’esercito ha risposto alle nuove manifestazioni studentesche con la repressione e la tortura. In Egitto, si addensano nuvole all’orizzonte, e tira aria di controrivoluzione.

Daniele Atzori

WeWrite, anno II, n. 5, maggio 2011