WeWrite

La rivista che ti ascolta

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.

    Cookie Policy

    Leggi ulteriori informazioni sulla e-Privacy Directive

Home

Un nuovo conflitto è NATO, libiamo!

E-mail Stampa PDF
(8 voti, media 4.63 di 5)

LibiamoNon siamo in guerra, parola del presidente della Repubblica. Quindi perché parlarne tanto e con così tanta preoccupazione e/o sdegno? A questo punto, o i media nostrani sono impazziti e pur di fare notizia millantano bellici avvenimenti o il punto di vista del nostro Presidente è così super partes da essere fuori. Se non siamo in guerra, perché, in onore alla crisi che attanaglia il Bel Paese, si sono spesi dodici milioni di euro nella prima settimana della scaramuccia libica? Se non siamo in guerra, perché sopra le teste degli abitanti di Sigonella, Amendola, Gioia del Colle, Aviano, Trapani, Decimomannu e Pantelleria sibilano feroci i caccia alleati, alla modica cifra di 20.516 dollari americani l'ora per gli F-15 e 32.000 euro, sempre per ora di volo, per gli italiani Tornado?

Quindi pare proprio si sia in guerra. Non può che scattare automatica la domanda: perché siamo in guerra? Soprattutto per noi italiani che, non molto tempo addietro, abbiamo ospitato il leader libico Gheddafi con altisonanti annunci e sfarzose cerimonie degne di una personalità tenuta in massima considerazione.

Informazioni e azioni in forma La motivazione dell'attacco alla Libia, quella ufficiale degli organi competenti, in pratica solo ONU,  è garantire i diritti del popolo libico e proteggerlo dagli attacchi di riconquista del rais, dopo la ribellione, insurrezione che però, almeno dalle immagini e dai documenti video dei media, non pare così energica, numerosa e popolare. Nobilissimo intento quello delle Nazioni Unite, mi chiedo però come mai, allora, non si intervenga in: Birmania, Yemen, Filippine, Ciad, Chiapas, Indonesia, Nigeria, Pakistan e altri paesi ove ci sono conflitti in corso e le persone muoiono. Probabilmente non sono abbastanza civili.

Insomma, possibile che dopo le guerre ormai dichiaratamente finto umanitarie in Kuwait, Iraq e Afghanistan possano ancora propinare a noi opinione pubblica, nel 2011, una motivazione simile per la dichiarazione di guerra a un paese? Sì, talmente possibile da essere la realtà.

Testate giornalistiche nazionali, siti internet, network televisivi internazionali hanno paventato giustificazioni ben lontane e differenti da quelle ufficiali ipotizzandone altre più plausibili e verosimili, di natura prettamente economica.

Loro si interessano all'oro. Nero e non Restano da elencare quali possano essere, secondo i media mondiali, le vere motivazioni dell'attacco alla Libia. In Italia ne ha fornite alcune qualche testata giornalistica nazionale e vari siti internet, riassumendo: la gestione delle ingenti riserve petrolifere libiche, le più cospicue al mondo e del petrolio di qualità migliore perché richiede un minimo sforzo economico per essere raffinato; l'ingerenza del Colonnello in Finmeccanica e Unicredit; le riserve d'acqua immense del sottosuolo libico; la volontà di Gheddafi di instaurare uno stato dell'Africa, sulla falsa riga di UE e U.S.A., e istituire una moneta forte in oro che depaupererebbe il valore delle altre inficiandone il potere. In estrema sintesi questi si possono definire tutti interessi economici e di conseguenza politici, perché ormai la distinzione tra le due macro aree è labilissima, qualora sia effettivamente ancora in essere.

Solidi soldi, soliti stolti Il nostro interesse è catturato da argomenti e argomentazioni distanti da quelli che sono i reali problemi che affliggono il genere umano, i quali non vengono menzionati e questo basta perché non siano considerati. Non cambiamo mai quindi, perché sperare che cambi il mondo? Continuiamo a fare il pieno alle automobili a costi sempre più alti, imprechiamo, ci arrabbiamo, inveiamo; ma non ci chiediamo mai perché. Troppa fatica, troppo tempo sono richiesti per informarsi e l'informazione istituzionale non fa che fornirci notizie che non ci spiegano nulla, che  non ci dicono perché e non sapendo perché, cosa contestare, cosa chiedere, come fare? La speranza risiede nella rete, internet può far da base a quella che sarebbe l'arma letale per un sistema costruito su fretta, stress, ansia e tensione: la condivisione. Come? Rendendola vastissima, libera, variegata, proteiforme, multietnica, diversificata; proprio come la razza umana, proprio come quel miracolo della natura che è l'uomo.

Sandro Galanti

WeWrite, anno II, n. 4, aprile 2011