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Perché WeWrite

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Ivan Libero



C'è davvero bisogno di un'altra rivista on line?

Me lo sono chiesto fin da quando ho partorito l'idea, inaspettata come la vittoria della Donna Cannone al Gran Galà dello streaptease.

Ero a un aperitivo e si sa che le cose migliori nascono innaffiate da un po' d'alcool.

WeWrite nasce per ASCOLTARE, nasce per essere nel mondo senza essere del mondo, nasce per pungolare i pigri, per schizzare chi prende il sole, per ridere sguaiatamente in biblioteca, per volare senza la polvere di Campanellino, per riprendersi quello che ci spetta senza chiedere il permesso.

WeWrite nasce per sperimentare, tentare, innovare, consolidare e perché no, stupire e anche sbattere la testa. WeWrite è arrogante perché si arroga il diritto di rappresentare e interpretare le tendenze sociali e culturali attuali e future, avendo cura di tendere le orecchie.

È questa la novità. Tutti parlano e nessuno ascolta, tutti scrivono e nessuno legge. Tranne qui. Qui, almeno noi, ti stiamo a sentire.

WeWrite è un esperimento e quindi è un rischio.

Così è come la penso io, come vorrei che fosse ora, all'anno Zero.

Come scriveva Stanislaw Lec, la speranza è la madre degli stupidi e l'amante appassionata dei coraggiosi.

Io ci credo.


Approfondisci la nostra linea editoriale o scopri di più sull'anima del progetto.


Anna



WeWrite
per me ha due "sensi di esistere": uno molto soggettivo e che tocca la mia sfera personale, l'altro molto sociale che trova la sua spiegazione nella massima aristotelica dello "zoon lògon èchon".

Ma andiamo per gradi, perchè in ogni viaggio che si rispetti le tappe sono fondamentali per raggiungere la meta…


Il coinvolgimento.
Nell’agosto del 2007 avevo appena cambiato azienda assumendo l’incarico (in piena coerenza al mio cursus) di Marketing Communication Manager in StepStone Italia che aveva i propri uffici a Milano. E a Milano si sa gli uffici si ricavano da appartamenti e gli appartamenti a Milano si sa sono "strettini" e così mi sono ritrovata temporaneamente (in attesa che StepStone si trasferisse nella sua nuova sede in un adeguato centro direzionale) a lavorare gomito a gomito con Ivan.
Ove per gomito a gomito s'intende proprio "appiccicatissimi", quindi lui è stato il primo che mi ha visto in azione, presa com'ero a dimostrare che ero io la persona giusta per quel ruolo…
Sì, Ivan è stato il primo a vedermi in azione, nel bene e nel male…
Fu così che in un caldo giorno di agosto, "a freddo", Ivan mi propose la direzione di un "certo" progetto editoriale. Alla mia domanda "perchè io?" mi rispose perchè ero giornalista, perchè donna e perchè, a suo avviso, in gamba. Bah…
Accettai un primo incontro anche con gli altri promotori del progetto più per curiosità che per reali intenti di adesione.
Conosciuti così anche Stefano e Gonzalo mi resi conto che il progetto era "'na cosa seria" e piano piano iniziammo a percorrere i primi passi… la scelta del nome, il logo, i contenuti ma soprattutto le problematiche tecnologiche di cui ne ignoravo l'operatività.

Tempus fugit.
Trascorrono 2 anni e del progetto ne parliamo sempre meno, fino poi a non parlarne più.
Ho immaginato che ciascuno di noi fosse stato "risucchiato" dalla propria vita.
E invece non era così.

Il senso soggettivo.
Ad agosto 2009 ricevo una mail di Ivan che mi chiede se sono sempre interessata ad assumere la direzione, WeWrite era pronto per incontrare il mondo.
Ero nel pieno di una profondissima crisi per niente esistenziale. Avevo perso il lavoro – per crisi economica globale – nel mese di marzo e, nonostante tutte le strategie di ricollocamento messe in atto, non si intravedevano barlumi di luce che auspicassero l’uscita del tunnel della disoccupazione. E per di più erano scarse le possibilità che potessi tornare a svolgere il mio lavoro di giornalista di ufficio stampa…
Con queste premesse decido di incontrare Ivan, dubitando fortemente di accettare.
Un incontro semplice davanti a una cocacola per Ivan e un caffè-shakerato-dietetico-per-diabetici per me, al McCafè di piazza Oberdan a Milano. Ivan mi racconta dei "prodigi tecnologici" (come li chiamo io!) che ha operato per mettere in piedi l’anima di WeWrite. Rimango colpita dalla determinazione e dal suo credere in questo progetto. Di nuovo gli domando "perchè io?". E la risposta è arrivata quasi silente dritta al cuore "conosco altri giornalisti ma tu sei la prima persona a cui l’ho chiesto e poi rimango convinto delle tue capacità e della tua professionalità". Una frase a effetto accompagnata da uno sguardo, non convincente ma convinto. Ho accettato.
A oggi, 12 ottobre 2009, sono ancora disoccupata, e se dovesse verificarsi la, ahimè, concreta possibilità che non torni a fare il mio lavoro di ufficio stampa, essere il Direttore Responsabile di un online news mi offre un "tornaconto" immediato e duplice: rivendermi l’esperienza durante i colloqui di selezione e continuare nella mia amata attività giornalistica.


Il senso sociale.

Ricercando su Google alla voce "giornalismo collaborativo" come prima voce compare il link a Wikipedia che recita così.
«Il giornalismo partecipativo (detto anche giornalismo collaborativo o, in inglese, citizen journalism o open source journalism) è il termine con cui si indica la nuova forma di giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi media e alla possibilità di collaborazione tra moltitudini offerta da internet».
Beh, in effetti corriamo il rischio di immergerci nel gregge… ma proprio alla luce di questa consapevolezza saremo vigilanti e daremo voce a quanti hanno un'opinione da esprimere, una notizia da dare, una denuncia da far emergere, un dibattito da condividere...
No, non è retorica! L’uomo è uno "zoon lògon èchon", un essere vivente che possiede il "logos", la capacità di costruire mediante la parola.
Parola, quindi che non è solo capacità ma anche bisogno innato e intrinseco dell'uomo in quanto tale.
E WeWrite è ambizioso. Desidera ospitare il "logos" in tutte le sue forme e in tutte le sue manifestazioni razionali ed emozionali. Con un obiettivo: voler fare la differenza.
Io ce la metterò tutta a far sì che questo accada. Sì, perchè ci credo!


Approfondisci la nostra linea editoriale.



 
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