Le rubriche sportive trattano sempre i soliti i temi: il calcio con particolare interesse allo stipendio di Beckham e all'incompetenza degli allenatori, i debiti delle grandi società (vedi Manchester United), le interviste rilasciate da vecchi campioni, i problemi di salute e le più tremende fratture di quelli che avrebbero potuto essere campioni, il doping nel mondo del ciclismo, del calcio, del tennis, della pallanuoto e del curling.
È proprio su quest'ultimo che vorrei soffermarmi, ampliando il mio raggio di azione e trattando, in questo articolo, gli sport simili a esso, ovvero quelli più strambi e irriverenti, tutte quelle attività che, pur costando sudore e sali minerali a centinaia di professionisti, passano in secondo piano rispetto al fatto che, quest'anno, l'Inter vincerà sicuramente il campionato.
Al decimo posto: IL LANCIO DEL SASSO
Nata in Svizzera nel 1805, questa competizione sportiva continua ad appassionare tanto da essere l'attrazione principale del Unspunnen Festival, che propone inoltre il lancio della bandiera, la processione in costume tipico, lo yodelling, ma soprattutto il wrestling alpino (lotta greco romana che prevede la perdita dei pantaloni). Obbiettivo dell'atleta (come da regolamento) è quello di tirare il più lontano possibile il masso evitando di perdere conoscenza o incappare in danni fisici. La pietra, che viene lanciata, è la copia della storica pietra di Unspunnen simbolo dell'unità di tutti gli svizzeri. Il festival, così come la competizione, si svolgono ogni 12 anni.
Al nono posto: IL BUZKASHI
Appassionante sport nazionale in Afghanistan e Turkmeninstan, il cui nome significa etimologicamente "acchiappa la pecora". Le regole sono semplicissime: due squadre a cavallo all'interno di un campo della lunghezza minima di 2 km devono contendersi la carcassa di un animale. Una volta recuperato ciò che rimane della povera bestiola, vince chi riesce a centrare un secchio lanciandola all'interno. Non vi sono altre regole, vale ogni sorta di irregolarità. Il gioco è molto violento e tuttora praticato.
All'ottavo posto: IL CHEESE ROLLING
Una forma di formaggio fatta rotolare giù da una collina e venti persone pronte a inseguirla? Cosa c'è di più entusiasmante? Obbiettivo del gioco: arrivare ai piedi della collina prima del formaggio, oppure, se si è particolarmente scaltri, afferrare la forma che può raggiungere i 120 km orari. La competizione più famosa si svolge annualmente sulla collina di Cooper, nei pressi di Cheltenham, in Inghilterra, ma per chi fosse interessato, ogni anno, precisamente a San Valentino, sull'Altopiano di Brentonico, nei pressi di Rovereto, in Trentino, si svolge una competizione analoga, peccato che quest'anno sia stata annullata.
Al settimo posto: IL ROYAL SHROVETIDE FOOTBALL
Dal XII secolo un' intera città lotta per una palla, sembra uno scherzo, ma non lo è.
L'intera cittadina inglese di Ashbourne (divisa in due fazioni: gli abitanti al lato sud del fiume e quelli al lato nord) si contende da più di otto secoli una palla lanciata nella piazza principale da un'importante figura istituzionale. Obbiettivo di ogni fazione è portare la palla nella propria parte di città, in un luogo distante 3 miglia dal punto in cui è stata scagliata. Vi sono però alcune importantissime regole:
1. È proibito nascondere la palla in una borsa o sotto il maglione.
2. È proibito caricarla su un mezzo motorizzato.
3. È proibito attraversare gli spazi sacri (chiesa, cimitero, giardino alla memoria dei caduti).
4. È proibito giocare dopo le 22.
5. È proibito uccidere.
Al sesto posto: IL MUD PIT BELLY FLOP CONTEST
Sfida all'ultimo sangue in una gara di tuffi in pozze di fango, vince chi fa maggior schizzi e maggior rumore. Il video è già un cult.
Al quinto posto: DITO DI FERRO
Nei paesi nordici è una competizione tradizionale, addirittura sport ufficiale degli Artic Winter Games che si svolgono in Alaska.
Al quarto posto: CORSA SEDIE A ROTELLE DA UFFICIO
Ormai diffusa in tutta Europa questa amena competizione non prevede regole specifiche, indispensabile è una sedia a rotelle (modificata a piacimento del concorrente) ma soprattutto molto sangue freddo per lanciarsi giù da una ripida discesa. L'importante è che la sedia sia ergonomica.
Sul podio, prende la medaglia di bronzo: GARA DEL TRASPORTO DELLA MOGLIE
Disciplina lituana, molto amata anche dai finlandesi, che ha appassionato il mondo. I mariti devono percorrere 253,5 km portando la moglie sulle spalle, nella posizione ritenuta più comoda, evitando ogni sorta di ostacolo, il più velocemente possibile. La moglie deve avere almeno 17 anni, pesare minimo 49 kg (in caso contrario viene zavorrata con uno zaino). Il vincitore avrà in premio una quantità di birra pari al peso della moglie.
A dire degli organizzatori, questo duro percorso, simboleggia le difficoltà che una coppia è portata a superare per mantener vivo il proprio matrimonio.
Medaglia d'argento: L'EXTREME IRONING
Casalinghe di tutto il mondo unitevi: finalmente uno sport in cui potrete eccellere!
L'Extreme Ironing è uno sport estremo (e dicono anche una forma di performance art) che consiste nello stirare in luoghi e condizioni assurdi: dal tetto di una casa, passando per la vetta di una montagna, per concludere negli abissi.
Nato dalla fervida mente di Phil Shaw, signore inglese, che nel 1999 provò a stirare facendo free climbing. Vi sembrerà una gran boiata, ma intanto, gli appassionati si sfidano in tornei di portata internazionale sponsorizzati dalla Rowenta.
Al primo posto, vince la medaglia d'oro: IL LANCIO DEL NANO
Nato in Australia come passatempo è una disciplina che ha ottenuto reazioni contrastanti. Il nano è munito di tuta, casco, protezioni per gomiti e ginocchia e due maniglie poste sulla schiena per permettere il lancio. Durante il volo e al momento dell'impatto il nano non deve emettere alcun suono, pena la squalifica. Il record è di Jimmy Leonard che ha lanciato Lenny the Giant a 9 metri e 15 centimetri. Attualmente questa pratica è illegale in Illinois e Michigan.
Bei tempi andati, quelli in cui il lancio dello stivale destro in Norvegia era considerata una pratica assurda.
Martina Ravasio
WeWrite, anno I, n. 2, febbraio 2010






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