Pensando a "The Strangers" (2008), opera prima (purtroppo abbastanza trascurata) del giovane regista texano Bryan Bertino, di certo si fatica (e si faticherà) a utilizzare l'ormai celeberrima e abusata espressione "banalità del Male"; poiché il Male ivi ritratto, in effetti, è tutt'altro che banale, tutt'altro che scontato e prevedibile, tutt'altro che contenuto e ben inquadrato nella composta meschinità omertosa dei nostri tempi. No, il Male di "The Strangers" è tremendamente originale perché inaspettato, perché inspiegabile nella sua brutalità al punto da lasciare perplessi; ed è, in un certo qual senso, un Male arcaico, di un'atrocità che potrebbe essere riconducibile ad altre epoche storiche di cui ormai l'uomo non ha più memoria: epoche in cui dominava indiscussa un'assurda legge della giungla, una violenza senza nome e senza sosta mirata soltanto a imporre la supremazia del più forte.
Colpita la mente, ma prima ancora il cuore – Questo scenario terribile e insieme affascinante, tanto iperrealistico e crudo quanto fantasioso nella via attraverso la quale sceglie di turbare l'impreparato spettatore, è interessante non soltanto per la scelta tematica in sé; ma anche, e soprattutto, per l'iter narrativo che la sceneggiatura (sempre di Bertino) imbocca e percorre, implacabile, fino all'unico finale possibile. Pur ricamato su tutti i crismi dello slasher movie squisitamente americano, infatti, questo film non è un immediato e abbondante bagno di sangue, né tantomeno fa della morte il suo comodo ago, anzi. Non c'è fretta, non c'è quella tipica (e francamente triste) foga di mostrare, con dovizia di particolari, un qualche massacro sistematico; non è lo stomaco del pubblico ad essere colpito, ma la sua mente, e prima ancora il suo cuore. A questo proposito, per tentare di chiarire che ruolo abbia il cuore nel coinvolgimento in un film thriller, si rende necessario un piccolo excursus sulla trama: James (Scott Speedman) e Kristen (Liv Tyler), una coppia di fidanzati, si reca in una casa isolata precedentemente addobbata per un'occasione speciale, ovvero il festeggiamento della proposta di matrimonio di lui, che lei dovrebbe aver accettato. Sfortunatamente, le cose non sono andate come James sperava: Kristen ha rifiutato, non sentendosi ancora pronta. La vicenda si apre, quindi, con l'ovvia cappa di tensione e imbarazzo fra i due (deluso lui, inadeguata e colpevole lei, la quale cercherà addirittura di consolarlo indorandogli la pillola con un rapporto sessuale, che nemmeno sarà consumato in tempo prima dell'inizio dei guai); una cappa che opprime anche chi guarda, facendo languire il nostro occhio critico e dandoci in pasto a uno sgradevole senso di costrizione. Questo perché l'immedesimazione e l'empatia nei confronti del povero James sono pressoché naturali, distogliendo e ingannando le nostre aspettative: con queste premesse, soffriamo anche noi indirettamente da un punto di vista emotivo, e pensiamo per un attimo di trovarci di fronte ad un autentico film sentimentale, diventando più vulnerabili al colpo che Bertino vuole infergere. È con il cuore già a pezzi, perciò, che assistiamo al drammatico evolversi degli eventi: il soggiorno dei due protagonisti sarà sconvolto dall'arrivo di tre sconosciuti mascherati, veri e propri stalkers che metteranno l'abitazione e loro sotto un assedio inossidabile.
Il gusto di un'atrocità fine a se stessa – Scatta qui la seconda fase di "The Strangers", quella prettamente horror: da questo momento in poi, il film e il suo abile creatore se la spasseranno alle nostre spalle, divertendosi a giocherellare con noi come un gatto con un topo, in una preparazione apparentemente interminabile di quel che sarà: ciò che ne risulta è un agghiacciante quanto efficace climax di tensione, generata spontaneamente, di colpo, così come in fondo si verificano tutte le più immani tragedie. In questo modo, durante la visione, quasi senza accorgersene ci si comincia a chiedere la ragione di una simile malvagità, quella che spinge i tre estranei (che appunto danno il titolo alla pellicola) ad accanirsi con ogni mezzo per intrappolare e uccidere i loro bersagli indifesi; ed ecco che, più si cerca di dare una spiegazione logica alla situazione che ci viene freddamente mostrata, più la risposta si fa limpida e semplice: non c'è spiegazione alcuna, né può esserci. Non per questo Male, non per questa follia tanto lucida e tagliente, la cui grottesca gratuità è ben sottolineata dal breve scambio di battute che Kristen e James, ormai sconfitti e terrorizzati e anche loro solo desiderosi di conoscere la motivazione del loro misero destino, hanno nell'ultima sequenza del film con i loro persecutori: alla domanda "Perché ci state facendo questo?", viene ribattuto con "Perché eravate in casa". Un gelo quasi ironico, che laconicamente neutralizza ogni volontà di capire.
Un "fatto reale"? – Un regista, Bertino, spietato quanto i carnefici frutto della sua fantasia, insomma. Ad aiutarlo il cast (semisconosciuto, a parte la sempre valida Liv Tyler), che agisce bene sulle linee della sceneggiatura, senza platealismi ed esagerazioni; uno sviluppo del racconto, come già detto, sapientemente giostrato sull'angoscia, evitando ogni goccia di sangue superflua fino alla conclusione. Intrigante, infine, il commento dello stesso regista, che rivela di essersi ispirato a un "fatto reale": anni fa uno sconosciuto avrebbe bussato alla sua porta chiedendo di parlare con qualcuno che non c'era, e che non c'era mai neanche stato (proprio come avviene nel suo film); lo snodo perverso del plot dovrebbe in sostanza provenire da qui. "The Strangers" non è di sicuro un'iniezione di fiducia verso gli altri, ma per linguaggio e contenuti è senza dubbio un prodotto cinematografico di grande livello.
Jacopo La Posta
WeWrite, anno I, n. 3, marzo 2010
