Non è un’opera di fantasia di un pittore surrealista, nemmeno un fumetto o un cartone animato: la “casa di pannocchie” è vero un prototipo, realizzato nell'area protetta di Muttersholtz nella regione dell’Alsazia, a nord est della Francia. Si tratta di un progetto eco-friendly che quest’anno ha vinto il primo premio all'Arch<20, importante festival di architettura sostenibile che si tiene ogni anno in Alsazia.
Il progetto è stato realizzato dallo studio St.Andrè-Lang Architects e si chiama Tourner Autour du Ried. La struttura della casa di mais è completamente costituita da migliaia di pannocchie trattenute da una rete metallica. La forma è originale ed unica: si viene a ricreare una sorta di “vaso” di legno cavo, con il tetto diagonale, orientato in modo tale da sfruttare al meglio l'illuminazione naturale durante le varie fasi del giorno. Dalla casa di pannocchie si può godere di una vista panoramica sul paesaggio circostante .
L'arredo interno è estremamente essenziale: una panca di legno circolare corre lungo la parete e circonda un cono aperto verso l'esterno formando un patio, cuore dello spazio vitale, la cui posizione al centro dello spazio rispecchia il desiderio di lasciare che la natura entri nella casa.
L'aspetto più formidabile della struttura è il rivestimento di pannocchie di mais che si fondono armoniosamente con l’ambiente esterno. Gli ideatori di questo prototipo si sono ispirati alle forme degli essiccatoi per mais che si trovano in Alsazia, utilizzando lo stesso metodo di accumulo che gli agricoltori alsaziani utilizzavano per fare seccare le pannocchie. In questo modo, non solo la struttura diventa un tutt’uno con la natura, ma si trasforma in un “edificio dinamico”, in quanto le pannocchie cambiano colore con il passare delle stagioni.
Il progetto rappresenta il punto d'incontro fra la natura incontaminata e la coltivazione controllata. Questo edificio diventa così metafora di un equilibrio fra la natura e l'intervento dell'uomo e getta le basi da cui partire per uno sviluppo sostenibile.
Sara Sirtori
WeWrite, anno IV, n.1, gennaio 2013
