«Siete invitati a condividere un segreto con me: qualcosa di vero, qualcosa che non avete mai detto a nessuno. Il vostro segreto può essere un rimorso, un rimpianto, un timore, un tradimento, una confessione, un’abitudine imbarazzante, una speranza o un sogno. Tutto ciò stampato anonimamente su una cartolina».
Quello che, nel Novembre del 2004, iniziò come un progetto d’arte creato da Frank Warren, si è trasformato in un evento sociale di dimensioni inimmaginabili. «Lasciai questi inviti nelle stazioni della metropolitana, in gallerie d’arte, fra le pagine dei libri nelle biblioteche. Così, i segreti cominciarono a trovare il loro cammino verso la mia casella di posta elettronica».
Una casella che tuttora non smette di riempirsi di cartoline fatte a mano, vecchie fotografie, inviti di matrimonio e altri oggetti personali, decorati artisticamente per rivelare un segreto a qualcuno (Warren, appunto) che ha avuto una semplice, folle idea, da lui stesso descritta e definita sotto il nome di PostSecret.
Tre passi, tre norme – Prendere una cartolina, raccontare il proprio segreto anonimamente, affrancare e inviare; essere brevi, leggibili, creativi. Lascia che la cartolina sia la propria tela. I segreti sono, per definizione, qualcosa di intimo, personale e inenarrabile, e si potrebbe fare dunque fatica a concepire la loro fuoriuscita aldilà della nostra individualità; eppure, a volte, mantenere un segreto risulta un compito molto più pesante, opprimente e dannoso che svelarlo. L’anonimato della rivelazione, tramite la personalizzazione creativa delle cartoline, permette una vasta gamma di confessioni, dall’umoristico allo straziante, permettendo la condivisione di argomenti personali quanto universali. Anne C. Fisher, psicologa clinica e proprietaria di una galleria d’arte a Washington D.C., conobbe il lavoro di Warren attraverso un’esposizione di PostSecret; descrive Warren come padre, marito e imprenditore senza nessun background o formazione artistica, mentre invece egli stesso si definirebbe un “artista casuale”. La Fisher scrisse poi la prefazione del primo libro tratto da PostSecret, intitolato Confessioni straordinarie di vite ordinarie: una collezione dei segreti ricevuti in un anno dalla nascita del progetto. Di lì al 2010, stati pubblicati ben cinque libri che raccolgono migliaia di cartoline inviate.
Un grande successo – Lina María Aguirre, scrittrice del quotidiano catalano La Vanguardia, ritiene che si possa prendere coscienza del successo di PostSecret attraverso l’innumerevole quantità di cartoline che Warren continua a ricevere nella sua casella postale, come anche attraverso l’internazionalità del progetto, la popolarità dei suoi libri, le conferenze e gli incontri vari nei campus universitari, le reti sociali (migliaia di followers su Facebook e Twitter) e, soprattutto, dai quasi 430 milioni di visitanti del blog del sito www.postsecret.com, che viene settimanalmente aggiornato con decine di nuove cartoline.
Al momento non esiste una versione italiana, ma numerose traduzioni internazionali del sito web sono state create con permesso di Warren. Così, esiste PostSecretFrance per la Francia, PostSecret auf Deutsch per la Germania, PostSecretPT per il Portogallo, e perfino una versione in cinese, che come quella del Regno Unito dà completo credito a Warren (pur non avendone l'espresso consenso).
Il creatore di PostSecret collabora con l’associazione Hope, un call center mirato alla prevenzione del suicidio. Warren non reputa diretta la relazione fra segreti e suicidi, ma ci tiene a far conoscere questa associazione, nella speranza di combattere una realtà che lui definisce in un’intervista come, probabilmente, “il grande segreto dell'America”.
Frank Warren cita la frase di uno dei collaboratori del progetto, quando parla delle sue esperienze: «Le cose che ci fanno sentire così anormali sono in realtà le stesse che ci rendono uguali»; e il fondatore di PostSecret concorda sul fatto che i segreti delle persone le uniscano, in quanto costituiscono un aspetto comune della nostra umanità.
Laura Póvoa Tintori
WeWrite, anno II, n. 5, maggio 2011
