Hanno una formazione teorica, qualche sogno chiuso in un cassetto e sono poco consapevoli delle iniziative proposte dai propri atenei per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro.
Questa è la fotografia degli studenti italiani emersa dalla nostra inchiesta sul rapporto tra università e lavoro. L’università dovrebbe assicurare una formazione a tutto tondo, fornendo agli studenti i mezzi per entrare in contatto con l’universo lavorativo e dovrebbe rappresentare per loro un’occasione per vivere le prime esperienze professionali. Ma è veramente così?
Siamo andati in giro per l’Italia a dare voce agli universitari, per cercare di capire qualcosa in più in merito alle iniziative volte ad avvicinarli al mercato lavorativo.
Troppa teoria? − Da nord a sud, le università italiane sono frequentemente criticate per la natura accademica dei loro corsi. Gli studenti ritengono, infatti, che i percorsi didattici siano eccessivamente teorici e in molti casi percepiscono l’inserimento in una realtà professionale come ancora troppo distante dalla propria quotidianità. Un altro dato che accomuna gli atenei della penisola, è il sempre più vivo desiderio di esperienze di tirocini che non siano più facoltativi, ma resi obbligatori per tutti i corsi di studio, tenendo conto sia delle esigenze del tirocinante, sia delle effettive richieste delle imprese. Ciò consentirebbe a tutti gli studenti di acquisire, accanto alla formazione teorica, un bagaglio professionale e pratico che li aiuterebbe a inserirsi più facilmente nel mondo del lavoro.
Da nord a sud − In tema di organizzazione confusionaria e lacunosa, da Milano a Palermo il passo è più breve di quanto si possa pensare. Mentre però, gli studenti milanesi sono di fatto a conoscenza delle iniziative portate avanti dalla propria università, gli studenti palermitani ne sono quasi totalmente all’oscuro: è il caso forse di pensare che siano più intenti a risolvere i problemi della loro vita quotidiana di studenti (alle prese con orari dei corsi che si sovrappongono, con le code nelle segreterie delle facoltà o per fissare colloqui con i docenti), che proiettati verso l’universo lavorativo; molti ritengono opportuno, infatti, rivolgersi agli sportelli per la consulenza e l’offerta di stage, soltanto in prospettiva di un percorso post-laurea.
Uno sguardo al futuro − Contraddittorio il dato del polo riminese dell’Ateneo di Bologna: nell’università più antica del mondo, gli intervistati − pur essendo a conoscenza delle opportunità offerte dalla propria università − hanno dichiarato di non averne mai usufruito. Se da un lato, quindi, gli studenti portano dentro di sé i segni del disagio di fronte alle numerose porte − quasi sempre chiuse − che dovrebbero portarli nel mondo del lavoro, dall’altro non sembrano lottare fino in fondo per realizzare il proprio obiettivo di inserimento professionale, che forse vedono come un traguardo ancora troppo lontano.
Lo scenario europeo − Nonostante gli ostacoli incontrati sul cammino del percorso formativo − dalle strutture carenti, alla mancanza di risvolti pratici negli insegnamenti − a Cagliari, così come a Milano e a Palermo, si apprezza l’insegnamento diretto da parte dei docenti e la loro reperibilità anche al di fuori degli orari dei corsi. Un dato positivo, che però si discosta molto dalle altre realtà europee. Emblematico il caso dell’Olanda, in cui la ristrettezza dei gruppi di studio favorisce il coinvolgimento e l’interattività degli studenti, che instaurano coi decenti un rapporto di conoscenza personale. Gradite dagli studenti italiani le esperienze all’estero: dal progetto Erasmus, alle numerose opportunità di stage e di lavoro in altri Paesi − occasioni che permettono loro di imparare a convivere con culture diverse, vivendo appieno l’esperienza di cittadini europei.
Due mondi a confronto − La nostra analisi, condotta dal punto di vista degli studenti, ci ha portato a una riflessione sui punti di incontro tra università e lavoro, due mondi che non sono poi così distanti, ma che possono “dialogare” tra di loro. L’orientamento, i tirocini, gli stage rappresentano strumenti indispensabili per chi si appresta a trovare un impiego; l’università, dal canto suo, dovrebbe offrire agli studenti non solo la cultura, ma anche la flessibilità e l’apertura mentale che sono necessarie per affrontare la vita. «Ducunt volentem fata nolentem trahunt». «Il fato guida chi vuole lasciarsi guidare e trascina chi non vuole», scriveva Seneca. Il mondo accademico crea i contatti tra facoltà e imprese, ma è lo studente che, valorizzando al massimo le esperienze acquisite, diventa il vero artefice del proprio destino lavorativo.
Sara Sirtori
WeWrite, anno I, n. 7, luglio 2010
