Le sponde del Loch Ness, nel profondo nord della Scozia, sono quasi disabitate, ammantate di foreste e di nebbie. L’atmosfera è inquietante, oscura e minacciosa. Lo scrittore, artista e occultista Aleister Crowley cercava proprio una dimora remota, lontana dagli occhi del mondo. Fu così che nel 1899 acquistò Boleskine House, che sorge di fronte a un antico cimitero, sulla sponda sud-orientale del lago. Si dice che la casa fosse già infestata: Boleskine House sarebbe stata edificata sul sito di una vecchia chiesa, che avrebbe preso fuoco provocando la morte dei parrocchiani, intrappolati e arsi vivi al suo interno.
Aleister Crowley si stabilì a Boleskine House con il proposito di trascorrervi sei mesi di isolamento, che dovevano servirgli per compiere un complesso rituale esoterico, noto come il rito di Abramelin, Crowley sarebbe riuscito a evocare forze di eccezionale potenza, seminando il panico nella regione. I discepoli di Aleister Crowley ritengono, tuttora, che il rito officiato a Boleskine House abbia scatenato una tale energia da trasformare questo luogo nell’omphalos, il centro spirituale del mondo.
Il teologo Rudolf Otto sviluppò, nel suo libro “Das Heilige” del 1917, la relazione tra il concetto di sacro e quello di mysterium tremendum. A Boleskine, Aleister Crowley avrebbe creato un ponte proprio con questa dimensione primigenia, disumana e terribile del sacro.
Boleskine House fu acquistata negli anni Settanta da Jimmy Page, il chitarrista dei Led Zeppelin, che era un grande ammiratore di Crowley. L’influenza di Crowley è stata intensa anche sugli Iron Maiden e su Ozzy Osburne, che dedicò all’occultista la canzone “Mr. Crowley”. Negli ambienti dell’esoterismo, Crowley è tuttora considerato come uno dei più grandi, se non il più grande, occultista di tutti i tempi.
Le teorie di Crowley si ispirano in parte alla filosofia di Friedrich Nietzsche, oltre che a varie tradizioni ermetiche occidentali e orientali. L’invito di Crowley a scoprire la propria “vera volontà’” (in greco, Thelema) sembra quasi anticipare il concetto di individuazione proprio della psicologia analitica di Carl Gustav Jung; la sua sensibilità poetica e letteraria, invece, lo avvicina all’opera enigmatica di H. P. Lovecraft, ma il suo più noto romanzo, “Moonchild”, abbonda anche di un feroce sarcasmo.
Il cosmo di Aleister Crowley è un universo in cui vive un’umanità che sembra, in qualche modo, sopravvissuta alla morte di Dio annunciata da Nietzsche. Crowley formulò dunque il sogno faustiano di un individuo che può deificarsi tramite l’esercizio costante della propria volontà; Boleskine House rappresenterebbe l’ingresso dell’umanità in una nuova era, l’Eone di Horus, nel quale il sentiero verso la Grande Opera è aperto.
Negli anni, Boleskine House fu teatro di misteriosi fenomeni, apparizioni e tragedie, ma la dimora di Crowley è ancora in piedi, davanti al sinistro cimitero di Boleskine. La casa sembra un avamposto, ai confini del mondo abitato. L’accesso al giardino della villa è sbarrato da un poderoso cancello, costantemente sorvegliato da un guardiano. Jimmy Page ha venduto la casa da molti anni, secondo alcuni a causa delle tragedie che Boleskine avrebbe attirato sui Led Zeppelin.
È facile, naturalmente, liquidare le idee di Crowley come il delirio di un folle. Eppure, la figura e l’opera di quest'uomo sembrano racchiudere molti degli interrogativi e delle angosce che continuano a turbare il nostro incerto presente; e intorno a Boleskine si respira anche oggi un’aria opprimente, come se veramente Aleister avesse evocato qualcosa di innominabile e tremendo.
Daniele Atzori
WeWrite, anno II, n. 8, settembre 2011
