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Diagnosi dei tumori immediata: disponibile un nuovo sensore

Mauro Colla
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È poco più fine di un nostro capello, ma un giorno (forse) potrà esserci utilissimo. È un sensore di nuova concezione in grado di individuare e segnalare all’istante l’insorgenza di un tumore. Potremo entrare in farmacia per comprare un test di diagnosi precoce per il cancro, esattamente come è possibile fare oggi per un test di gravidanza?

Diagnosi e Tecnologia – Secondo Jae Kwon, ingegnere informatico all’Università del Missouri, questo sarà il futuro della diagnosi fai da te. Con il suo team di collaboratori sta sviluppando un sensore, che ha chiamato acoustic resonant sensor (sensore acustico risonante), che può essere impiegato per analizzare i fluidi corporei di un paziente, al fine di diagnosticare numerose patologie, come il cancro ai polmoni e alla prostata. In cosa consiste questo sensore? È realizzato con un impianto a rilevatori micro e nanotecnologici, noto come sistema M/NEMS (www.memsnet.org) del diametro di un capello umano; questo lo rende assolutamente non invasivo, e a differenza di molti altri sistemi tradizionali non ha perdita di segnale; a oggi è stato testato solo su sistemi in vitro.

 

Kwon, che lo scorso anno ha ricevuto un fondo di 400 mila dollari per le sue ricerche, avendo vinto il Career Award, promosso dalla Fondazione scientifica nazionale degli Stati Uniti, ha le idee chiare su quali sono i suoi obiettivi, e un modo decisamente molto americano di pensare a come fare ricerca. Coniugare innovazione scientifica, progresso sociale e guadagno.

«La nostra missione è di produrre uno strumento utile che può facilmente rivelare una grande varietà di patologie» afferma Kwon. «Inoltre il sensore ha enormi potenzialità commerciali, essendo di facile utilizzo e di prezzo assai contenuto sarà possibile venderlo sia nelle farmacie sia nei supermercati. Il fatto che dia un risultato immediato – conclude Kwon -  è un enorme vantaggio, perché placa l’ansia che accompagna la tipica attesa dei test tradizionali».

La scienza medica in questi anni ha già percorso, con risultati non sempre all’altezza delle aspettative, numerose vie per la diagnosi precoce del cancro. Dai test immuno-istochimici come il CINtec Histology Kit, sviluppato dai laboratori della MTM in Germania, o il test Elisa Chromoa prodotto da Cisbio, per il rilevamento di tumori neuroendocrini.  Solo tre anni fa l’annuncio di un kit che analizzava il respiro per la diagnosi di cancro al polmone; secondo i ricercatori che lo svilupparono era abbastanza accurato, dato che dava una certezza di individuare un tumore in tre casi su quattro.

Risultati self-service – La novità “rivoluzionaria” nel caso del sensore sviluppato da Kwon riguarda la sua commercializzazione, perché l’intenzione è di venderlo al dettaglio e non ai laboratori specializzati nelle diagnosi. L’utilizzo di un  kit per la diagnosi “casalinga” di un tumore, impone una seria riflessione sulle conseguenze sociali di quello che potrebbe comportare un approccio personale e privato a una malattia che in Italia uccide più di 120mila persone all’anno, secondo i dati forniti dal reparto Epidemiologia Tumori dell’Istituto Superiore di Sanità.

I rischi sono molti; da quello puramente clinico, nel caso il test non risultasse sicuro e affidabile, a quello, più delicato, delle scelta personale dell’individuo su cosa fare. Il rischio è quello di estromettere nelle prime fasi dall’iter curativo il medico, rinunciando così ad un supporto indispensabile, anche dal punto di vista umano.

Insomma un kit fai da te per la diagnosi dei tumori porta con se ancora molti interrogativi, e sarà necessaria una riflessione e un dibattito che coinvolga medici, pazienti e ricercatori per non rischiare di creare (e commercializzare) un prodotto più dannoso che utile.

Diagnosi oggi – Non dobbiamo dimenticare che la diagnosi preclinica nel nostro paese è all’avanguardia. L’istituto nazionale dei tumori, l'Istituto europeo di oncologia e il San Raffaele di Milano hanno fatto gioco di squadra, unendo l’esperienza dei loro ricercatori e l’enorme know how scientifico a disposizione. In un lavoro, pubblicato sulla rivista Lancet, hanno dimostrato che è sufficiente l’uso abbinato di due apparecchiature diagnostiche, la Tac spirale e la Pet (tomografia a emissione di positroni), per individuare l'80 per cento dei casi di tumore allo stadio iniziale.

In questa fase, gli interventi chirurgici hanno una possibilità di riuscita intorno all'80 per cento e un indice di mortalità uguale a zero.

Mauro Colla

 

WeWrite, anno I, n. 3, marzo 2010