Messaggio

Le cuffie che ascoltano il cervello

Olivier Gasperoni
Stampa
(3 voti, media 5.00 di 5)
Share

Cuffie che ascoltano il cervello (fonte immagine: www.emotiv.com)Mi rivolgo proprio a voi, cari lettori, che in questo momento state facendo scorrere gli occhi su queste righe. Molto probabilmente avete la freccetta del puntatore già posizionata sulla barra verticale, vicina al bordo destro del monitor, oppure il vostro dito medio è posato sulla rotella del mouse, pronto a far scorrere il testo per permettervi di leggere più avanti. Ebbene, preparatevi a dimenticare queste abitudini perché è vicino il tempo in cui esse saranno solo vecchi ricordi.


Comunicazione umana versus comunicazione elettronica – Se osserviamo due persone che dialogano tra loro, ci appare subito evidente come le parole che esse pronunciano sia solo una parte, seppure importante, delle informazioni che vengono scambiate: le espressioni facciali, la postura, il linguaggio del corpo sono infatti tutte parti della comunicazione che, come esseri umani, siamo inconsciamente abituati a dare per scontate.

Al contrario, la comunicazione elettronica richiede l’utilizzo di un comando elementare, o al più una serie di comandi, per ottenere il risultato desiderato. Una differenza fondamentale che priva la comunicazione elettronica degli aspetti extra-linguistici, come la comprensione delle emozioni e dei sentimenti dell’interlocutore, così importanti nei rapporti tra esseri umani. Dall’analisi di questa disparità, hanno preso il via le ricerche che hanno portato alla nascita di Emotiv EPOC, lo strumento rivoluzionario in grado di “ascoltare” le onde cerebrali dell’utilizzatore.

Una cuffia per il cervello – Con un sistema di acquisizione a 14 canali, Emotiv EPOC è un hardware leggero, versatile e dai costi contenuti, in grado di leggere i segnali elettrici prodotti dal cervello. Grazie a un algoritmo innovativo capace di districare le differenze della corteccia cerebrale e quindi di generalizzare l’acquisizione tra differenti soggetti, tali segnali vengono interpretati e trasformati in modo da essere utilizzabili per l’elaborazione elettronica.

A parlarci di questo hardware innovativo è Tan Le di Emotiv Systems, la società australiana nata nel 2003 con l’ambizioso intento di rivoluzionare il mondo dell’interazione uomo-computer, esattamente come la GUI, la Graphic User Interface, fece circa vent’anni fa, e produttrice oggi di Emotiv EPOC. Secondo le sue parole l’interfaccia, già disponibile sul sito dell’azienda, non richiede la preparazione del cuoio capelluto, né l’utilizzo di alcun gel o pasta conduttrice del segnale, ma si indossa esattamente come un paio di cuffie, e necessita di pochi minuti per stabilizzare la ricezione delle onde cerebrali.

Le possibili applicazioni – Che si tratti di una tecnologia rivoluzionaria è certo. Ma quali sono le sue possibili applicazioni? Sempre secondo le affermazioni di Tan Le, esse possono spaziare dal campo ludico a quello dell’automazione domestica, fino all’utilizzo per l’assistenza a persone con disfunzioni motorie. In un videogame di ultima generazione, ad esempio, il controllo cerebrale può essere utilizzato per comandare l’avatar dell’utente, oppure programmato per rispondere automaticamente agli stati emotivi del giocatore, magari modificando l’illuminazione del mondo di gioco per rendere l’immersione nell’esperienza ludica ancora più completa.

Ma l’interfaccia può essere utilizzata anche per aprire e chiudere le tende di casa, accendere e spegnere le luci, oppure per permettere a coloro che utilizzano sedie a rotelle motorizzate di impartire i comandi di movimento con il solo uso del pensiero.

Cosa potrebbe succedere se…? – Le possibili applicazioni sono quindi molteplici, e come ricordato dalla stessa Tan Le, saranno gli sviluppatori di software a giocare un ruolo predominante nell’indirizzare tale innovazione. Ma cosa potrebbe succedere se il nostro computer domestico fosse davvero capace di leggere e interpretare i nostri stati emotivi? Potrebbe forse rifiutarsi di eseguire i nostri comandi? Se un virus informatico infettasse il nostro sistema operativo, allora potrebbe impedirci di cancellare i file infetti solo perché capirebbe che stiamo per avere la meglio su di lui? O ancora, immaginiamo di navigare nella rete indossando l’interfaccia: i siti che visitiamo potrebbero essere in grado di riconoscere il nostro stato d’animo, e in base a queste informazioni “servirci” la pubblicità più adatta alle nostre inclinazioni momentanee. È davvero questo ciò che vogliamo per il futuro?

Olivier Gasperoni

WeWrite, anno II, n. 1, gennaio 2011