Il futuro della produzione di apparecchiature è nella mani delle nanotecnologie. Perché stiamo studiando materiali molto piccoli, invisibili a occhio nudo, con i quali è possibile progettare strumenti in scala atomica e molecolare, strumenti con proprietà innovative rispetto a quelli creati con tecnologie standard.
Questo apre scenari rivoluzionari in campo applicativo, perché a queste dimensioni la materia cambia drasticamente le sue caratteristiche.
Nanofuturo – La produzione di nanomacchinari è ancora nella sua fase iniziale. Le nazioni più industrializzate, Stati Uniti in testa, stanno investendo ingenti risorse economiche nelle nanotecnologie, consapevoli che saranno una delle forze guida del futuro sviluppo scientifico. L’Italia in questo settore è un paese all’avanguardia; un team di chimici dell’Università di Bologna ha creato Sunny, un prototipo rivoluzionario di nanomotore in grado di funzionare a 60 mila giri al minuto, sfruttando la sola energia solare. Sono invece già disponibili in commercio capi d’abbigliamento e cosmetici con nanoparticelle, nanochip di memoria ma anche sistemi di diagnostica medica. Proprio in campo medico arrivano le novità più interessanti, ma anche quelle a cui la società deve guardare con maggior attenzione. Perché l’ingresso delle nanotecnologie nel campo della cura del paziente promette di cambiare la pratica medica, mettendo a disposizione strumenti diagnostici più efficaci e sistemi di cura innovativi.
Un importante passo avanti per la diagnosi dei tumori – A dicembre, sulla rivista scientifica Nature nanotechnology, sono stati pubblicati i risultati di uno studio dell’Università di Yale in collaborazione con quelle di Harvard e Cornwell. Mark Reed e Tarek Fahmy, coordinatori del progetto, hanno usato dei nanosensori per individuare alcuni biomarcatori di tumori presenti nel sangue. «È come riuscire a scovare un granello di sale in una piscina» ha dichiarato Reed. Cosa sono i biomarcatori? Sono sostanze, in genere proteine, prodotte dal nostro organismo in risposta all’insorgenza di un tumore o prodotte dal tumore stesso. L’individuazione di un marcatore non dà sempre la certezza che la persona stia sviluppando un tumore, poiché talvolta sono presenti nel sangue anche in condizioni non tumorali. Solo pochi biomarcatori, tra cui quelli scelti da Reed e Fahmy, sono utilizzati nella routine clinica di diagnosi, effettuata con metodi chimico-fisici. Se la via nanotecnologica tracciata dai due ricercatori sarà percorribile, si potranno semplificare (e velocizzare) le procedure per la diagnosi di tumori, come quelli al seno e alla prostata.
Speranze, Rischi e Futuro – L’importanza di continuare queste ricerche arriva indirettamente dal Ministero della Sanità, che ha reso noto quanto emerso in tema di tumori e prevenzione nella Relazione sullo stato sanitario del Paese. Secondo il rapporto, in Italia, nel 2006, si sono registrati 168 mila morti per cancro, che costituiscono il 30% del totale dei decessi. Ma c’è anche un dato positivo. I miglioramenti terapeutici e la tempestività nella fase di diagnosi hanno determinato un aumento della sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, passata dal 42% dei primi anni Ottanta al 58% della fine degli anni Novanta. Non è possibile dire se le nanotecnologie riusciranno a migliorare ulteriormente questa situazione, certo è che i risultati ottenuti nei laboratori americani per la fase diagnostica sembrano incoraggianti. Un fatto è evidente: molti nanoprodotti irromperanno prepotentemente nella nostra vita. Non dovremo farci trovare impreparati. Nel rapporto dell’Unesco L’etica e le decisioni per le nanotecnologie, vengono prese in considerazione le implicazioni etiche e sociali associate alle nanotecnologie. Gli autori sostengono che i rischi dovranno essere valutati tempestivamente coinvolgendo tutti, istituzioni, esperti e cittadini. E dovranno essere ridotti al minimo. Questa è la condizione fondamentale perché le aspettative (molte) riposte nelle nanotecnologie si realizzino veramente.
Mauro Colla
WeWrite, anno I, n. 1, gennaio 2010
