Messaggio

Italia – Serbia, ovvero “Della Matrice e le ribellioni catodiche”

Raffaele Flore
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Matrix - ribellioneItalia – Serbia: c’eravamo tanto a(r)mati. Anche dopo la sospensione definitiva del match le tv, indignate, continuavano a mandare in onda – strano paradosso – le immagini del triste spettacolo che ha negato il loro di Spettacolo, ha violentato il palinsesto e segnato una discontinuità nel Flusso del racconto (monologo?) televisivo.


Al netto delle interpretazioni politiche, calcistiche, sociologiche ed emozionali che avete letto in questi giorni, un dato rimane, spietato e incancellabile (soprattutto nell’era della riproducibilità tecnica – e della registrabilità su hard disk, in High Res – dell’opera d’arte): una volta tanto, di nuovo, almeno una ancora, la Vita ha fatto irruzione armata e in passamontagna negli studi Tv, ha letto il suo messaggio minatorio e poi è fuggita, lasciandosi dietro il suo piccolo rogo.

Messaggio d’errore “L’anomalia”, si leggerà in uno di quei report interni top secret e stilati da un apposito Ufficio adibito a contenere questo genere d’incidenti, “è avvenuta prima dell’Evento e ha creato una fluttuazione rivelatasi fatale nell’equazione prestabilita da mesi: si attende aggiornamento del rapporto su eventuali danni collaterali e residui di codicepirata che potrebbero replicare l’infezione”.

Ben presto la frattura è stata “normalizzata” e ciò che rimane sono delle sequenze alfanumeriche che definiranno e catalogheranno, ad uso delle nuove generazioni, a quale categoria appartiene l’Errore verificatosi il 12102010 alle ore 8.45 p.m., ora legale del Flusso. Ma, come il medium ben sa, la frittata è fatta, il virus entrato nel sistema e un’altra piccola breccia, seppur isolata e inoffensiva, è stata aperta nel fronte di guerra. Perché è di questo che parliamo.

Contro-lettura – Italia-Serbia del 12 ottobre o meglio, (non)Italia-Serbia di un giorno qualunque, passerà alla storia come un’altra data da cerchiare in nero sul calendario calcistico, l’ennesimo ricatto di una Curva all’intero Cerchio pallonaro, la solita (feconda) intromissione della politica nella cassa di risonanza del calcio il quale, si sa, stomaco forte, tutto mastica, digerisce e sputa amplificandolo. Noi vogliamo uscire per un attimo – niente paura, la durata di uno spot pubblicitario, giusto il tempo perché il nostro segnale non venga decriptato… – dal coro (degli Ultràs) e salutare gli scontri di quella sera come un attentato al tiranno catodico e alla sua anestetizzata programmazione. Un bagliore, anche se nero e nefasto, di Verità improvvisamente accesosi, che ha mandato in cortocircuito scheduling redazionali, pause pubblicitarie e blocchi temporali scanditi e previsti al millesimo.

Guerrilla? – Sistema bypassato. Genera caos e smarrimento: in sala regia prima ancora che nel salotto di casa. La tentazione di oscurare il flusso è forte, poi la contromossa del medium: il terrorismo mediatico va combattuto con le sue stesse armi ed ecco allora raddoppiarsi l’esercito di telecamere in tenuta anti-sommossa che riprendono i ribelli (stavolta vestiti da tifosi serbi) facendone gli attori inconsapevoli della contronarrazione televisiva. Lo spettacolo diventa quello che fino a pochi secondi prima era ciò che lo impediva. Il virus viene istituzionalizzato. Ma il gesto rimane, come pure il simbolo. Il bellico della diretta, si dirà. Ma anche il rischio che la Tv corre proponendo di continuo la sua recita mascherata da verità. L’interruzione random, imprevedibile, fortunatamente ci ricorda che la dittatura mediatica è essa stessa l’anomalia, non certamente la norma.

Guerra di (op)posizione – Obiezione dal fondo della sala: e se ci fosse scappato il morto? Risposta: sarebbe stata la stessa, identica cosa: non è l’incidente in sé che salutiamo con speranza, ma la sua capacità di inserirsi nella scaletta del reale propinataci quotidianamente nei palinsesti. È la sua possibilità, in potenza, di opporre il dia-logo al mono-logo del tubo catodico. Se questa è una guerra, allora tutto è lecito e chi si rivolta deve sfruttare qualsiasi mezzo, nutrirsi di ogni spiraglio che il nemico lascia tra le righe del Codice, quell’errore sistemico che tocca allo spettatorehacker, oppure, come quella sera al Marassi di Genova, alla sua controparte in sciarpa e manganello, individuare. Piccole battaglie combattute sulla sottile linea di demarcazione che lo schermo di vetro ancora riesce a mantenere tra due mondi, in una guerra che difficilmente vinceremo. Ma questo virus, e il prossimo e quello che ancora verrà nutrono la speranza dei rivoltosi.

P.s. Qualcuno ha una volta ha scritto che, oramai, “solo nel Cinema (a differenza che in Tv, NdR) si riesce ancora a cogliere l’agitarsi della Vita”. Aggiungiamo noi che nel CalcioTv odierno, pur con la sua anarchia fortemente conservatrice (sic!), è ancora possibile questa forma di Resistenza.


Raffaele G. Flore

WeWrite, anno I, n. 10, novembre 2010