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Oriundi, Balotelli e razzismo: tifoso italiano sempre più in crisi

Mauro Blasi
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Razzismo negli stadi di calcioCi risiamo. L’ombra funesta del razzismo ritorna spietata a deprimere i valori dello sport. Mercoledì 17 novembre si è giocata a Klagenfurt, in Austria, l’amichevole di calcio Italia-Romania, finita 1-1. L’evento non era sicuramente di primissimo piano. Una partita per pochi intimi, che si è involuta in un’infelice manifestazione contro la Nazionale multietnica. Oggetto dei cori beceri soprattutto il giocatore del Manchester City, Mario Balotelli.

Criticata ferocemente anche la scelta del c.t. Prandelli di convocare giocatori oriundi (non nati nel nostro Paese). Oltre alla gravità della cosa, è chiaro che alcuni nostri tifosi confondono, in maniera anche grottesca, un paio di concetti. Soprattutto non hanno ben chiara la differenza tra gli oriundi e i calciatori nati in Italia, ma con una pelle diversa da quella bianca.

Balotelli è diventato così bersaglio di una critica – sconvolgente, ingiusta e razzista – che non lo riguarda, dato che è nato a Palermo il 12 agosto 1990 e perciò italiano a tutti gli effetti. In sintesi: si confonde – in maniera del tutto ingiustificabile – razzismo con la possibilità di far giocare atleti nati all’estero.

Tra poco sarà Natale e ci penserà Babbo Natale a rimettere a posto la coscienza di tali “tifosotti”. Intanto io provo a fare luce sulla questione, specificando che oriundi e giocatori italiani di colore sono due cose completamente diverse e che vanno affrontate in maniera separata.

Storia degli oriundi – Comincia molto presto l’impiego in Nazionale di giocatori non nati nel nostro Paese. Durante il Fascismo diversi oriundi – soprattutto sudamericani – hanno contribuito a far vincere all’Italia ben due Campionati del Mondo (1934 e 1938). Monti, Guaita, Orsi e Andreolo sono stati calciatori determinanti e acclamati. Molto probabilmente saranno serviti a Mussolini per far accrescere il suo consenso agli occhi dell’opinione pubblica, ma la questione degli oriundi non ha mai avuto derive razziste, almeno all’interno degli organi della federazione. L’esperienza termina durante gli anni Sessanta, dopo il fallimentare Mondiale in Cile (1962): famosi giocatori come Maschio, Altafini, Sivori e Sormani vengono duramente contestati dai tifosi e messi da parte. L’Italia decide così di puntare tutto sui talenti nostrani (come Rivera e Mazzola). Dopo molti anni senza oriundi – tralasciando casi limite come Gentile (nato in Libia) e Di Matteo (nato in Svizzera) – è il c.t. Trapattoni a riscoprirli: ecco la convocazione di Camoranesi per l’Europeo 2004 in Portogallo. Il giocatore nato in Argentina è stato protagonista nell’ultima vittoria Mondiale del 2006, in Germania. Da allora la polemica è ripresa, ma l’attuale coach Prandelli punta deciso su questa risorsa: recentemente sono stati chiamati Amauri e Ledesma e non è detto che la lista non possa allungarsi.

Viva le diversità Ora l’idea da parte della Figc è quella di dare la fascia di capitano a Balotelli per una partita della Nazionale. L’iniziativa può essere considerata lodevole, ma non basta. Il messaggio che deve passare è che ogni giocatore nato in Italia – di qualsiasi colore della pelle – se ne ha le capacità può essere convocato dal c.t., senza che si sollevino polveroni di stampo razzista. Sull’utilizzo degli oriundi ci si può ragionare, ma sul colore della pelle no. D’altronde l’Italia del futuro sarà così come già diverse altre nazionali europee schierate in modalità multietnica: Francia, Inghilterra e ora anche la Germania. E perché noi no?

Mauro Blasi


WeWrite, anno I, n. 11, dicembre 2010