Il binomio sport e disabili soffre spesso di quel preconcetto che li vede come due mondi troppo diversi per convivere. Siamo infatti banalmente abituati a pensare che il disabile fisico lo sia anche da un punto di vista mentale, sia cioè privo di gusti, emozioni, idee.
Se diamo uno sguardo poi al mondo sportivo, agonistico o dilettantistico che sia, ci accorgiamo di come a farla da padrone sia spesso la disattenzione sul fatto che, tanto per un normodotato quanto per un disabile, lo svolgimento dell’attività sportiva, oltre a generare benessere fisico, sia un importante strumento attraverso il quale “costruire se stessi”, interagire con gli altri, sviluppare la propria autostima e quel sano desiderio di successo e affermazione personale.
Abbattere le barriere e accettare le differenze – È proprio da alcuni atleti disabili che arrivano gli esempi migliori a favore del decadimento di quei pregiudizi che ritenevano l’attività sportiva una prerogativa solo dei normodotati. In molti di loro, infatti, il desiderio di competizione è più forte che in tanti fisicamente integri e spesso è accompagnato da un grande coraggio e un grande amore verso la vita e la disciplina sportiva.
Come non ricordare il sudafricano Oscar Pistorius – vincitore del premio Laureus World Action Sportspearson of the Year come miglior atleta disabile del 2012 – che, privo di entrambi gli arti inferiori a causa di una grave malformazione, è divenuto uno dei più conosciuti campioni paralimpici grazie all’ausilio di particolari protesi in fibra di carbonio.
O ancora il pilota Alessandro Zanardi che, nonostante l’amputazione di entrambi gli arti inferiori subita dopo il brutto incidente del Lausitzring, oggi è di nuovo in piena attività: ha collezionato infatti eccellenti risultati nell’handbike ed ottenuto il titolo di Campione italiano superturismo. Il suo è un atteggiamento contagiosamente positivo nei confronti della vita tanto da essere il primo a scherzare in riferimento a ciò che il suo fisico ha subito. Un recente accordo tra Cip – Comitato italiano paralimpico – e Polizia di Stato ha permesso ad Enzo Masiello, campione di sci nordico, e agli schermidori Andrea Macrì e Alessio Sarra di essere i primi tre atleti paralimpici a vestire la divisa blu-amaranto della Polizia di Stato.
Giochi Olimpici e Paralimpici di Londra 2012. Di esempi positivi di armonia tra sport e disabilità, come dicevamo, ce ne sono veramente tanti; l’ultimo in ordine di tempo è quello che riguarda Bebe – al secolo Beatrice Vio. La sua è una di quelle storie che contengono una piccola lezione di vita. Tra poco più di due mesi si apriranno a Londra i giochi della XXX Olimpiade a cui si affiancheranno i Giochi Paralimpici. E sarà allora che Bebe potrà coronare il suo sogno: quello di essere tedofora alle Paralimpiadi. La giovanissima atleta, l’unica in grado di tirare di scherma amputata ai quattro arti, è determinata, sicura e senza paura… un “piccolo carro armato biondo” a cui la malattia ha tolto mani e piedi ma non la gioia di vivere.
Laura Torbelli
WeWrite, anno III, n. 6, giugno 2012
