Basta poco per far parte del team: una residenza all'estero, essere liberi professionisti e disposti a condividere uno spazio. Ma cosa rappresenta tutto ciò? Non è la solita trovata per fare appeal sull’ headhunter ed essere reclutati nelle migliori multinazionali del mondo, si tratta di un vero e proprio stile di vita, in cui tanti lavoratori, professionisti o freelance condividono spazi equipaggiati – con scrivanie, sale riunioni, connessione di rete – per periodi più o meno prolungati.
Coworking Innovazione Professionale – Lo stile del coworking viene spesso utilizzato da chi si sposta da una parte all'altra del mondo per lavoro o anche solo per ampliare relazioni, spunti o idee. Niente a che vedere con i tradizionali studi associati, o semplici affittacamere: ci si può passare un anno come un’ora, e vi si incontrano persone dalle professioni molto eterogenee. C'è chi parla di “atmosfera” del coworking e persino chi si spinge a vedere in essi una delle forme emergenti di lavoro, a metà strada tra una casa, un internet café e un open space. I prezzi variano: la collocazione di una membership mensile con accesso di rete illimitato all'Hub di Londra costa 295 sterline (circa 450 euro), mentre per una postazione al Rootspace di Beirut se ne pagano circa 50. Presso MonkeyBusiness, coworking milanese, il canone mensile per una scrivania è di 200 euro (250 se si vuole affittare un computer), ma sono previste anche quote minori per periodi più brevi (affitto a settimana o a giornata) e a forfait per quelli più lunghi.
La vera differenza qui non la fa il prezzo, ma l’“atmosfera”, che si vuole informale e collaborativa.
Il fenomeno approda presso il Citizen Space di Zurigo – Il coworking nel mondo punta a creare un’oasi collaborativa per freelance e lavoratori indipendenti. Il fenomeno è esteso in tutta Europa, io ho fatto tappa a Zurigo, dove ho incontrato i veri protagonisti di questa nuova forma di “lavoro interattivo”.
Helga – 31 anni, di origine polacca – è in giro per l'Europa da cinque anni, lavora come architetto e la sua postazione è appunto in uno degli open space più multietnici e affollati del mondo, al Citizen Space di Zurigo. Di questo laboratorio Helga apprezza la condivisione di idee, servizi, la loro duttilità operativa, l'interazione tra culture diverse.
Molti tra coloro che approdano nei coworking di Zurigo non sono mossi solo dalla ricerca di postazioni comode e a buon mercato, ma anche dal desiderio di condividere spazi e progetti con persone potenzialmente affini. Infatti vi lavorano ragazzi con background simili: creativi, designer, architetti, giornalisti. Al loro interno si generano network di amicizie che talvolta possono sfociare in vere e proprie opportunità di lavoro. Ma come sono le giornate in un cospace?
Co-organizzazione – Alle 8:00 di mattina, lo spazio di lavoro è già occupato da una buona metà dei suoi inquilini, non esistono gerarchie, si parlano almeno tre lingue e l'organizzazione è migliore di quella di una multinazionale: efficiente, meticolosa, agevola la convivenza lavorativa e la nascita di nuovi business. Molti coworker sono giovani studenti con borse di studio, ma in altri casi si tratta di veri e propri professionisti, che avendo l’esigenza di viaggiare e di spostarsi continuamente per lavoro, utilizzano questi luoghi come uffici lastminute. L’esperienza di lavorare in un cospace offre la possibilità di confrontarsi con un mercato sempre più fluido ed eterogeneo, in cui i nomadi dei giorni nostri trovano tutto ciò di cui hanno bisogno: una scrivania, una buona rete wireless e un pezzo della propria identità.
Roberta Esposito
WeWrite, anno I, n. 4, aprile 2010





