Sono i primi anni Novanta e il quartiere San Salvario di Torino è il prototipo della “complessità sociale”: criticità, molteplicità di identità, spinte distruttive, desiderio di investire nel cambiamento. Pur essendo localizzato in una posizione centrale della città, a due passi dalla Mole Antonelliana, il quartiere subisce negli anni un forte degrado urbanistico, con la conseguenza di un alto tasso di criminalità e una diffusa inciviltà; a queste, va aggiunta una crescente immigrazione.





