«Da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione» . È la frase finale del film Cesare deve morire, pronunciata da Cosimo Rega, uno dei protagonisti, a seguito della sua esibizione nel ruolo di Cassio in Giulio Cesare di Shakespeare. Nessuna metafora: la cella è vera, come è vera la prigione, il carcere di Rebibbia per l’esattezza. L’attore in questione è attore solo nella tragedia di Shakespeare, nel film interpreta se stesso: Cosimo Rega, condannato all’ergastolo per reati malavitosi, sconta la sua pena presso il carcere romano, luogo dove ha perso la libertà e incontrato il teatro, fondando alcuni anni fa la compagnia dei detenuti-attori del carcere di Rebibbia. Cosimo e altri detenuti veri sono i protagonisti del film di Paolo e Vittorio Taviani. Il film ha riportato in Italia l’Orso d’Oro della sessantaduesima edizione del Festival di Berlino, dopo ben 21 anni, quando vinse La casa del sorriso di Marco Ferreri.