Arte prêt- à- voir – Google ci insegna la democrazia: tacciato quasi quotidianamente di monopolio dai concorrenti, per gli utenti della Rete il gigante di Mountain View è la Democrazia, con la d maiuscola. Dopo aver regalato il motore di ricerca per eccellenza, dopo Google Earth, dopo Google Street View e proprio grazie a quest’ultimo, è arrivato Google Art Project, ossia libero accesso all'arte, per tutti. Numeri che fanno girare la testa: «Undici città, nove paesi, diciassette musei (destinati ad aumentare), diciassette immagini in gigapixel, mille e sessantuno immagini di opere in alta risoluzione, trecentottantacinque sale, quattrocentottantasei artisti, seimila panoramiche Street View».
Tra i musei spiccano: il Moma di New York, gli Uffizi a Firenze, l’Hermitage a San Pietroburgo; con ogni probabilità la maggioranza dei fruitori non avrebbe mai avuto l’occasione di visitare questi templi dell'arte. Google invece offre la possibilità, gratis, di visitare questi luoghi comodamente e, soprattutto, con una serie di valori aggiunti di non poco conto: la possibilità, per esempio, di creare la propria galleria e di condividerla con altri utenti sui Social Network perché, ricordiamolo, condivisione è la parola e il concetto che fa da chiave di volta al Web.
Free Enter always – Dopo musica e libri, finalmente anche l’arte approda sui nostri schermi e può venire condivisa e discussa.
Google Art Project simula in tutto e per tutto una visita vera e propria, meglio, il tour virtuale riesce finalmente a dare una visione dei dettagli a cui l’occhio umano ha sempre aspirato ma che finora non aveva mai raggiunto: «Tutte le immagini sono in alta risoluzione e per alcune opere in particolare, come la Nascita di Venere, abbiamo utilizzato apparecchiature fotografiche ad altissima risoluzione: sette miliardi di pixel, tali da consentire la visualizzazione di dettagli altrimenti non visibili ad occhio umano».
Senza far suonare nessun allarme, senza avere nessuno davanti che rovina la visione, possiamo lasciarci andare tranquillamente alla sindrome di Stendhal osservando ogni singola pennellata.
Google Art Project incarna finalmente quello che dovrebbe essere un diritto, sempre troppo bistrattato e sottovalutato, inalienabile dell'uomo: l'accesso alla bellezza.
Evelina Guerreschi
WeStyle n.2, marzo 2011, supplemento a WeWrite, anno II, n. 3, marzo 2011





