“No say the cat is in the sac”. Questa è solo l’ultima di una serie di battute sportive divertenti, firmata Giovanni Trapattoni. Il c.t. dell’Eire – durante la conferenza stampa prima dello spareggio con l’Estonia per accedere agli Europei – ha improvvisato una esilarante traduzione di una delle sue massime più famose, “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, scatenando sorpresa e ilarità tra i presenti.
Una enciclopedia sarebbe il minimo per onorare tutte queste battute sportive divertenti: hanno fatto la storia e certi personaggi hanno catturato l’attenzione dei media e degli appassionati non solo per le imprese sportive, ma anche per il modo di esprimersi. Non si può certo creare una raccolta qui, ma è possibile studiarne il fenomeno. Dal vasto contenitore, infatti, si potrebbero creare 3 macro-aree: quella degli “strafalcioni”, quella degli aforismi e infine quelle che rientrano nella classe degli “sfottò”. Gustiamocele insieme.
Strafalcioni – La prima categoria di battute sportive divertenti è quella derivata da “orrori” grammaticali o di forma. Frasi pronunciate in modo errato inconsapevolmente, ma proprio per questo passate alla storia. Addirittura per alcune sportivi si creava una “caccia all’errore” attorno alle loro dichiarazioni. È il caso, soprattutto, dei calciatori Salvatore Schillaci e Alessandro Altobelli. Idoli assoluti per le tifoserie del tempo, anche per espressioni tipo “Questa Inter è come un carro armato a vele spiegate”, “Le esperienze bisogna vissurle” (per quanto riguarda Altobelli), “È un gol che dedico in particolare modo a tutti”, “Tutti si aspettavano un punteggio più largamente” (Schillaci). Sui calciatori c’è sempre stata la nomea di individuo un po’ sempliciotto e ignorante (vedesi per esempio il caso di Totti con il famosissimo “Carpe Diem? Scusate ma non parlo inglese”) ma anche presidenti non sono da meno. Chi non ricorda il compianto patron del Cesena Edmeo Lugaresi: “Giochiamo in Provenza…in Provenza di cosa?”. Chissà se poi l’ha saputo in quale “Provenza” sarebbe andato a giocare. Anche un presidente di una piccola realtà come Monopoli è riuscito a ritagliarsi la sua fama: Pasquale Bellomo: “Certamente ci sono creduto che avremmo qualificarci”. Ne siamo convinti anche noi. Chiudiamo con il presidente-totem del Catania, Angelo Massimino: “A questo mondo c’è chi può e chi non può. Io può”.
Aforismi – Gli aforismi sono terreno soprattutto per gli allenatori. È sicuramente battaglia è tra Vudjadin Boskov, “Rigore è quando arbitro fischia”, “Pagliuca uscì dall'area come cervo esce da foresta” e Giovanni Trapattoni col leggendario “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, nonché con altre perle come “Non mettiamo il carro davanti ai buoi, ma lasciamo i buoi dietro al carro”. Anche il redivivo Schillaci ci dà del suo: “Il calcio si gioca con le palle a terra”. Epica la perla del radiocronista Sandro Ciotti, che durante un collegamento fatto al 17° minuto di un incontro disse: “Siamo giunti al minuto che intercorre tra il 16° e il 18°”. Chissà, forse per scaramanzia non voleva pronunciare il numero 17. Si chiude con una massima di Nereo Rocco, che riassume in poche parole il suo concetto di gioco del calcio: “Colpite tutto ciò che si muove a pelo d'erba. Se è il pallone, meglio”.
Sfottò – Qui il maestro di battute sportive divertenti, basate sugli sfottò, è sicuramente Peppino Prisco. In questi casi la frase è detta volontariamente per scatenare reazioni ludiche. L’avvocato nerazzurro ha deliziato la platea per decenni: “Se stringo la mano a un milanista mi lavo le mani, se a uno juventino mi conto le dita”, “Un pronostico su Ascoli-Milan? Non saprei, non mi interesso di calcio minore”, “Un secondo prima di morire mi converto e divento milanista. Così ce ne è uno di meno”. Il livello di Prisco è sicuramente irraggiungibile. Appena un gradino più sotto si piazza Aldo Biscardi “Qui le polemiche fioccano come nespole” detto sicuramente per divertire pubblico e ospiti. Recentemente, invece, si è perso il ricorso allo sfottò genuino. Troppe code velenose alle polemiche. Non è un caso, infatti, che il massimo esponente contemporaneo sia Josè Mourinho, uno che volentieri scatena la diatriba ad ogni costo. Le sue battute, però, sono eccellenti come impatto mediatico: “Non sono pirla!” o “Zeru tituli”, sono espressioni che verranno sicuramente canonizzate. Per concludere, è meglio rifugiarci col solito vecchio Trap: “Non sono né la Lollobrigida, né Marylin Monroe, però dicono che abbia un bel culo!”.
Mauro Blasi
WeWrite, anno II, n. 11, dicembre 2011





