Non solo un buon metodo di autodifesa, ma pure uno stile di vita, che incentra la propria essenza su principi come la cortesia, l’integrità, la perseveranza e l’autocontrollo. Si tratta di uno sport formativo, capace di donare a chi lo pratica non solo un certo progresso fisico, ma anche un benessere mentale e spirituale. Il suo nome, Taekwondo, tradotto letteralmente significa “arte dei calci e dei pugni in volo”. In realtà, quest’arte marziale si basa soprattutto su un fluido e spettacolare uso delle tecniche di gamba.
Antica arte marziale coreana – Il Taekwondo nasce dalla necessità, dopo la Seconda guerra mondiale, di riuscire a raggruppare i vari stili che si erano fino ad allora diffusi in Corea sotto un’unica arte marziale che avesse solamente un nome. Grazie, quindi, all’iniziativa del maestro coreano e generale Choi Hong Hi, considerato appunto il padre del Taekwondo moderno, quest’arte marziale viene ufficialmente riconosciuta in Corea, per poi superare i confini nazionali e diffondersi nel mondo, dove oggi è praticata da circa 50 milioni di persone.
Allenamento fisico e mentale – Uno sport che riunisce in sé grazia, forza e disciplina. Quest’arte marziale ha come scopo principale, prima ancora che la difesa e la vittoria, l’elevazione dello spirito e il rafforzamento del carattere di chi la pratica, favorendo oltretutto la sicurezza, la capacità di concentrazione e il raggiungimento di un certo grado di serenità interiore.
Lo stesso colore delle cinture (i gradi delle cinture colorate sono dieci, i kup) è associato ai diversi significati di questo processo di crescita sia mentale che fisica: si passa dalla cintura bianca, che vuole esprimere ingenuità e volontà di apprendere dell’allievo, a quella nera (insieme a tutti i suoi dan) che indica l’inizio di un nuovo metodo di allenamento e l’impenetrabilità al male, alle tentazioni e alla paura.
Una disciplina olimpica – Il Taekwondo è diventato sport olimpico ufficiale a Sydney 2000, in passato era comparso solo come sport dimostrativo. Un risultato molto importante è stato conseguito ai Giochi olimpici di Pechino, nel 2008: il giovane atleta Mauro Sarmiento ha infatti guadagnato un argento nella categoria maschile -80 kg, così da segnare davvero l’entrata del Taekwondo italiano nella storia delle Olimpiadi.
Il Taekwondo educativo - Tutti possono praticare questo sport, grandi e piccini. Proprio ai bambini dai 5 ai 12 anni è rivolto il Taekwondo educativo, che non è da intendersi come una specializzazione precoce, ma come un modo per avviare i più giovani all’arte marziale.
Quello utilizzato è un metodo innovativo, non solo testato scientificamente, ma provato anche da anni di esperienza con bimbi di scuole materne, elementari e medie inferiori. Il Taekwondo educativo non va solamente a soddisfare le esigenze di mantenimento e sviluppo fisico di cui i ragazzi hanno bisogno, ma li aiuta a esprimere la propria personalità e interiorità, interagendo e socializzando con gli altri. Indirizza inoltre i giovani verso una sana competizione.
Laura Tumbarello
WeWrite, anno I, n. 5, maggio 2010





