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Home Cultura Emozioni di Primavera

Emozioni di Primavera

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Primavera odorata, inspiri e tenti/ Questo gelido cor,/ questo ch'amara/ Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara?/ Vivi tu, vivi, o santa Natura? vivi e il dissueto orecchio/ Della materna voce il suono accoglie?/ Già di candide ninfe i rivi albergo,/ Placido albergo e specchio/ Furo i liquidi fonti. Arcane danze/ D'immortal piede i ruinosi gioghi/ Scossero e l'ardue selve (oggi romito/ Nido de' venti): e il pastorel ch'all'ombre/ Meridiane incerte ed al fiorito/ Margo adducea de' fiumi/ Le sitibonde agnelle, arguto carme/ Sonar d'agresti Pani/ Udì lungo le ripe; e tremar l'onda/ Vide, e stupì, che non palese al guardo/ La faretrata Diva/ Scendea ne' caldi flutti, e dall'immonda/ Polve tergea della sanguigna caccia/ Il niveo lato e le verginee braccia.

Vissero i fiori e l'erbe,/ Vissero i boschi un dì. Conscie le molli/ Aure, le nubi e la titania lampa/ Fur dell'umana gente, allor che ignuda/ Te per le piagge e i colli,/ Ciprigna luce, alla deserta notte/ Con gli occhi intenti il viator seguendo,/ Te compagna alla via, te de' mortali/ Pensosa immaginò. Che se gl'impuri/ Cittadini consorzi e le fatali/ Ire fuggendo e l'onte,/ Gl'ispidi tronchi al petto altri nell'ime/ Selve remoto accolse,/ Viva fiamma agitar l'esangui vene,/ Spirar le foglie, e palpitar segreta/ Nel doloroso amplesso.
Alla Primavera, Giacomo Leopardi.

Un inno all’immaginazione, alla rinascita della natura, al risorgimento del cuore. Chi ha dentro di sé il senso della vita, chi vive intensamente, tira fuori emozioni, sempre. Attraverso la scrittura noi cerchiamo di fare questo, di rendere “viva” ogni cosa in cui ci imbattiamo. Spettatori curiosi, eterni bambini, attenti osservatori del mondo che ci circonda. Sempre pronti a capire cosa ci accade intorno. La passione per il giornalismo è ciò che ci accomuna e che ci ha uniti nell’ avventura di WeWrite.

Per me, è cominciato tutto tanti anni fa…C’era una volta un giornalino della scuola. Tutto sommato era un giornalino molto prestigioso. Tutti facevano a gara per andarci perché era un modo per saltare una settimana di lezioni. In seconda media una mia compagna di classe prescelta per far parte della redazione si ammalò, e mandarono me in sostituzione. Eravamo divisi in redattori e disegnatori, e la compagna che  sostituivo era per la categoria “redattori”. Non sapevo nemmeno cosa volesse dire “redattore”, ma mi piaceva. Non ricordo cosa abbiamo fatto esattamente quella settimana, ma ricordo che ci hanno insegnato cosa fossero l’”occhiello”, il “sommario”, il “catenaccio”. Fa sorridere oggi, ma se mi chiedessero di spiegare cosa sia un catenaccio, cercherei di arrampicarmi sugli specchi. Questa è stata la mia prima esperienza in ambito giornalistico.

Sono passati un po’ di anni e tante cose sono cambiate. Ma quella curiosità, quella voglia di esprimere, di osservare il mondo mi è rimasta sempre, anche quando ogni speranza sembrava perduta e la vita aveva chiuso ogni porta. L’esperimento del giornalismo partecipativo o open journalism, però, riapre uno spiraglio di luce e lancia una sfida molto affascinante all’interno del panorama mediatico. Nasce una nuova informazione, non più privilegio di pochi, ma a portata di mano di tutti. Con sguardi attenti, attivi, ipercritici, proponiamo uno scambio finalizzato all’arricchimento delle notizie, con mille sfaccettature e sotto punti di vista differenti. Per capire la realtà dobbiamo guardarla da diverse angolazioni, ed è questo ciò che facciamo. Il nostro non è forse un sacrosanto diritto alla riappropriazione di ciò che ci appartiene?

Oggi sono orgogliosa di far parte di questo progetto. Le cose che mi sono piaciute di più nella vita sono sempre state quelle inaspettate, quelle folli, quelle in cui non sapevo da dove cominciare. Proprio come adesso. Direi che vale la pena tentare.


Sara Sirtori


WeWrite, anno I, n. 4, aprile 2010