Era un diktat, un dogma familiare, studiare. Devi studiare, altrimenti nella vita non sarai mai nessuno. Devi studiare, altrimenti tutti ti metteranno i piedi in testa. Devi studiare altrimenti sarai condannato all'inferno sociale e diventerai uno spazzino. Il clima era di vero e proprio terrore, dai sei anni condannato alla laurea e non certo quella breve. Ma nonostante le generazioni siano vichianamente cicliche come la storia, nessuno considera il fatto che un giovane, e ancor più un bambino, fugge le imposizioni a prescindere, fossero anche giuste come una legge matematica.
Così la scuola diventa un calvario, reso tale soprattutto dalla frase che ti accompagnerà in tutto il percorso, come Virgilio Dante: «il ragazzo è dotato, ma non si applica». Invece no, ci si applica eccome, in tutto tranne che nelle materie istituzionali. Devi leggere Manzoni, Dante, Foscolo, ma se hai già in mano Marziale, Baudelaire e Co., Rodari, chi te lo fa fare? Neanche lo spauracchio dei brutti voti e delle note sul registro sono utili quanto l'inutilità delle punizioni tipiche: una settimana senza uscire a giocare con gli amici (e io sto in casa a vedere la tv), una settimana senza tv (e io leggo), una settimana senza libri (e io scrivo). La libertà è uno stato mentale, l'unico senza nessun confine.
Ma poi si cresce e la società diventa una necessità; vedere gli amici, le ragazze, giocare a pallone. Allora scopri i metodi di truffa sistemica e sistematica ai danni del corpo docente e a favore della tua sufficienza salva vita. E la sfanghi regolarmente, anche se non sempre senza effetti collaterali rimandati a settembre come te o ripetizioni di un anno intero, pacchetto completo. Prima ti licenzi, poi ti diplomi. Poi. È così bello stare a scuola, d'altronde tutti ti invidiano, inspiegabilmente per te, data la tua vita da studente, però se lo capisci in anticipo e decidi di prolungare il tuo soggiorno tra le mura liceali non va bene. No, per niente. Va bene, va bene, ora basta scuola dell'obbligo. Arriva l'università dell'obbligo, sì, obbligata. Sei troppo intelligente per buttarti via non studiando. E sia. Due anni, uno in una facoltà, l'altro in un'altra diametralmente opposta, ma stessi risultati, cioè nessun risultato se non quello di deludere, far arrabbiare, sentirti ingrato, fallito, diverso. Ma libero. Sì, libero, anche o forse soprattutto di sbagliare, ma da solo.
Ora lavori e sono solo fatti tuoi. Tantissimi fatti tuoi, tutti tuoi. Mille lavori, una sola persona, una sola passione vera che ha due facce, leggere e scrivere. Ti hanno convinto, scrivere non è un mestiere sicuro, certo, non come il cantante, in ogni caso non ti dà da mangiare. Se avessi studiato ora sarebbe tutto più semplice. Sarà, ma forse la quantità di libri letti e di parole scritte è diventata anche qualità. Quindi, sarà mai perché hai letto tanto e scritto altrettanto che riesci a comunicare e comunicarti come si deve, a dare risalto a quelle che sono le tue doti e renderle utili a te stesso e poi agli altri, a fare in modo che ti si riconosca del merito e addirittura una retribuzione? Troppo presto. Intanto ti selezionano per un master a pagamento, così, grazie a contatti, gente che conosci e che impressioni senza accorgertene, almeno per il momento. Poi te ne accorgi, così ti selezionano per un master gratuito che i tuoi colleghi, dei quali sei anche il tutor, pagano diecimila euro. E sono tutti laureati o laureandi, al contrario di te, scapestrato fannullone. Ma non ti senti in difetto, non più. Vai avanti, anni avanti e cosa fai? Lavori scrivendo e leggendo. Buffa la vita, quindi perché non sorridere da subito?
L'università ha un'importanza enorme e la laurea è un traguardo personale e sociale assolutamente arduo, faticoso e utile. Molto utile. Ma rimane uno strumento e si deve usare al meglio. Oggi la situazione dell'istruzione in Italia, a tutti i livelli, versa nella più profonda crisi mai vista. Crisi di valori, di sostanza, di credibilità. Ma laurearsi rimane sempre una grandissima cosa, non indispensabile, ma estremamente utile. Che si studi per passare gli esami o si studi per esaminarsi sempre meglio, l'importante è studiare. Accrescersi assecondando sempre le proprie attitudini peculiari, stringere i denti e perseverare in ciò in cui si crede, alla fine, comunque vada, il successo sarai tu.
Sandro Galanti
WeWrite, anno I, n. 7, luglio 2010






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Dalle facoltà esce un Dottore che ha allenato se stesso, a pretendere, ad ottenere, a sopportare l'ansia della "notte prima degli esami" - che in seguito si comprende superflua e fa quasi tenerezza - a ragionare con suo esamninatore, a farsi avanti e largo, anche tra le pieghe del caso, della probabilità, della possibilità.
Ne esce una TESTA, una formazione, spendibile sempre, perchè a prescindere dagli studi, si hanno appreso degli strumenti.
E pure un ORGOGLIO.
Scrivere e leggere, secondo libertà, sono uno scrigno (storia vera? :-)): riuscire ad essere ciò che si vuole è identità.
Gramsci
Studiare è una necessità, laurearsi no. La laurea è un orgoglio personale e sociale, un traguardo ambito e difficile da raggiungere, uno strumento utilissimo e distintivo, ma non è un obbligo né una necessità.
Mantenersi lavorando, sudando sotto il peso di una lavatrice che trasporti per le scale a piedi, mentre i tuoi amici sono al mare, e quando torni a casa leggere e scrivere come premio per il sudore versato, insegna lo stesso la costanza, il sacrificio e il significato di un obiettivo. Il fine non giustifica i mezzi, ma i mezzi possono giustificare il fine. IMHO.
I dati sulla dispersione universitaria fanno sospettare che l'obiettivo rimanga a mollo a mare.
Studi necessari, liberi, sociali, distintivi, faticosi o in discesa libera, se fossero così slegati dalle mura accademiche, ma allora, perchè non ci siamo fermati alla terza media?
traguardo siano anche spinti da un vero amore per la conoscenza, l'arte,
la letteratura ...
Chi cercasse soltanto un modo per distinguersi nella societa' potra' man mano scoprire ... che i Dottori sono oramai tanti e forse ci si "distingue" molto meno di prima.