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Home Società Lavoro Alla ricerca del lavoro perduto

Alla ricerca del lavoro perduto

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Io sono il mio lavoro Trovare un lavoro, ancora oggi, è cosa al quanto difficile e complessa, nonostante la classe politica da sempre affermi di profondersi al meglio perché il numero di disoccupati scenda. Ma niente, sale. Allora succede che l'umana creatività trovi strade alternative da percorrere, non cercare un lavoro, bensì creare un lavoro. Come? Semplice quanto complesso, diventando noi stessi il nostro lavoro.
Dedicarsi alla propria figura, all'esaltazione onestamente intellettuale delle proprie attitudini ed esperienze,  rendersi visibili e appetibili, insomma, diventare oggetto della ricerca e non soggetto. Gli strumenti oggi ci sono tutti, i social network sono un'inesauribile fonte di contatti e se ci si abbevera costruttivamente a essa, la sete di lavoro potrebbe svanire in men che non si dica.

Escogito ergo sum Di fronte a questa crisi occupazionale pesante, all'interno della quale le figure ricercate rimangono sempre le stesse, così come sempre le stesse sono quelle più offerte, diventa necessario differenziarsi, diventare originali e spendibili, essere utili al fine di essere chiamati dal mondo del lavoro senza perdersi nell'invio massivo e spesso indiscriminato di curricula. Ma non serve inventarsi nuovi lavori: ormai il mercato, anche sotto quell'aspetto, appare saturo di figure professionali. Allora che si fa? Semplice, si sottolineano e mettono in bella mostra le proprie doti peculiari. Un profilo su Facebook, un account su Twitter, una pagina MySpace e non può mancare l'iscrizione  a reti specifiche come LinkedIn. Definito il proprio campo di battaglia, non resta che prendere le armi in pugno e iniziare la lotta all'ultimo contatto.

Forma e sostanza Costruire la propria immagine sarà quindi il primo lavoro e il datore siamo noi stessi. Internet, tra le infinite possibilità di svago, se sfruttata scientemente, offre altrettante possibilità di sviluppo per la propria attività, sia essa esistente, da creare o da cercare. Canonicamente si bombardano i vari siti specializzati di curricula, che però, per loro natura sono poco esaurienti e freddi. Tutt'altra cosa è poter vedere attività, immagini, preferenze e avere la possibilità immediata di interazione, quindi di conoscenza diretta, seppur virtuale. Se fossi un'azienda alla ricerca di personale, sarebbero i social network il mio bacino d'interesse. Ecco che essere dovrà coincidere con apparire, perché se poi si creano false aspettative e si disattendono gli interessi suscitati, allora ci si brucia e non sarà sufficiente imitare la fenice per risorgere dalla proprie ceneri. Attenzione quindi a che foto si pubblicano, a cosa si scrive, quali interessi vengono palesati e quali omessi e, soprattutto, quali peculiarità e caratteristiche si esaltano, perché poi, se si bluffa si diventa poco credibili e la rete non perdona.

A buon imprenditor poche parole Stazionare di fronte al monitor non dovrà più essere associato all'idea di ozio e perdita di tempo ma al concetto proteiforme di lavorare su se stessi, per se stessi, con se stessi al fine di poter lavorare poi per una retribuzione e magari trovare proprio l'occupazione preferita e più adatta a sé. Per raggiungere questo agognato quanto insperato e spesso addirittura sognato traguardo, la via è, come da copione, erta e impervia. Ma ciò che è difficile, oltre a essere canonicamente soddisfacente nella conclusione, può essere divertente e molto stimolante. Dedicarsi a se stessi, recuperare quel sano antropocentrismo reso quasi uno spauracchio dall'odierna globalizzazione deve essere un ottimo lavoro. Il soggetto e l'oggetto coincidono e sono, insieme, la cosa più cara che ognuno di noi dovrebbe avere. Essere egoisti per essere capaci di voler bene agli altri, se non abbiamo cura di noi, se non si sta bene tra sé e sé, non si potrà mai ambire né anelare a  far star bene qualcun altro e, di conseguenza, consentire a qualcun altro di star bene con noi. Per essere desiderabili e appetibili per il mondo di oggi, del lavoro e non, occorre esserlo per se stessi, piacersi e rendersi migliori sempre più di ieri e sempre meno di domani. Puntare su se stessi, come risorsa primaria, come plus valore, per uscire dalla massa informe di domanda e richiesta, diventerà la principale occupazione che avrà come massima retribuzione la realizzazione della propria persona sociale, parte attiva di un mondo passivo che paradossalmente trasmette molto e riceve pochissimo, appiattendo ogni differenza peculiare divenuta asperità ed esaltando un esercito amorfo di tuttofare che, alla fine, non fa niente, perché niente è.

 

Sandro Galanti

 

WeWrite, anno I, n. 6, giugno 2010