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Home Società Lavoro Una giungla chiamata “lavoro”

Una giungla chiamata “lavoro”

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I giovani e il precariatoL’Italia è in crisi, si sa. Ottimismo e speranza le cure per uscirne? Utili, ma non abbastanza. Almeno per tutta quella potenziale forza lavoro che ha fatto della ricerca di un impiego stabile una nuova forma di lavoro. I dati Istat e Almalaurea sono allarmanti e altalenanti, in un circuito occupazionale che non accetta cambi generazionali, dimentica la meritocrazia e spesso relega l’esercito dei giovani inoccupati ai margini del mondo attivo. Sempre meno fisso e sempre più somministrato e incerto, il lavoro e la sua precarietà frenano ambizioni e prospettive a lungo termine.

La formazione post-laurea – Secondo il rapporto del 2010 di Almalaurea (su un campione di 210mila giovani) in un anno la quota dei senza lavoro è cresciuta di sette punti percentuali. Le stime evidenziano un aumento dal 16,5 al 22 percento dei laureati triennali in cerca di prima occupazione. Stesso destino anche per coloro che concludono il percorso di cinque anni (dal 14 al 21 percento), e per gli specialisti del ciclo unico che si scontrano con una disoccupazione del 15 percento.

Un immobilismo che non risparmia nessun tipo d’indirizzo di studio. Ecco che, in assenza di concrete possibilità di realizzazione, la concorrenza ai lavori veri arriva dai TFO, i cosiddetti Tirocini formativi e di orientamento. Strumento d’inserimento nel mercato e d’apprendimento on the job, è simile a un rapporto di lavoro (poggiante sulla convenzione stipulata tra l’azienda ospitante e l’ente promotore autorizzato) ma senza retribuzione e obbligo d’assunzione finale. L’esperienza, non superiore ai dodici mesi, è al termine certificata dal soggetto erogatore con evidente arricchimento per il curriculum.

Sbarcare il lunario – Dell’istantanea scattata da Almalaurea emerge che i neolaureati specialistici per il 52 percento hanno trovato lavoro grazie a contratti di collaborazione o altre forme precarie (rispetto al 49 percento del 2009). L’eldorado del lavoro fisso rispecchia, ahimè, solo il 26,1 percento (un lieve calo a confronto del 27,8 percento dell'anno passato). Il passo indietro è chiaro e unisce la comune generazione di diplomati e laureati. I concorsi pubblici non aiutano: pochi posti e lentezza burocratica indeboliscono ogni fiducia.

Per evitare di farsi risucchiare dall’attesa snervante, sempre più spesso si scelgono esperienze all’estero (per la conoscenza di una nuova lingua e di un differente ambiente lavorativo), ci s’inventa in moderne professioni o, semplicemente, ci si adegua a una gavetta che non riflette le proprie aspettative ma che permette di pagare le bollette.

Alla ricerca d’input – Se ormai il precariato e la disoccupazione sono esempi di ordinaria amministrazione, per tanti giovani significano assenza d’intervento, assuefazione, mancanza di stimolo e crescita di un Paese e della persona stessa.

L’accoglienza del mercato del lavoro, oggi, è evidentemente non adeguata all’investimento didattico (per opportunità e carriera) e alla soddisfazione di autonomia economica.

Federica Abozzi

WeWrite, anno I, n. 4, aprile 2010