Mentre fervono le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, in questi giorni le associazioni ambientaliste hanno discusso riguardo la necessità di realizzare l’unità d’Italia in bici.
Il 9 maggio si è celebrata la Prima Giornata nazionale della Bicicletta, con centinaia di iniziative in tutte le città italiane (molti dei quali a cura della FIAB). Il nostro Paese, su iniziativa del Ministro dell’Ambiente, ha istituito la giornata delle due ruote anche per gli anni prossimi. Finalmente anche in Italia, dalle Alpi alla Sicilia, si arriverà a considerare la bici un mezzo dalle straordinarie potenzialità per la mobilità quotidiana. Le nostre città, l’ambiente, il traffico, la salute, la qualità della nostra vita ne sapranno trarre beneficio.
Per una mobilità dolce – Afferma Eugenio Galli, presidente dell’associazione milanese Ciclobby «Può essere dunque la bici l’occasione per la riscoperta di una nuova unità nazionale sotto il segno della “mobilità dolce”?...Occorre una politica della mobilità ciclistica che sappia realizzare strategie di livello nazionale, regionale e locale, raccordate alle effettive esigenze degli utenti che è necessario saper ascoltare».
Milano, ad esempio, può avere un ruolo trainante: il successo del bike sharing, dimostra che le potenzialità ci sono. Il capoluogo lombardo è agevolato dalla forma urbis che risulta pianeggiante, di dimensioni contenute, con una distribuzione delle strade a raggi e cerchi concentrici che ricorda quella di una ruota di bicicletta.
Itinerari milanesi e difficoltà – Il sindaco Moratti e gli assessori Cadeo, De Corato e Massari, martedì 24 marzo 2010 a Palazzo Marino, hanno presentato un piano d’interventi da circa 30 chilometri di piste ciclabili, tra riqualificazione di tratti esistenti e creazione di nuovi. Gli itinerari che sono stati considerati, oltre ai primi due “raggi verdi” (da porta Nuova a Martesana e da Piazza Castello a Rho), sono le piste ciclabili nella cerchia dei Navigli, da Stazione Centrale a Porta Venezia, e da Argonne a Tricolore.
Ciclobby, pur valutando positivamente l’impegno finalmente assunto, rileva i alcuni fondamentali problemi per la mobilità ciclistica: ad esempio la mancanza di indicazioni sugli interventi a moderazione del traffico (es.zone a 30 km/h), le corsie ciclabili (che risultano, rispetto alle piste, di minor costo e di più rapida realizzazione), i parcheggi diffusi, l'intermodalità col trasporto pubblico e anche gli oltre 20 chilometri di binari dismessi che creano situazioni di pericolo a ciclisti e non solo.
Urge una politica risoluta, efficace e specifica – Una buona politica della mobilità ciclistica, quindi per sintetizzare, deve occuparsi di almeno quattro filoni d’intervento:
1) mobilità (moderazione del traffico, piste e corsie ciclabili, marciapiedi e sensi unici, segnaletica);
2) sosta;
3) intermodalità;
4) servizi (bike sharing, velostazioni, parcheggi custoditi, infopoint, cartografia, marchiatura antifurto, educazione stradale e cultura della sicurezza, pubblicazioni, mobility management, ecc.).
«Occorre però cambiare una mentalità», è stato detto da chi amministra. Ciò potrebbe avvenire se ci fossero le condizioni idonee per una propensione all’uso della bicicletta e le associazioni sono ben disposte a collaborare in questo senso. L’unità d’Italia è alle porte?
Giuseppina Serafino
WeWrite, anno I, n. 6, giugno 2010





