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Dal Giappone una lezione di ecologia

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Naoshima: Giappone, una lezione di ecologiaIl paese delle contraddizioni – Più del 60 per cento del territorio è coperto di montagne verdissime e di contro gran parte della pianura  è occupata da centri urbani fittissimamente abitati. Società ipercapitalistica e consumistica con tassi di cementificazione assai elevati da un lato, “cultura del legno” e quindi profondamente legata ai cicli naturali dall'altro. Anche questo è il Giappone contemporaneo. “Paese di contraddizioni” si direbbe con una frase fatta che rispecchia la nostra visione europacentrica del mondo, più probabilmente un mondo altro, che non significa assolutamente giusto e condivisibile.

L’afflato e le pratiche ecologiche che da qualche anno a questa parte hanno preso piede nel Paese del Sol Levante sono investite dagli stessi dualismi, nonostante ciò una brevissima  panoramica per vedere come il paradigma ecologico si stia declinando ultimamente nell’arcipelago giapponese potrebbe essere utile anche alla nostra società. Sempre tenendo ben presente che una vera e propria ecologia non può non distaccarsi da una messa in discussione radicale del sistema capitalistico e che dovrebbe essere intesa nel modo più ampio possibile.

Dalle piccole cose Alcune pratiche “ecologiche” si possono rintracciare fin dal basso, dall'attenzione cioè per le piccole cose e i piccoli gesti. Un esempio in questo senso è la tendenza a sostituire i bastoncini di legno usa e getta, impiegati di solito nei vari ristoranti, con un paio “personalizzati” da portare sempre con sé. Oppure l'impegno nelle scuole giapponesi (criticabilissime per altri motivi) all'insegnamento di una cultura del senso civico, della responsabilizzazione a livello sociale e non ultimo del riciclo e dell'eliminazione degli sprechi.

In molte scuole elementari, infatti, con buona pace dei genitori che magari vorrebbero godersi un po' di riposo, una volta ogni due mesi la domenica mattina all'alba avviene una speciale raccolta differenziata.

Le famiglie, con in prima fila i bambini, portano giornali, riviste e quant’altro in un punto di raccolta di solito all'interno del giardino scolastico. Il materiale viene diviso e portato successivamente negli impianti di riciclo, il denaro ricavato da questa raccolta è consegnato alla scuola che lo impiega acquistando solitamente materiale didattico o altre necessità. Più che l'atto pratico in sé, ciò che è qui importante è il gesto, che funziona prima di tutto come insegnamento civico ed ecologico per i bambini che vi partecipano. Pratiche nate anche dalle esigenze e da ripensamenti che la crisi economica ha fatto sbocciare investono anche i grandi centri urbani con attività che non ti aspetti. Così a Tokyo, nella zona residenziale di Setagaya, esiste un fruttivendolo che fa girare i suoi “garzoni” col carretto, vendendo la verdura e la frutta che lui stesso coltiva. Un antico sistema di vendita che va in questo modo ad aiutare anche la popolazione anziana, in Giappone come in Italia costantemente in aumento, impossibilitata a muoversi.

L'isola dell’arte Spostandoci dal locale al globale, ci piacerebbe finire questo breve excursus con un esempio di architettura ecologica/organica. Naoshima è una piccola isola situata nel Mare Interno di Seto nel Giappone meridionale. Qui artisti e architetti hanno pensato di far confluire insieme l’arte contemporanea e la ristrutturazione di antiche abitazioni, per lo più quelle di pescatori. É nata così “un'isola dell’arte” votata non solo alla conservazione dell’ambiente e delle tradizioni, ma soprattutto alla creazione di un bilanciamento fra le due, che trovi come ideale ago della bilancia l’esperienza estetica.


Matteo Boscarol

WeWrite, anno I, n. 10, novembre 2010