La band milanese decennale, per anni portavoce della scena emo-core, sceglie con il suo ultimo disco, S F O R T U N A, una nuova strada: il cantato in italiano – nuovo album dei Fine Before You Came (FBYC) non solo è disponibile in vinile con l'etichetta Triste, in cd con La tempesta e in musicassetta con Ammagar (inutile dirvi quanto questa sia una chicca imperdibile), ma soprattutto è totalmente scaricabile dal sito www.finebeforeyoucame.com, su cui i FBYC raccolgono tutta la loro vita a cinque. Freno subito le malelingue: l'operazione non ha alcun fine commerciale o propagandistico, il disco vuole soltanto essere a portata di mano, offrire un buon prodotto senza venderlo a scatola chiusa.
Un ascolto di nicchia – Famosi nella scena che tutti chiamano alternativa/underground (e che io preferisco definire di nicchia) non sono un gruppo per tutti, per poterli amare e ascoltare infatti si deve saper apprezzare la brutalità viscerale con cui fanno emergere i sentimenti. Non parlo di quelli assoluti che hanno fatto la fortuna di Baglioni, ma di quelli più materiali e tangibili, quelli che compongono la vita quotidiana fatta di frasi che non si vogliono dire, di consapevolezza e inconsapevolezza nelle dicotomie di coppia («ho addobbato un albero perché volevi un natale») , dell'ossessione della mancanza , dei ricordi sofferti che si celano sotto la routine («quella canzone che ascoltavamo andando al mare non la ascolto più«), delle incomprensioni, di tutto il vissuto, sentimentale e non, che si ripercuote costantemente sulla vita di un individuo.

La memoria involontaria – La voce che si squarcia slabbrata in mille pezzi, il basso e le chitarre che avvolgono e ipnotizzano, la batteria che riproduce il battito naturale serrato della corsa, ecco cosa troviamo alla base dei loro sette pezzi incalzanti a cui l'orecchio subito si presta. Per la prima volta nelle loro liriche scelgono di riappropriarsi della lingua italiana, permettendo ai testi di risultare diretti per ciò che sono: un piano sequenza sul nostro vissuto quotidiano ricco di parole chiave che liberano la memoria involontaria, portando in pasto alla nostra mente tutto il taciuto che ci fa male. Se cercate l'allegria, scordatevela, quelli di S FO R T U N A sono ricordi di un passato bello che inizia a scrostarsi, come un vecchio muro che ha bisogno di intonaco.
Uno dei migliori dischi dell'anno – Ogni loro concerto finisce con Vixi, l'ultima canzone dell'album, una successione di sudore e urla che trasforma il pubblico in una mandria impazzita che sembra pronta da un momento all'altro a fagocitarli. In questo brano i FBYC maledicono la sfortuna, ma al tempo stesso la annullano, riconoscendola per quello che è: il susseguirsi consequenziale delle cose, farcito abbondantemente da distrazione e caso. È l'uomo ancora una volta che per nascondere il proprio viso conferisce ai propri fallimenti un altro nome: «ho chiamato i miei insuccessi sfortuna«. S FO R T U N A è uno dei migliori 50 dischi italiani dell'anno, e non sono l'unica a dirlo (www.blowupmagazine.com), che questo album sia uno schiaffo inaspettato, beh, questo sono l'unica a dirlo.
Martina Ravasio
WeWrite, anno I, n. 4, aprile 2010





