WeWrite

La rivista che ti ascolta

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.

    Cookie Policy

    Leggi ulteriori informazioni sulla e-Privacy Directive

Home Recensioni Musica Night is the New Day: il nuovo album dei Katatonia

Night is the New Day: il nuovo album dei Katatonia

E-mail Stampa PDF
(4 voti, media 5.00 di 5)

Dopo lo sconvolgente apice rivelatorio raggiunto con The Great Cold Distance (2006), i Katatonia di Jonas Renkse e Anders Nyström hanno fatto aspettare per ben tre anni la loro mossa successiva: quel nuovo, gelido graffio che il loro pubblico aveva già, quasi da subito, cominciato a desiderare e a cercare. Ma un'attesa del genere è pienamente accettabile, se in gioco c'è nientemeno che l'ottava opera di una band reduce da un conclamato e indiscusso capolavoro.

Non solo: è anche condivisibile, visto e considerato che per chiunque sarebbe assai arduo intraprendere un percorso di ulteriore rinnovamento dopo quella che da tutti è stata interpretata come una realizzazione insuperabile, l'approdo a una maturità non solo estetica e artistica, ma anche di espressione in musica di ciò che è personale ed umano.

Un seducente e familiare alito di vento nordico – Svedesi, ex death metallers tra i più violenti e privi di compromessi, i cinque si sono fatti da qualche anno a questa parte depositari di un sound totalmente loro: sempre tagliente e a tratti crudo, ma senza i crismi (e gli eccessi) del genere succitato; perciò quadrato, calcolato in ogni minimo battito, cinico, e molto più mesto che rabbioso. E le medesime timbriche sono state consapevolmente conservate in questo Night is the New Day; tuttavia, proprio in nome del bisogno del gruppo di sapersi reinventare con costanza, adesso risultano allo stesso tempo contaminate dal flusso interno di vene molto diverse: l'elettronica più asettica, il folk e l'acustica, il prog derivato dai maestri Porcupine Tree. La miscela che ne consegue è un seducente e familiare alito di vento nordico, che già da parecchio accarezzava le anime degli ascoltatori appassionati dei Katatonia, e che nonostante questo, stavolta, è permeato da un misterioso e inedito calore, conferito probabilmente dal fermento creativo e dalla abnorme tavolozza di idee dalla quale i nostri hanno attinto.

Tra algidi inni e sfoghi disperati – Le danze si aprono con Forsaker, la traccia che forse più direttamente si rifà a The Great Cold Distance: struggente e intensa con la sua elegante strofa e con un assolo centrale che frantuma il cuore, non può in alcun modo deludere e inaugura l'album nel migliore dei modi. Un inizio che può ingannare, certo, facendo sospettare all'ascoltatore di trovarsi in una mera appendice del disco predecessore, ma che viene subito smentito. Infatti gli episodi, da qui in poi, si susseguono con spiazzante varietà, senza tuttavia inficiare la fluidità del viaggio: si hanno così algidi inni (come The Longest Year o Onward into Battle), sfoghi disperati (è il caso, per esempio, di Liberation e Day and then the Shade) o sperimentazioni digitali e paranoiche (The Promise of Deceit e Departer, quest'ultima con il guest vocalist Kristen Linder). Senza dimenticare, per nessuna ragione, il passaggio obbligato per la ballata Idle blood, innegabile perla dell'album (il cui citazionismo agli epigoni e amici Opeth, che ha fatto gridare molti al plagio, è in realtà, a mio avviso, un gradevole tributo).

L’ibridazione e la ricerca sono gli unici punti deboli – Sfortunatamente, ad alcuni brani tocca l'infausto destino di essere messi in ombra e soffocati dalla bellezza sfolgorante di altri, rimanendo così nell'anonimato; un anonimato che non sarebbe stato ammissibile in The Great Cold Distance, un exemplum maximum di perfezione concettuale, prima ancora che musicale, proprio per il suo disarmante equilibrio, la sua linearità. Ecco quindi, per via deduttiva, l'unica pecca di questo full-lenght: l'ibridazione e la ricerca che prendono talvolta il sopravvento sulla compattezza, sull'efficacia del messaggio. Laddove dovrebbe esserci null'altro se non i rassicuranti marchi di fabbrica dei Katatonia, si scoprono invece soluzioni insolite che finiscono per disorientare, non sempre positivamente, l'orecchio e lo spirito già storditi e provati dalla desolazione che ogni singola canzone trasuda.

Il nuovo giorno è una notte infinita – Ad ogni modo, è praticamente impossibile (e a conti fatti impensabile) bocciare Night is the New Day, e negare ai suoi autori l'ormai consueto plauso per la classe che riconfermano di avere. La loro ottava fatica non sarà magari "meravigliosamente agghiacciante" come The Great Cold Distance (rispetto al quale si colloca un gradino più in basso), ma questo non muta di una virgola tutto il suo immenso valore, sia come opera sé che vista in ordine diacronico, dopo una sfilza di altri successi. Se per i Katatonia il nuovo giorno degli uomini dovrà essere una notte infinita, così inesorabilmente sarà.

Jacopo La Posta


WeWrite, anno I, n. 1, gennaio 2010