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Home Tecnologia L’era post-web

L’era post-web

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Applicazioni per smartphone“Il Web è morto. Lunga vita a Internet”. Questa l’epigrafe con cui Wired, prestigiosa rivista americana dedicata al mondo di internet e delle nuove tecnologie, lancia una provocazione che non poteva certo passare inosservata. Il controverso articolo del direttore Chris Anderson e dell’editorialista Michael Wolff ha scatenato sul web una pioggia di reazioni contrastanti, che aprono la strada a una serie di considerazioni sui nuovi scenari mediatici che si vanno delineando.

Browser contro app – Basandosi sull’analisi condotta dall’azienda Cisco, Wired osserva come l’evoluzione dei media digitali abbia portato a un boom di “app” per smartphone e tablet, bypassando la navigazione tradizionale via browser (programmi che servono a visualizzare pagine html come Internet Explorer, Firefox, ecc.) definita come caotica, dispersiva e addirittura anarchica. La diffusione di smartphone e tablet, con le loro applicazioni ritagliate “su misura”, rende più scorrevole e veloce la lettura dei testi e la visualizzazione di video, lasciando così spazio a una fruizione dei contenuti più intuitiva, ordinata e che meglio si adatta alle abitudini quotidiane. Il mondo delle app, però, è un mondo chiuso: vengono infatti scaricate dopo una registrazione, spesso sono a pagamento e c’è chi ne controlla i varchi di accesso: il download dei contenuti di iTunes per iPhone, iPad e iPod touch è controllato da Apple, e l’onnipresente Facebook è una piattaforma chiusa e supervisionata dall’alto.

Evoluzione mediatica – Stiamo assistendo a un’evoluzione tecnologica di proporzioni mai viste, che sta provocando stravolgimenti significativi sui mezzi di comunicazione, sia per quando riguarda i media tradizionali (stampa, televisione, radio, cinema), sia per quelli considerati complementari (telefono, computer e internet). Nell’era di internet, i media digitali si adattano a modelli di fruizione sempre più veloce e di semplice utilizzo.

Secondo Anderson: «Ti svegli e controlli la posta sull’iPad, con un’applicazione. Mentre fai colazione ti fai un giro su Facebook, su Twitter e sul New York Times, e sono altre tre applicazioni. Mentre vai in ufficio, ascolti un podcast dal tuo smartphone. Un’altra applicazione. Al lavoro, leggi i feed RSS e parli con i tuoi contatti su Skype. Altre applicazioni. Alla fine della giornata, quando sei di nuovo a casa, ascolti musica su Pandora, giochi con la Xbox, guardi un film in streaming su Netflix. Hai passato l’intera giornata su internet, ma non sul web. E non sei il solo».

Effetti collaterali della tecnologia – È da sottolineare come i cambiamenti in atto nel panorama comunicativo abbiano inciso profondamente su abitudini e comportamenti umani. Alcuni membri di facoltà del Beloit College, nel Wisconsin, come ogni anno – in vista dell’incontro tra docenti e  matricole – hanno redatto un prontuario ricco di informazioni utili per la comunicazione intergenerazionale. I dati che emergono evidenziano un gap generazionale smisurato. Ad esempio, i giovani al primo anno di college non hanno idea di cosa sia una pellicola fotografica. Sempre meno ragazzi utilizzano gli orologi da polso: al loro posto preferiscono il cellulare. L’idea di non sapere chi sta telefonando è inconcepibile: l’anonimo «pronto» alla risposta è quasi del tutto scomparso. Usano raramente l’e-mail e preferiscono comunicare attraverso i social network, instant messaging o sms, che hanno tempi di risposta più immediati.

Verso nuovi scenari
– L’evoluzione mediatica, come abbiamo visto, miete delle vittime. E quando c’è un morto – o presunto tale – c’è sempre dietro un assassino. Chi avrebbe ucciso il web? La risposta è semplice, i colpevoli sono due: da un lato la pigrizia degli utenti, che scelgono applicazioni a pagamento “a portata di dito”, in cambio di servizi più efficienti e veloci, e dall’altro la spinta degli imprenditori, che preferiscono un modello chiuso, da cui è più facile trarre profitti. Stiamo entrando nell’era post-web, in cui il baricentro della navigazione si sposta dalle Rete alle singole applicazioni; diventano protagoniste le piattaforme alternative ai computer: oltre agli smartphone, i tablet come l’iPad e gli e-book reader come Kindle. Cambiano gli scenari mediatici e cambiano le nostre abitudini. Certo è che, a giudicare dalle reazioni scatenatesi dopo l’articolo di Wired, il web non è (ancora) morto.

Sara Sirtori

WeWrite, anno I, n. 8, settembre 2010