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Home Tecnologia Petrolio, motore e veleno del mondo

Petrolio, motore e veleno del mondo

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Petroliere che si incagliano, raffinerie che saltano in aria, una piattaforma spazzata via dalla tempesta, i pozzi di petrolio vengono dati alle fiamme. Calchiamo la mano: più di cento disastri petroliferi che si susseguono in poco tempo ai quattro angoli del mondo.
Potrebbe sembrare la classica trama di un film dagli scenari apocalittici. Invece è pura realtà.
Tutto è già accaduto, anzi è accaduto poco fa. Basta Per rendersene conto basta soffermarsi su questo dato, facilmente elaborabile dopo ricerche su internet: e cioè che considerando le fasi di estrazione, trasporto e raffinazione il nostro pianeta ha visto consumarsi circa 120 disastri petroliferi negli ultimi 43 anni. Cosa sono 43 anni rispetto all’età del corpo celeste che ci ospita? Un batter di ciglia. Come dire, il peggio può ancora avvenire.

La più grande catastrofe ecologica Un sesto degli incidenti è avvenuto sul territorio USA come l’ultimo in ordine di tempo, datato 20 aprile 2010: l’esplosione della piattaforma Deep Water Horizon che trivellava in un giacimento nel sottosuolo marino del Golfo del Messico, 75 chilometri al largo delle coste della Louisiana.

Le statistiche dicono che dal 1967 ad oggi si sono verificati mediamente 2,5 incidenti l’anno.

Alcuni si sono rivelati vere e proprie catastrofi per gli ecosistemi di volta in volta coinvolti. E gli esperti, per rimanere in tema, già collocano il disastro della Deep Water Horizon nella top ten delle catastrofi ecologiche causate dalla fuoriuscita di idrocarburi, dove primeggia per quantità di greggio dispersa nell’ambiente il disastro dei pozzi dati alle fiamme nella guerra del Golfo Persico del 1991. E come una hit di successo l’incidente nel Golfo del Messico potrebbe scalare posizioni in classifica, perché il giacimento marino ha sputato continuamente petrolio in mare a distanza di un mese e più dall’esplosione della piattaforma. In attesa del computo definitivo (e se vogliamo stucchevole) dei danni (che sono già ingentissimi), ci si pone ancora una volta davanti all’interrogativo se sia opportuno continuare nella politica dell’idrocarburo-dipendenza. E se non sia arrivato invece il momento di dare una reale sterzata verso fonti energetiche meno devastanti per l’ambiente.

La corsa all’oro nero Basta un secondo per comprendere che senza il petrolio il mondo di oggi si fermerebbe anche se, va detto, in rerum natura le alternative a esso non mancano.

Dopo il processo di estrazione il greggio viene raffinato attraverso la distillazione e poi trasformato in prodotti che includono benzina, asfalto, bitumi, cherosene, benzene, paraffina, cere. Questo solo spiega in modo limpido perché le lobby mondiali del petrolio, detentrici del potere assoluto, non sarebbero favorevoli, per usare un eufemismo, a mandare in pensione l’oro nero o quanto meno a limitarne sensibilmente l’uso.

E la pensione questo combustibile fossile se la meriterebbe pure dato che accompagna da millenni la storia di noi esseri umani: i popoli dell'antichità conoscevano giacimenti di petrolio superficiali che utilizzavano per produrre medicinali e bitume o per alimentare le lampade; per non parlare degli usi bellici che se ne fecero: nell'Iliade Omero narra di un fuoco perenne lanciato contro le navi greche; il fuoco greco dei bizantini, invece, era un’arma preparata con petrolio e una miscela di olio, zolfo, resina e salnitro che non poteva essere spenta dall'acqua e veniva cosparsa sulle frecce o lanciata verso le navi nemiche per incendiarle. Ed era conosciuto anche nell'antico Medio Oriente come ha riportato Marco Polo ne Il Milione.

Le energie alternative Per quanto si continui a discutere sul tempo a disposizione prima che il petrolio si esaurisca (secondo uno studio inglese, supponendo di continuarne l'estrazione al ritmo attuale e senza tenere conto della continua crescita della domanda mondiale e della scoperta di nuovi giacimenti, il petrolio disponibile sarebbe sufficiente per circa 40 anni a partire dal 2000), non è ancora dato sapere quando l’umanità passerà a una diversa fonte energetica. Di sicuro il passaggio ci sarà, potrà essere più o meno traumatico ma ci sarà. L’importante sarà arrivarci prima di aver irrimediabilmente mandato a rotoli l’intero equilibrio del pianeta. Perché come in medicina, un farmaco può trasformarsi in veleno mortale se non lo si assume nelle giuste dosi.

Edoardo Pisano

WeWrite, anno I, n. 6, giugno 2010