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Home Sport La partita multimediale: l’ultimo “stadio” del calcio moderno

La partita multimediale: l’ultimo “stadio” del calcio moderno

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Calcio - ritorno alle originiInutile negare l’evidenza: in Italia si vive per il calcio. Uno sport che oggi sfocia ben oltre i suoi confini e che rischia di entrare in crisi, pur con tutti i crediti illimitati di cui esso gode. In particolare, l’attaccamento attorno all’evento calcistico è quasi diventato morboso. Fino trent’anni fa non era così: le varie società lucravano esclusivamente sugli incassi al botteghino, oppure dagli sponsor (dal 1981). Il tifoso, invece, viveva la “liturgia” della “domenica nel pallone”: andava allo stadio o ascoltava alla radio la voce dei telecronisti di Tutto il calcio minuto per minuto. Poi si rivedeva le sintesi in tv con 90° minuto o La domenica sportiva.

Solo alcune partite delle competizioni europee per club e quelle della Nazionale venivano messe in onda. Verso la fine degli anni Ottanta sono sorte trasmissioni sportive nelle tv locali, frutto di un tentativo di trasposizione sullo schermo del formato della fortunata trasmissione radiofonica. A Telelombardia è nata, per esempio, Qui Studio a Voi Stadio, che va ancora in onda con grandi ascolti. Oggi lo scenario è mutato in maniera imbarazzante. L’offerta calcistica si può ormai definire “multimediale”: pay tv, “campionati-spezzatino”, digitale terrestre, partite visibili su internet e sul telefono mobile. L’appassionato, pensando di trovarsi in paradiso, si trova di fronte a una vasta possibilità di scelta, ma rimane giocoforza incastrato in questi “tentacoli”.

Le tappe della rivoluzione Sembra tutto accaduto così in fretta, una transizione tra vecchio e nuovo calcio che sa di rivoluzione. Ogni anno il tifoso viene messo di fronte a novità. Storicamente è stato così, almeno dal 1993, anno in cui sono subentrate le pay tv, che iniettano nel circuito una quantità di denaro esagerata, smantellando la “liturgia”.

Ritorno alle origini? – Attualmente il sistema dei diritti televisivi è a forte rischio implosione. Negli ultimi anni le singole società sono “ricattate” dalle pay tv e guadagnano sempre meno mediante questo business. E i debiti aumentano. Questo circolo vizioso non potrà andare avanti per molto e i maggiori organi del calcio internazionale se ne sono accorti. Infatti la Uefa auspica che entro pochi anni sia obbligatorio per le squadre avere i bilanci in pareggio all’inizio di ogni stagione. Pena l’esclusione dai rispettivi campionati. Non è escluso che in un futuro prossimo si possano studiare altre strategie che andrebbero a slegarsi sempre più dal mondo degli affari. È forse un modo per tornare alle origini? Difficile stabilirlo, ma per salvare il calcio occorre riportarlo a una dimensione più sportiva.

Mauro Blasi

WeWrite, anno I, n. 8, settembre 2010