Dunque, ci siamo. Magari con un po' di ritardo nella “tabella di marcio” e con quel pizzico di originalità casereccia che caratterizza il made in Italy, ma ci siamo. Chiaro: si tratta di un primo step e ci sarà tempo di perfezionare l'idea e replicarla su scala industriale, magari ottimizzandola per scenari disparati e rendendola appetibile anche per i clienti più esigenti. E qualcuno obbietterà che qualcosa di simile s'era vista già all'estero (per la precisione nella tradizionalista Inghilterra dove però, in quanto a stravaganza, i sudditi di Sua Maestà non sono secondi a nessuno, of course) con i tifosi dipinti su un muro e gli spettatori gonfiabili – non di botte, quelli sono una prerogativa tutta italica... – contestando l'originalità della trovata del presidente della Triestina, Stefano Fantinel. Un punto di non-ritorno è stato però segnato, forse nella porta sbagliata, e il Grande Arbitro Televisivo ha convalidato. Quindi, mesdames e messieurs, abbonati e non, un bell'applauso per il Tifo Senza Tifosi! O i Tifosi Senza Tifo: è la modernità, baby.
Tagliare, tagliare, tagliare – Che ci crediate o no, commentando la trovata del patròn della società alabardata, che per il match interno del 4 settembre col Pescara ha fatto rivestire un intero settore dello stadio Nereo Rocco con un telone su cui erano dipinti degli spettatori finti, persino il presidente della Lega di Serie B si è lasciato sfuggire una dichiarazione di questo tenore: «Il pubblico virtuale sugli spalti? Una soluzione esteticamente piacevole e originale. Potrebbe essere riproposta».
Chi ha visto le immagini dello stadio triestino avrà pensato in un primo momento a uno scherzo, poi a un fotomontaggio, uno di quei fake che oramai circolano su Facebook in maniera virale tra gli utenti.
Niente di tutto ciò: la scelta di Fantinel di mettere i teloni è stata dettata, a suo dire, dalla necessità di tagliare i costi di gestione delle curve e, nel caso particolare, di un settore dello stadio triestino che rimaneva solitamente vuoto. Ma siccome in tv (alla quale il calcio ha venduto l'anima e forse qualcosa di più) uno stadio vuoto non è bello da inquadrare, perché non garantire un miglior colpo d'occhio alle telecamere? Infondo, che colpa ne hanno i poveri broadcaster se nel match delle ore 12 (una delle poderose novità imposte, pardon, introdotte nella nuova stagione) allo stadio non ci va nessuno? C'è crisi. E allora tagliare è la parola d'ordine: una volta si tagliavano i consumi. Oggi i posti di lavoro. Domani toccherà ai tifosi.
Fermo così… fatto! – Per la cronaca, le sagome dipinte sui teloni posti sulle gradinate del Nereo Rocco hanno assistito allo scialbo 1-0 con cui i padroni di casa hanno liquidato il Pescara senza lamentarsi eccessivamente del livello di gioco espresso ma, a onor del vero, senza neppure eccedere in intemperanze o contestando i beniamini per il risicato successo. O almeno era quello che si percepiva dai volti oblunghi e stesi alla buona: prevalenza di tratti caucasici, mediterranei, anche se le loro espressioni parevano più che altro quelle degli esaminatori di X-Factor dopo 3 ore di provini; ma tant'è. In tv apparivano all'incirca come il pubblico bidimensionale di tanti giochi di calcio e l'effetto era davvero straniante. Bisogna però darne atto a Fantinel: si evitava quello sgradevole effetto “a macchia di leopardo” tipico degli impianti vuoti. E, in un sol colpo, le figurine catatoniche degli spettatori debellano pure il problema della violenza negli stadi e delle sgradevoli contestazioni di turno per una campagna-acquisti in tono minore. Geniale Fantinel: una ne fa, cento ne risolve.
Cartoni (animati) – C'è chi ha definito la nostra epoca quella della “modernità liquida”. Semmai, questa a noi pare l'era del cartone e dei suoi derivati: dopo i presunti scudetti di cartone e gli onnipresenti cartoni (pubblicitari) animati dei calciatori, mancava solo il pubblico in cartonato. Qualcuno scuoterà la testa di fronte a questa deriva ma non lasciatevi ingannare: tutto normale, tutto perfettamente logico. In un universo dove domina la finzione e lo stesso gioco del calcio sta diventando virtuale e tutto sembra rivestito da una sgradevole patina “plasticosa”, il pubblico finto è pienamente coerente con l'andazzo generale. Fateci caso: l'espediente non era volto a far credere che ci fossero davvero degli spettatori sulle gradinate. Era tutto vistosamente ed ostentatamente grossolano: nessuna volontà di nascondere l'artificio, di mascherare il trucco. Quasi a dire: da ora in avanti così è, se vi pare. In passato, qualcuno era ricorso a degli altoparlanti nello stadio per simulare i cori dei supporter e negli stessi Mondiali disputati di recente in Sudafrica anche il suono delle famigerate vuvuzelas in alcuni casi era un tappeto sonoro pre-registrato ad arte. La claque dipinta (non pagante, non pagata tra l'altro) di tifosi che restano fissi col loro sorriso stampato di approvazione fa quasi tenerezza a confronto. E certo, in uno stadio semi-vuoto, magari avranno fatto pure compagnia dietro la porta al n.1 pescarese Pinna: vuoi vedere che è questa la cosiddetta “Solitudine dei numeri primi”?
Specchio del paese – Piccola postilla. Si dice spesso che in Italia il calcio è la cartina di tornasole di ciò che accade in altri campi. A volte detta i cambiamenti che si verificheranno nella società; altre si limita semplicemente a imitarli, amplificandoli con la sua cassa di risonanza mediatica. Il tanto vituperato mondo del calcio, sempre sotto i riflettori ma anche sotto accusa – quasi fosse il comparto del Paese più corrotto e in crisi – una volta tanto si è semplicemente limitato a rispecchiare quella che è una linea di tendenza più generale. Diciamola tutta: ha copiato l'idea. Quanto sono più innocue le figure umane dipinte sui teloni rispetto alle tante sagome che oramai popolano salotti televisivi, profili on line su social network, manifestazioni populiste di piazza e perfino i banchi di Montecitorio. Figurine pure quelle, spalmate alla bell'e meglio su divani, photo-book e scranni parlamentari. Noi avremmo voluto stenderci sopra un telo pietoso: peccato ci abbiano già pensato.
Raffaele G. Flore
WeWrite, anno I, n. 9, ottobre 2010





