WeWrite

La rivista che ti ascolta

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.

    Cookie Policy

    Leggi ulteriori informazioni sulla e-Privacy Directive

Home Recensioni Cinema Tutti i santi giorni - Recensione del film

Tutti i santi giorni - Recensione del film

E-mail Stampa PDF
(1 voto, media 5.00 di 5)

Tutti i santi giorni - Locandina del filmFa parte della tradizione del cinema nostrano raccontare storie di straordinaria quotidianità e Tutti i santi giorni, già dal titolo, non può promettere nulla di diverso. L’ultima opera di Paolo Virzì racconta infatti la storia di due eccentrici trentenni che sembrano incarnare il detto “in amore gli opposti si attraggono”. Infatti tanto Guido è timido, riservato e coltissimo quanto Antonia è irrequieta, permalosa e ignorante.


Lui lavora come portiere di notte ed è appassionato di agiografie al punto che il titolo del film deriva proprio dalla sua abitudine di svegliare la compagna portandole la colazione a letto ed accennandole la storia del Santo che si festeggia quel giorno.

Antonia invece è impiegata in un autonoleggio ma la sua vera passione è la musica, non a caso Virzì ha scelto per interpretare questo ruolo ─  e per la colonna sonora ─ Federica Victoria Caiozzo in arte Thony, cantautrice siciliana con già alle spalle un disco.

Come ha dichiarato lo stesso regista: «Tutti i santi giorni parla di una giovane coppia che, nonostante la volgarità del mondo intorno, si ama di un amore purissimo».

Dopo sei anni di relazione, questo sentimento apparentemente indistruttibile viene però messo a dura prova dal desiderio di avere dei figli, che a causa delle difficoltà diventa un pensiero fisso, quasi ossessivo.

Nel tentativo di mettere su famiglia, i due giovani si trovano a provare varie strade, confrontandosi con ambienti e persone radicalmente diversi. Nessun percorso però ha successo e questo provoca una degenerazione della coppia.

Lentamente emergono infatti i lati più oscuri e vulnerabili di entrambi i personaggi, al punto che Antonia decide improvvisamente di andarsene senza voler dare alcuna spiegazione.

Ma nell’intento di Virzì, questo film vuole essere una fiaba contemporanea, perciò non poteva mancare il lieto fine, che porta i due a ritrovarsi anche se in delle vesti decisamente insolite o quanto meno fino ad allora inattese.

I punti di forza di Tutti i santi giorni sono la delicatezza con cui il regista ci fa conoscere i due protagonisti e la colonna sonora che magistralmente completa questo ritratto con una grande intimità.

Delia Peccetti

WeWrite, anno III, n.11, novembre 2012