Ogni estate, andando via, lascia, quasi come fosse una naturale scia del suo passare, i classici buoni propositi per la nuova stagione, molto simili a quelli che ci si propone, altrettanto comunemente, alla fine dell'anno solare. Ma questa estate ha scantonato, è uscita dal luogo comune della stagione spensierata e ridanciana che rappresenta nell'immaginario sociale odierno ed è invece stata l'estate livida e truce della crisi. Questa crisi che ha tolto il sorriso dal viso dei bambini, ha svuotato le navi, gli aerei, i treni e perfino le automobili dai vacanzieri, ha depauperato ulteriormente le tasche di tutti, anzi, di quasi tutti; insomma un'estate nera, scura come i volti televisivi che ne parlavano, tutti, ma proprio tutti, mesti e tristi a piangere lacrime mediatiche per la situazione del Paese che versa in una condizione, a quanto pare, mai così grave.
Anche i ricchi piangono – Perfino i volti sempre sorridenti della TV, dai politici agli imprenditori, dalle starlette ai giornalisti, non sembrano più l'immagine pubblicitaria che sponsorizza un paese florido e felice, no, ora anche i loro pimpanti volti sono diventati corrucciati e trasudanti tensione e preoccupazione. Ma come, fanno la bella vita, sono benestanti o quanto meno agiati e trasmettono infelicità? Qualcosa che va male allora davvero c'è, sarà il caso di preoccuparsi sul serio se anche loro non spacciano più la gioia e la spensieratezza come fossero cosmetici. In effetti i soldi sono sempre meno, il tempo libero, se così si può ancora chiamare senza essere blasfemi, scarseggia ancor di più e la vita scivola via tra un respiro e l'altro lungi dall'essere vissuta realmente.
Staccare la spina – Le tanto anelate ferie si sono trasformate, da valvola di sfogo quale erano un tempo, a stress inverecondo dell'organizzazione e del calcolo. Dove andare, come, quando, con chi e soprattutto con quanto. Un vero e proprio lavoro nella loro pianificazione e un compito di ragioneria nel loro svolgimento; questo per tutti: famiglie, coppie, single. Una volta in vacanza si vorrebbe non pensare più a niente, isolarsi in aura di rilassatezza e godersi se stessi e chi o cosa si vuole. Non è più così. Per staccare la spina occorrerebbe prendere spunto dal film Matrix prendendo in seria considerazione l'ipotesi che siamo tutti delle pile atte ad alimentare un sistema che ci vede comparse e mai protagonisti, sfrutta il nostro tempo e la nostra energia restituendoci in cambio soldi che non pagano mai la nostra spesa.
Fuori dal mondo per entrare in se stessi – Molto spesso le cose sono così semplici, così facili, così evidenti da risultare praticamente impossibili o addirittura invisibili. Si può vivere diversamente, si può andare fuori tempo se il ritmo non è il nostro, si può stonare se la canzone non fa per noi. Si può. Certo, probabilmente a ballare o cantare da soli, fuori dal corpo e dal coro, inizialmente non sarà facile abituarsi alla propria andatura e alla propria voce, successivamente si potrebbe iniziare ad apprezzare la propria espressività e imparare ad affiancarla alle altre senza per forza amalgamarla od omologarla. Si può. Il rischio solitudine però è dietro l'angolo, questo spauracchio la cui nequizia è insita più nella sua immagine che nella sua fattualità; correre questo pericolo è un azzardo, certo, ma lo è anche temere ciò che non si conosce, quindi sarebbe il caso almeno di provare. Cercare un modo per avvicinarsi a se stessi e armonizzarsi con la propria vita molcendone le asperità e acuminandone le mollezze. Quale? Non lo so, ma mai lasciare ai posteri l'ardua sentenza.
Sandro Galanti
WeWrite, anno II, n. 8, settembre 2011





