Graham Hill, designer di successo, combatte in maniera fantasiosa il consumismo e la conseguente tendenza allo shopping compulsivo. Parte da un assunto molto semplice: le cose che possiedi alla fine ti possiedono. La riflessione del designer non arriva alle estreme conseguenze ritratte dallo scrittore Chuck Palahniuk in Fight Club, ma tenta di indicare un altro modo di vivere. Hill propone di ridurre lo spazio vivibile, sacrificare i beni superflui senza rinunciare all’essenzialità. L’operazione è semplice: meno spazio disponibile porta ad accumulare un numero minore di cose e, di conseguenza, a risparmiare.
Questa filosofia di vita è più di una semplice speculazione, il progetto life edited, patrocinato dallo stesso Hill, dà la possibilità ai giovani designer di mettere le proprie menti e il proprio talento al servizio dello sviluppo di una società meno materialista. Mobili a scomparsa e convertibili sono la chiave di volta, la morigeratezza diventa cool, perché nel campo del design è soprattutto l’occhio a volere la sua parte. Lo stesso Hill ha progettato a New York il proprio appartamento, e studio, all'interno di un monolocale grande appena 32 mq.
L'equazione non guarda solo alla componente umana, ma anche a quella ambientale che risente della produzione di una massa di rifiuti sempre crescente.
Rinunciare alla sottile schiavitù delle necessità indotte, create soprattutto dalle industrie e dalla pubblicità, non è semplice, è un istinto che va contro tutto ciò che la società capitalista ha insegnato e coltivato, ma è il primo passo per tornare a una forma di vita più sana e sostenibile. Prima di comprare bisognerebbe riflettere, come suggerisce Hill, su un punto fondamentale: possedere un altro oggetto è davvero fonte di felicità o è un'ulteriore catena di questa perversa schiavitù?
Monica Guerrasio
WeWrite, anno II, n. 9, ottobre 2011





