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Home Cultura Il tempo dell’architettura illusionista: la media architecture

Il tempo dell’architettura illusionista: la media architecture

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La media architectureUn’architettura liquida, in cui i palazzi diventano gigantesche opere di videoarte: è la nuova frontiera della comunicazione. Una tendenza globale che va da Miami Beach alla Nuova Zelanda ed è giunta fino a Milano. Si chiama media architecture, ed è ciò che accade quando l’architettura e lo spazio urbano incontrano i media digitali, dando vita alle media-facciate interattive.

Tra tecnologia e creativitàComunicazione, arte, pubblicità, diverranno sempre più parte dell’iconografia dell’arredo urbano. I recenti sviluppi della tecnologia tramite architetture a led e la diffusione dell’interattività, offrono l’opportunità di creare strutture di pregio architettonico, funzionalità e praticità d’uso installate in contesti urbani. Il risultato? Sorprendenti quadri virtuali, vere e proprie opere di architettura illusionista. Qualcuno le chiama urban screen, qualcun altro architectural mapping o display surfaces. Sfumature diverse, ma il senso è lo stesso: ampliare la trama architettonica degli edifici attraverso effetti tridimensionali e giochi illusionistici. Le media-facciate hanno anche un occhio di riguardo per l’ambiente: rispettano pienamente le norme relative al consumo energetico e all’inquinamento luminoso. Inoltre tale tecnologia permette una perfetta gestione di aria, luce e trasparenza nei confronti dei locali abitati all’interno degli edifici in cui sia installata.

Luci e ombre a Miami –  A Miami Beach, in occasione del Super Bowl, lo studio Kip ha ideato una fantasmagorica videoinstallazione che ha trasformato la facciata art déco dell’Edison Hotel di Miami Beach in uno spettacolo tridimensionale, culminato in una scena di tromp l’oeil in cui la facciata sembrava aprirsi divisa in tanti pannelli per mostrare le scene che avvenivano all’interno. Nel frattempo messaggi via sms e via twitter comparivano ciclicamente sulla facciata, a testimoniare il gradimento della folla e l’attesa per i risultati del match. Significativa e spettacolare, dunque, la partecipazione del pubblico coinvolto nell’evento.

La Night Light di Auckland – In Nuova Zelanda, sull’Auckland Ferry Building, lo studio americano YesYesNo ha proiettato spettacolari giochi di luce con cui il pubblico poteva interagire. Sulle note di Under My Skin di Gin Wigmore, questa installazione ha dato vita a uno spettacolo di luci e colori, proiettando immagini e giochi virtuali. Durante le Night Lights sono previste tre diverse tipologie di interazione con il pubblico, che diventa attore principale dell’animazione. Il movimento del corpo sul palco, il movimento della mano sul tavolo luminoso e i movimenti dei cellulari che disegnano onde luminose come un pennello su una tela da disegno. Per il pubblico diventa occasione di creatività e divertimento.

Milano città all’avanguardia–  La facciata nord del Palazzo dell’Arengario di Milano, attualmente Museo del Novecento, si è rivelata come la location italiana più idonea a ospitare la prima installazione di queste nuove performance visuali. La durata temporanea dei lavori del cantiere e l’esigenza profilatasi negli ultimi anni, di un recupero di Piazza Duomo nella sua natura di “luogo pubblico”, centro di aggregazione, incontro e confronto, si sono accordate in modo significativo con le caratteristiche della media-facciata, flessibile sotto il profilo dell’adattabilità logistica ed estremamente funzionale nel suo potenziale comunicativo.  In questo senso, lo schermo diventa un’estensione dello spazio urbano, in cui informazione, cultura e interazione ludica possono trovare espressione. In occasione di Expo 2015, la media-facciata inoltre offre a cittadini e ai visitatori l’immagine di una città moderna, europea e all’avanguardia nel campo della comunicazione.

Un’emozione irripetibile – «È un ambito ancora da esplorare» spiega Claudio Sinatti, artista multimediale impegnato in grandi progetti tra cui la sfilata di C’N’C, in piazza Duomo a Milano. «È emozionante sapere che stai assistendo a qualcosa che succede solo in quel posto e in quel momento e che mai potrà essere replicata altrove nello stesso modo».

Il potere della comunicazione visiva – La medializzazione del contesto urbano è uno degli scenari del prossimo futuro. Con la diffusione delle media-facciate cambia il concetto di luce: non è più un elemento secondario, ma oggetto di design capace di modificare le nostre percezioni. Un susseguirsi di chiaroscuro, luci e ombre che raccontano gli stati d'animo e aprono la strada a nuovi scenari comunicativi: benvenuti nella Conceptual Age.

Sara Sirtori

WeWrite, anno III, n.10, ottobre 2012