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Trasferirsi a Londra - esperienze e testimonianze

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Trasferirsi a Londra - esperienzeDa anni si parla di un interessante fenomeno che, col trascorrere del tempo, ha acquisito proporzioni sempre maggiori; si tratta de la fuga dei cervelli che, con il progressivo degenerare della situazione economica e lavorativa italiana, è diventata quasi una scelta obbligata.
Essere un giovane laureato nel Belpaese non è semplice, gli studenti lasciano un sistema universitario che offre una preparazione teorica di prim'ordine, ma non altrettanto soddisfacente dal punto di vista pratico.

Di fronte a uno scenario di questo tipo, non è inusuale che i giovani laureati decidano di lasciare il paese natio e vagliare altre possibilità all'estero: sempre più comune è la scelta di concludere il percorso di studi in un paese europeo o negli Stati Uniti, in modo da ambientarsi nella nuova realtà con la protezione dell'ambiente universitario; altro costume in voga è quello di tentare la strada di un master o un dottorato internazionali come  conclusione del percorso accademico.

I giovani che si affacciano in Europa puntano soprattutto alla Germania e alla Gran Bretagna, quest'ultima in special modo fa gola a molti italiani, laureati e non, che sperano di trovare nel Regno Unito una situazione economica più florida. Londra è un mito, una sorta di oasi felice dove le cose, in un modo o nell'altro sembrano funzionare. Le leggende si basano sempre su un fondo di verità ma, andando a grattare via la patina dorata, si scopre una realtà diversa da quella che popola l'immaginario collettivo.

Dopo aver intervistato diversi tipi di persone, sia per età, istruzione e provenienza, è emerso un interessante ritratto di Londra: la capitale non è più la Terra Promessa di dieci anni fa; la crisi è andata a intaccare l'economia britannica che, nonostante la perenne e fiera indipendenza dalle economie americana ed europea, non è riuscita ad ammortizzare il contraccolpo della crisi mondiale.

Qual è, allora, il fattore X che attira gli stranieri a Londra da tutto il mondo?

Fabio, ventisettenne di Roma, è arrivato bella capitale britannica nell'agosto del 2009; dopo la laurea in Scienze Umanistiche presso l'università La Sapienza e un periodo di tirocinio, seguito da un'assunzione all'ADN Kronos, ha deciso di trasferirsi nella capitale inglese per un master in International Journalism alla City University of London, uno dei più importanti nomi per chi aspira a fare giornalismo di un certo tipo e livello. Fabio sostiene che vi è una diversa percezione della possibilità, il sistema britannico poggia su un welfare state più sviluppato e attento rispetto a quello italiano.

A insistere sullo stesso punto interviene anche Roberto, venticinquenne di Castelli Romani, chef per passione, si è trasferito a Londra per concludere gli studi con un master in Economia Internazionale e la voglia di vivere una nuova esperienza. Quello che attira della cultura britannica, è la consapevolezza che la struttura, le regole e il senso civico permetteranno al Paese di risollevarsi. Entrambi sono dell'idea di protrarre il loro soggiorno londinese quanto più possibile ed evitare, almeno da un punto di vista professionale, il rientro in Italia. Sebbene Londra non sia più la città in cui le offerte di lavoro, superano il numero dei lavoratori, offre un mercato che permette, considerati i tempi, una notevole mobilità. I due romani sono riusciti a trovare un impiego presso il Borough Market in capo a una settimana, sul finire della seconda entrambi lavoravano nell'ambiente. Bisogna avere un'attitudine tenace e spudorata, avvisa Roberto, e martellare il mercato con costanza in modo da crearsi diverse possibilità.

Anne, 27enne di Berlino, ha un'opinione diversa della vita e della cultura inglese. Si è trovata a vivere a Londra in un due momenti diversi della sua vita, all'inizio ha fatto un'esperienza come ragazza alla pari presso due diverse famiglie inglesi per un anno; dopo ventiquattro mesi di permanenza ha deciso di ritornare in Germania dove, per due anni, si è formata nel settore turistico presso un hotel. A venticinque anni fa ritorno nel Regno Unito ed è fissa a Londra dal 2009. A differenza di molti, Anne manifesta il desiderio di ritornare a casa, Londra non esercita sulla giovane tedesca il rinomato appeal. In Germania, con quello che guadagna, potrebbe permettersi un bilocale con il fidanzato invece di una stanza in un appartamento condiviso in una delle zone periferiche delle città il centro, infatti, è inaccessibile.

Ritorniamo al discorso che non è tutto oro quel che luccica, bisogna prestare attenzione all'ampio numero di possibilità perché sono un'arma a doppio taglio: da un lato rappresentano la speranza di una prima indipendenza economica, dall'altro possono diventare motivo di distrazione. Bisogna venire a Londra con un progetto e mettere, tutte le proprie energie, al servizio dello scopo, senza un obbiettivo chiaro, è fin troppo probabile rimanere invischiati in lavori temporanei e precari che si protraggono per qualche mese, per poi terminare con un ritorno al paese natale, o prolungarsi per anni finchè non diventa la quotidianità.

Esempio di tale attitudine è Alena, 35 anni originaria della Slovacchia; si è trasferita a Londra nel 2007, per concedersi una pausa dopo la conclusione degli studi. La sua “vacanza” dura da cinque anni. Dopo che un'amica le ha presentato il manager del pub dove lavorava, Alena ha cominciato a lavorare nel locale, punto di riferimento del quartiere, ha intessuto relazioni sociali, convive da tre anni e mezzo con il fidanzato e, quando non lavora part time al pub, è impegnata in una delle filiali di Carphone Warehouse. Nonostante una laurea e la qualifica come insegnate per bambini con difficoltà d'apprendimento, non ha deciso di continuare i propri studi nel Regno Unito, spaventata dall'ostacolo rappresentato dall'inglese scritto.

Scegliere di partire e ricominciare da zero in un altro Paese sembra una decisione coraggiosa e temeraria ma, in questi tempi difficili, capita sempre più spesso che i giovani vengano mossi dalla forza della disperazione che inibiti dalle paure, ma se la decisione è stata presa, bisogna affrontare il periodo di transizione nel migliore dei modi.

Non si deve sottovalutare il potere delle informazioni che si trovano su internet: non potranno chiarire tutti i dubbi ma blog e siti specialistici possono dare delle dritte interessanti.

Cominciare la ricerca di una casa e di un lavoro prima di partire, può portare a ridurre i tempi quando si è giunti nella nuova città, inoltre è un ottimo metodo per  farsi una prima idea sul rapporto stipendio/costo della vita.

Il miglior metodo per imparare una lingua è praticarla senza sosta ma avere i riferimenti per un'interazione di tipo basic è una marcia in più sia da un punto di vista sociale che lavorativo.

Se si hanno contatti bisogna sfruttarli senza remore, persone che vivono stabilmente nel luogo prescelto sono un'inesauribile fonte di informazioni e opportunità che possono aprire porte altrimenti sconosciute.

A chiunque decida di partire: in bocca al lupo per la nuova esperienza; a chi decide di restare: tanta ammirazione per il coraggio.

Monica Guerrasio

WeWrite, anno III, n. 5, maggio 2012