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Home Società Lavoro Professioni delle donne: quando la discriminazione è al contrario

Professioni delle donne: quando la discriminazione è al contrario

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Donne al lavoroQuando si parla di discriminazione nel mondo del lavoro si è soliti pensare che sia un problema esclusivamente femminile. Un recente articolo pubblicato su der Spiegel ha invece messo in luce come ancora oggi alcune professioni vengano di fatto riservate alle donne.



L’articolo si basa su dati ufficiali pubblicati dal Statistische Bundesamt, che riportano come negli ultimi vent’anni non sia aumentata la percentuale di uomini che svolgono lavori in settori legati alla cura, alla cosmetica e all’educazione. Il rapporto tra le presenze maschili e femminili in questi ambiti indica chiaramente come certi stereotipi nel 2011 godano ancora di ottima salute. Per ogni uomo occupato ci sono infatti nove donne.

Questo fenomeno può essere facilmente ricondotto alla rappresentazione tradizionale dei ruoli che sembra resistere e tramandarsi ancora nel nuovo millennio. Tuttavia non mancano i pionieri che provano a sfidare il primato femminile in certe professioni. L’articolo presenta e raccoglie le testimonianze di alcuni di loro.

Il caso più particolare è senza dubbio quello del Tagesvater, una sorta di tata che ogni giorno prende in cura fino a quattro bambini. Già dal corso di formazione si è trovato a essere l’unico uomo e a combattere con uno dei più radicati pregiudizi. Tuttavia questo non lo ha affatto scoraggiato ma, anzi, oggi ritiene che occuparsi dei bambini sia il più bel lavoro del mondo.

L’esperienza del segretario è invece la più interessante, poiché rivela molteplici implicazioni di tipo psico-sociale. La discriminazione in questo ambito è evidente già dagli annunci di lavoro che spesso si rivolgono esclusivamente a donne. Non solo. Nell’immaginario collettivo i compiti di chi ricopre questo ruolo sono rimasti la dattilografia, l’accoglienza e il preparare il caffè, mentre negli anni la professione si è notevolmente evoluta. Oltre a queste ragioni prettamente sociali, l’intervistato ritiene che la principale ragione del predominio femminile in questo mestiere sia legato a un fattore psicologico, per cui gli uomini non sono inclini a lavorare in seconda linea, ritenendolo poco virile. Secondo la sua opinione questo atteggiamento potrà cambiare solo se in futuro ci saranno maggiori donne ai vertici delle aziende. 

L’assistente medico pone invece l’accento sull’aspetto contrattualistico, ritenendo che i datori di lavoro si sentano più forti se hanno a che fare con sole donne. Questo sarebbe riconducibile all’immagine stereotipata ma ancora molto diffusa per cui sia l’uomo il vero sostenitore del reddito familiare. La presenza di uomini tra i dipendenti contribuirebbe quindi al rafforzamento della loro posizione e alla difesa dei loro diritti.

Infine c’è chi ritiene che essere l’unico uomo in un settore possa di fatto rappresentare un vantaggio. Così racconta un ex operario metalmeccanico che dopo quindici anni di onorato servizio in fabbrica si è iscritto a una scuola di estetica. Con grande successo ha ottenuto la qualifica e si è messo in proprio, aprendo un salone. Per lui l’essere uno dei pochissimi uomini che opera in questo settore rappresenta una sorta di pubblicità automatica,  quasi involontaria, che gli consente di restare impresso alla propria clientela.

Delia Peccetti

WeWrite, anno II, n. 10, novembre 2011